Ci sentiamo vicine. Poesia di Bianca Fasano

 

 

 

 

ACCADEMIA DEI PARMENIDEI
     UFFICIO STAMPA

Ci sentiamo vicine.   di Bianca Fasano

Sì, ci sentiamo vicine

noi, donne più libere

a voi, donne Afgane.

Nella storia di donna,

di ogni donna,

c’è la venere di Willendorf,

di quei tempi in cui

femmina

era simbolo di nascita

e salute.

Finché l’uomo ha capito

di essere padre

e che da lui proveniva la prole.

Ha imparato,

nel tempo,

anche ad amare,

quell’esserino fragile e impotente

che però lo distingueva

tra la sua gente

per il potere della fecondità.

Per ogni donna un uomo

e nove mesi di attesa.

Per un uomo,

volendo,

cento donne

e tanti figli nati

tutti suoi.

Ecco perché,

da venere,

da divinità,

siamo cadute

e divenute schiave.

La risalita non è stata vana,

però neanche la sappiamo uguale.

Ci fu un Uomo,

che ci provò

a salvare

dai sassi la reietta,

eppure,

in Afganistan ancora muore

lapidata dall’odio

e dal rancore,

la donna di Gesù.

Non c’è virtù che salvi

il femminino.

Muore d’odio anche oggi

e di vendetta,

di gelosia,

di rabbia,

di passione

che l’uomo chiama amore

e, invece,

è solamente fame di possesso.

Ancora donna/oggetto,

temuta e corteggiata,

ella ritrova posto

in una civiltà di compromesso

e sempre un po’ osteggiata.

In alcune civiltà

viene evirata

perché non goda d’uomo.

In altre per aborto

selezionata,

perché non nasca al mondo.

Noi, d’Europa,

viviamo certo meglio l’avventura,

ma nel mondo globale,

per tante e tante donne è ancora,

ben viva la paura.

Pensieri Afgani.

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