Genova 13 ottobre – “Storia del PSI e storia di Genova:1942-1994” Enrico Baiardo e Marco Peschiera a “Le radici e le ali”.

ERGA EDIZIONI

Martedì 13 ottobre alle 17.30 a GENOVA

presso la sede delle Radici e le Ali in via dei Giustiniani 12/4

presentazione di

I SOCIALISTI E GENOVA
Storia di un partito e di una città: 1942-1994

di Enrico Baiardo e Marco Peschiera

 

Il libro sarà discusso con gli autori da Roberto Speciale e Giuseppe Pericu

Obbligo di mascherina e distanziamento sociale
A causa dell’emergenza sanitaria in corso
il numero di posti a disposizione in sala sarà limitato.
Si prega di dare conferma di partecipazione all’Associazione
tel. 010 2091270 –  mail.  leradicieleali@centroineuropa.it

Questo libro ripercorre mezzo secolo di storia del partito socialista a Genova dalla guerra di liberazione fino allo scioglimento avvenuto poco dopo le celebrazioni del centenario del 1992 . La vicenda locale è ricostruita sulla base di numerose fonti bibliografiche-documentali e di un esame minuzioso dei quotidiani. Il racconto si intreccia con la storia del Psi nazionale, del quale è bene in dettaglio le svolte politiche da Pietro Nenni a Bettino Craxi.
Ma in parallelo con le vicende del partito si sviluppa un terzo racconto nel suo insieme inedito, mezzo secolo di storia di Genova: la ricostruzione post-bellica e le trasformazioni della città, la sua situazione economica e sociale, le attività delle amministrazioni comunali delle quali i socialisti sono stati protagonisti per quasi tutto il periodo considerato, esprimendo tra l’altro due storici sindaci come Vannuccio Faralli e Fulvio Cerofolini.
Tra le altre figure più rappresentative Gaetano Barbareschi, che fu fino al 1963 il leader indiscusso della federazione genovese, e naturalmente Sandro Pertini , che ha accompagnato la storia del Psi dagli anni Venti fino a Quirinale e che fu semper eletto a Genova, come numero 1 delle liste socialiste, all’Assemblea Costituente poi in Parlamento per ben dieci legislature .

L’opera amplia un lavoro di ricerca che ha riguardato i partiti genovesi, con volumi pubblicati da Erga sul Partito Comunista e sulla Democrazia Cristiana.

 


Enrico Baiardo ha fatto parte dei dirigenti di enti culturali ed è stato eletto in istituzioni pubbliche. Tra i volumi pubblicati i più recenti sono Socialismo in movimento (2013); Dentro il mondo, oltre il tempo. Lettura dei Quattro quartetti di TS Eliot (2015); Lanterna rossa con Marco Peschiera (2018) e nello stesso anno ha curato La Democrazia cristiana a Genova .

Marco Peschiera , giornalista dal 1980 al 2015 presso le testate L’Unità, Il Lavoro e poi per trent’anni Il Secolo XIX , si è occupato in modo particolare di politica interna. Nel 2017 ha pubblicatoUn racconto elettorale, il voto e la politica dal 1946 a oggi a Genova e in Liguria e nel 2018, con Enrico Baiardo, Lanterna Rossa, i comunisti a Genova, 1943-1991.


Qui di seguito uno stralcio dell’Introduzione, “Tre storie in una”
Questo libro completo un lavoro di ricerca che ha già portato alla pubblicazione di un’opera sul Pci e una sulla Dc a Genova. Tratta la storia del partito socialista, dunque la storia di un grande partito popolare in una delle città più importanti d’Italia. Il periodo studiato è quello tra la guerra di liberazione e lo snodo del 1992 che segna la fine di quel partito centenario e della lunga epoca politica definita come Prima Repubblica.

Fin dal lavoro preparatorio – la ricerca e la selezione delle fonti e dei documenti – le vicende nazionali e quelle locali dei socialisti si sono intrecciate con un terzo racconto parallelo e nel suo insieme inedito: ripercorrendo la storia del Psi, più ancora che degli altri partiti , si ricostruisce mezzo secolo di storia politica, economica e sociale di Genova.Infatti, con la sola eccezione del periodo centrista (1951-1960) i socialisti sono stati al potere a Genova per quasi quarant’anni e nelle più diverse stagioni politiche: a fianco del Pci con il sindaco della Liberazione e della ricostruzione, Vannuccio Faralli; nel primo centrosinistra in alleanza con la Dc dopo la svolta del 1960; dal 1975 e per dieci anni con le salvate di sinistra e un altro storico sindaco, Fulvio Cerofolini; ancora, tra il 1985 e il 1990, il Psi ha amministrato la città con il pentapartito mentre nella fase finale è tornato a un’alleanza di sinistra. Inoltre, dal 1970 in poi, è sempre stato al governo della Regione Liguria mentre dal 1967, a parte qualche interregno “tecnico”, ha avuto la presidenza del Consorzio del Porto.

A questi dati di fatto si aggiunge la straordinaria disponibilità di informazioni offerte da due fonti come l’Avanti !, organo della direzione nazionale del partito, e Il lavoro, che è appartenuto per decenni alla federazione provinciale socialista. Sfogliati pagina per pagina (la raccolta completa dell’Avanti! È tra l’altro disponibile online), sono stati il ​​centro documentale di questo studio per ricostruire la formazione ei percorsi dei gruppi dirigenti, ricavare notizie sulle strutture organizzative, ripercorrere le vicissitudini e le decisioni dei congressi e delle più importanti assemblee di partito, genovesi e nazionali.Ma, insieme ad altri quotidiani e periodici e attraverso fonti e documentazioni istituzionali, sono stati la guida per rileggere e riassumere le trasformazioni della città e le attività delle amministrazioni locali.

Naturalmente sono numerosissime le fonti bibliografiche consultare all’interno della sterminata produzione di studi sul Psi e sulla politica del secondo dopoguerra.Ma rileggere la storia anche attraverso i giornali (al netto di pos10 I sociali sti e Genova sibili approssimazioni, banalizzazioni o errori in cui può incorrere l’informazione quotidiana) consente un nostro avviso di osservare gli eventi da una prospettiva diversa, di cogliere nel “ giorno per giorno ”l’evoluzione di fenomeni politici che, inquadrati con il teleobiettivo a distanza di tanti anni, altrimenti risultano schiacciati e compressi.

Due esempi per chiarire. Il primo riguarda il caso Moro: si dà per acquisito che Craxi ei socialisti si schierarono contro la linea della fermezza, e invece un favore di una trattativa con i terroristi delle Brigate rosse per tentare di salvare il prigioniero.Questo è vero, ma è altrettanto vero che le posizioni del Psi nei 55 giorni del 1978 mutarono in maniera significativa fino a risultare capovolte in poche settimane nella forma, nel linguaggio e nella strategia politica: da un’iniziale convinta adesione alla “fermezza” il 16 marzo, giorno del sequestro, uno spostamento prudente tra il 29 marzo e il 2 aprile, giorni in cui arrivarono le prime lettere di Moro dalla prigione, fino alla linea della trattativa dichiarata apertamente da Craxi dopo gli oscuri eventi del 18 aprile. Un altro esempio di cronache che diventano storia riguarda Genova:durante la campagna elettorale regionale del 1970 Fulvio Cerofolini rilasciò un’intervista nella quale attaccava pesantemente quelli che chiamano “polli di batteria”, socialisti venuti dal nulla e arrivati ​​ai vertici e al potere senza avere alcun legame con le lotte operaie, con le tradizioni e le radici del partito. Non fece nomi: l’invettiva poteva all’epoca essere soltanto interpretata tra le righe. Però negli archivi dei giornali si ritrova un’altra intervista di tredici anni dopo, 1983, in cui Cerofolini ribadiva identici progetti con le stesse parole: “polli di batteria”. Quella volta fece anche nome e cognome: chi avrà la pazienza di seguire il racconto scoprirà di chi parlava.

Questa storia inizia dalla metà della Seconda Guerra mondiale.Descrive la rinascita del partito dopo vent’anni di clandestinità. Fornisce una dimensione della presenza socialista nella lotta di liberazione, che non fu massiccia sul piano militare per motivi che abbiamo cercato di individuare ma che ebbe un peso politico rilevante nei rapporti con gli altri partiti e con i principali esponenti nazionali dell’antifascismo. Prosegue con la caduta dell’ipotesi di unificazione con il Pci (progetto mai amato e mai sostenuto dalla federazione di Genova, la più “autonomista” d’Italia) e la vittoria repubblicana al referendum istituzionale. Le tappe successive sono: la scissione socialdemocratica di Saragat; il Fronte popolare e la sconfitta del 1948;l’incontro di Pralognan tra Nenni e Saragat e la svolta del 1956 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria; la partecipazione ai governi di centrosinistra (con la nuova scissione, questa volta a sinistra, del Psiup) sino alla fallita riunificazione Psi-Psdi e all’esaurimento della formula nei primi anni Settanta, tra gli incubi delle trame golpiste e il terrorismo nero 11 e poi rosso; la presa di potere di Craxi; il Psi nei governi degli Ottanta. Infine, la caduta del Muro di Berlino, le inchieste della magistratura, la dissoluzione del partito e della Prima Repubblica.

Il filo si interrompe proprio a Genova nel 1992, anno del centenario del partito. Per quanto riguarda la storia di Genova nel dopoguerra il terreno di ricerca era inesplorato.Meglio: esistono molti studi su temi e momenti specifici, mancava però una narrazione complessiva. Sono scarse le conoscenze sulle fonti Faralli, Tarello e Adamoli degli anni 1945–1951. È carente anche l’analisi delle amministrazioni guidate da Vittorio Pertusio nel decennio Cinquanta, finora raccontate in modo parziale e spesso esageratamente encomiastico, mentre si è sempre sorvolato sul fatto che per ben cinque anni le figlio centriste di Genova sono state sostenute dai voti dei neofascisti e che proprio in quel periodo è dato il via libera alle devastazioni del centro cittadino e al sacco edilizio delle colline (peraltro poi ripreso in epoche successive).

Al di là della consolidata contrapposizione fascismo / antifascismo, destra / sinistra, una rilettura di quegli eventi attraverso le pubblicazioni dell’epoca ci ha portato a valutare la vicenda anche da un altro punto di vista: in quei giorni e nelle settimane successive si consumò a Genova uno scontro neanche troppo sotterraneo tra i Psi ei comunisti, alleati nella protesta di piazza ma nettamente divisi sulle prospettive politiche.Dei Sessanta e dei primi Settanta si è scritto in modo dettagliato facendo emergere le difficoltà delle difficoltà di Augusto Pedullà e le convulsioni dell’ultimo centrosinistra guidato da Giancarlo Piombino, nello scenario caratterizzato dalle lotte a difesa dei posti di lavoro, dalla protesta studentesca, dalla riscossa operaia nell’Autunno caldo e dal vento delle riforme e dei diritti civili.

Su quel decennio esistono ricerche importanti che ci hanno consentito di focalizzare i momenti più significativi delle nuove guide da Cerofolini nel difficile passaggio tra la fine dell’epoca industriale e l’avvio di un nuovo modello di città che all’epoca poteva solo procedere per tentativi .Senza tralasciare il fatto che per i primi cinque anni di quell’esperienza Genova è stata non la capitale, bensì uno dei bersagli principali del terrorismo brigatista. Anche a Genova il Psi è sempre stato un partito litigioso e diviso nelle correnti, fenomeno che però non ha impedito per un lungo periodo la formazione di gruppi dirigenti e di amministratori capaci. Tuttavia, nell’ultima epoca, il dibattito interno scoloriva nell’unanimismo e nella fedeltà cieca mentre Craxi mutava i simboli, la ragione sociale e la struttura del partito.Il progressivo scadimento del confronto politico e l’incancrenirsi di gruppi di potere locali e personali innescò proprio a Genova i primi scandali e le prime inchieste (l’introduzione 12 I sociali sti e Genova caso Macchiavelli, poi il ben più grave caso Teardo) che anticiparono gli eventi dei primi anni Novanta. Ma prima ancora delle questioni giudiziarie, fu l’incapacità di sciogliere i nodi politici (fenomeno comune anche al Pci e alla Dc) a provocare la dissoluzione del partito e poi la diaspora che trascinò non pochi socialisti nelle file berlusconiane e in alleanze di destra che distruggevano l’identità ideale e politica del Psi.

Oltre ai due grandi leader di questa vicenda politica, Pietro Nenni e Bettino Craxi, nel libro sono una presenza costante due figure.La prima, Gaetano Barbareschi, è un po ‘dimenticata. Ma si tratta dell’uomo che ha diretto e governato la federazione genovese per un ventennio fino al 1963, anno della morte, esercitando una grandissima influenza anche sulla politica nazionale: lo si può tranquillamente definire come un padre del centrosinistra storico che proprio a Genova ebbe il battesimo nel 1960.

L’altra figura accompagna tutta la storia: Sandro Pertini, rifondatore del partito dopo il ventennio fascista, comandante politico e militare della Resistenza, direttore del lavoro per vent’anni, parlamentare eletto a Genova per ben otto legislature, presidente della Camera e poi della Repubblica: mai uomo di potere, sempre uomo di grandi passioni e fino all’ultimo combattente solitario ma non sconfitto.Lo abbiamo definito un cavallo bizzarro, però un vero purosangue.

Pertini morì nel 1990 e non vide scomparire il suo partito né “socialismo” Il socialismo del Novecento è una storia ormai conclusa e irripetibile, tuttavia quella parola è oggi visionariamente evocata da una robusta minoranza perfino nel luogo più impensato, gli Stati Uniti d’America . Piace pensare che la storia non finisce mai, e che a volte possa ricominciare sotto nuove forme.


27 maggio 1945. Visita di Nenni alla federazione socialista genovese.
Da sinistra Venturini, Poggi, Barbareschi, Faralli, Queirolo, Murialdi, De
Franceschi, Monicelli. Seduti Nenni e Romita


21 settembre 1952. Corteo in via XX Settembre: da sinistra Targetti,
Malagugini, Luzzatto, Pertini, Nenni, Morandi, Lizzadri


1957. Pietro Nenni con accanto un giovanissimo Bettino Craxi,
destinato a diventare segretario nel 1976

I SOCIALISTI E GENOVA
di Enrico Baiardo Marco Peschiera
Erga Edizioni, Genova – 20 Euro – 560 pagine illustrato in b / n 

15 x 21 cm –  
ISBN: 978-88-3298-194-0

Erga edizioni – Mura delle Chiappe 37/2 – 16136 Genova Tel. 010 8328441
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