Paralimpiadi, per l’Italia due medaglie nell’handbike e una nel tennistavolo.

di Mirko Gabriele Narducci

Luca Mazzone vince l’argento nella prova in linea categoria H1-H2 e Katia Aere il bronzo nella categoria H5 di paraciclismo. La coppia Brunelli-Rossi è terza nel tennistavolo femminile.

TOKYO – Arrivano un argento e due bronzi per gli italiani impegnati nell’ottava giornata delle Paralimpiadi di Tokyo 2020, dopo il bottino di medaglie di Rio superato ieriLuca Mazzone è medaglia d’argento nella prova in linea categoria H1-H2 di handbike. Al Fuji International Speedway, l’azzurro ha chiuso con un tempo di 31:23.79 portandosi a casa la seconda medaglia di questi Giochi dopo l’altro argento nella crono H2: per il 50enne di Terlizzi è il settimo podio paralimpico tra paraciclismo (3 medaglie a Rio nel 2016) e nuoto (2 a Sydney 2000). Per l’Italia si tratta della medaglia numero 44, la prima di oggi.

MAZZONE: “CONTENTO PER IL SECONDO ARGENTO, MA PENSO GIÀ A DOMANI”

Subito dopo la gara, l’azzurro ha espresso la sua felicità per il secondo posto: “Sono contento. La gara era dura e non l’ho capita perché ero convinto che avremmo ripreso il francese (Florian Jouanny, medaglia d’oro, ndr) in salita e, invece, è andato fortissimo. Ho battuto lo spagnolo (Sergio Garrote Muñoz, medaglia di bronzo, ndr), quello che tre mesi fa ha dimostrato di essere il più forte ai Mondiali, mentre il francese proprio non me l’aspettavo perché gli avevamo dato tre minuti in Portogallo. Comunque sto pensando già a domani, le medaglie che sono arrivate le mettiamo in valigia. A questo punto, dovremo stare attenti alla Francia”, ha spiegato Mazzone.

LA SCHEDA DELLA STELLA AZZURRA MAZZONE

Luca Mazzone, che ha conquistato la sua seconda medaglia d’argento ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020 nella prova in linea categoria H1-H2 di handbike dopo quella che si è messo al collo nella crono H2 di ciclismo, è nato a Terlizzi (Bari) il 3 maggio del 1971 e gareggia per il Circolo Canottieri Aniene. Tra gli atleti di punta del paralimpismo italiano, ha esordito in Nazionale nel 2000 nel nuoto e nel 2011 nel ciclismo, partecipando ai Giochi nel 2000, 2004, 2008 e 2016 e portando a casa prima di questa edizione anche due argenti nel nuoto a Sydney e due ori e un argento a Rio nel ciclismo. In questa disciplina vanta anche 16 medaglie d’oro e 3 d’argento nei Campionati mondiali dal 2013 a oggi.

“Lo sport mi ha dato non solo tante soddisfazioni dal punto di vista agonistico, ma soprattutto mi ha fatto crescere come uomo”. Mazzone è uno di quelli che hanno fatto e continuano a fare grande il movimento paralimpico italiano. Un passato glorioso nel nuoto, oggi è uno dei pilastri della Nazionale di paraciclismo: “Dopo le Paralimpiadi di Pechino mi sono fermato per tre anni. Per riacquistare la forma fisica e perdere un po’ di peso mi sono avvicinato all’handbike“. Tanti gli idoli sportivi, da Claudio Gentile e Giuseppe Bergomi nel calcio, a Pietro Mennea nell’atletica o ancora Luca Pancalli, i cui tempi nel nuoto rappresentavano uno stimolo per lui. Se non avesse fatto l’atleta avrebbe insegnato educazione fisica. Al dopo carriera non ci pensa: “È un trucco mentale per rimanere giovani”. Nella sua playlist non può mancare ‘Running free’ degli Iron Maiden. Per lui “resilienza vuol dire prendere ogni giorno tutte le difficoltà che il destino ti mette davanti e affrontarle come si affronta un avversario, con la consapevolezza delle proprie potenzialità”.

KATIA AERE TERZA NELL’HANDBIKE FEMMINILE

Katia Aere è medaglia di bronzo nella prova in linea della categoria H5 di handbike femminile ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Aere, 50 anni compiuti il 28 agosto e festeggiati in Giappone insieme alla squadra, si è piazzata terza nella gara al Fuji International Speedway: l’oro è andato all’americana Oksana Masters, l’argento alla cinese Sun Bianbian. Katia Aere è nata a Spilimbergo (Pordenone) il 28 agosto 1971 e ha compiuto 50 anni proprio pochi giorni fa durante la Paralimpiade giapponese. Tesserata per l’Anmil Sport Italia, è alla sua prima partecipazione assoluta ai Giochi e ha esordito in Nazionale quest’anno, ma vanta già due bronzi (crono e su strada) ottenuti lo scorso giugno ai Campionati mondiali di Cascais. “Lo sport mi ha dato la possibilità di inventarmi una nuova vita: ho toccato il fondo ma sono riuscita a risalire alla grande e a riacquistare una parte di normalità”.

AERE E LA LEZIONE DI ALEX ZANARDI

Katia si avvicina all’handbike grazie ad Alex Zanardi, che vede vincere alle Paralimpiadi di Londra del 2012: “Era difficile non innamorarsi di questa meravigliosa disciplina”. Alex, racconta Katia Aere, le insegna che “non bisogna fermarsi a quello che non si ha più ma bisogna ricostruire una vita sfruttando tutto quello che ci è rimasto”. Fondamentale, nel percorso sportivo, quello che lei definisce “il contorno: la famiglia, i propri cari, i propri affetti, gli amici e, non ultimo, il coach, che capisce di te prima ancora che di se stesso”.
Katia ha le idee precise su come sarà la sua vita una volta tolti i panni di atleta: “Vorrei rimanere nel mondo sportivo e sostenere chi, come me, in un momento della propria vita ha avuto la necessità di appoggiarsi a qualcuno o qualcosa di importante come lo sport”. Un brano simbolo per la sua playlist? “Niente paura, di Ligabue”. Resilienza per lei vuol dire non mollare mai e crederci sempre, ma non solo: “Significa anche andare oltre”.

ROSSI-BRUNELLI BRONZO NEL TENNISTAVOLO FEMMINILE

L’Italia è medaglia di bronzo nel femminile a squadre di tennistavolo classi 1-3 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Il team formato da Giada Rossi e Michela Brunelli ha raggiunto la semifinale del torneo, arrendendosi solo all’ultimo game nel match contro la Cina al Tokyo Metropolitan Gymnasium, terminato 2-1. Una coppia affiatata quella composta dalle due azzurre, che già nel 2017 avevano conquistato la medaglia d’oro ai Campionati mondiali di Bratislava.

MICHELA BRUNELLI, LA PONGISTA VETERANA

Michela Brunelli è nata a Bussolengo (Verona) il 5 luglio del 1974 ed è tesserata per il Brunetti Castel Goffredo. Esordio in Nazionale nel 1997, la pongista veneta è alla sua quarta partecipazione a una Paralimpiade dopo Pechino, Londra e Rio: nel suo palmares la medaglia di oggi va ad affiancarsi all’argento vinto ai Giochi cinesi del 2008, sempre in squadra. Così come in team sono arrivate le medaglie ai Campionati mondiali: prima del titolo iridato arrivato a Bratislava nel 2017 in coppia proprio con Giada Rossi, Brunelli ha conquistato insieme alle sue compagne anche due argenti (a Parigi nel 1998 e a Gwangju nel 2010) e un bronzo (a Montreaux nel 2006).

Lo sport per me rappresenta la vita, perché dopo l’incidente mi ha permesso di ripartire“. Michela è una delle veterane del tennistavolo paralimpico italiano. “Del mio sport amo l’integrazione e il confronto con l’avversario. Le sconfitte sono sempre dure da mandare giù ma poi bisogna saper ricominciare alla grande”. Quando smetterà con il tennistavolo si dedicherà alla famiglia: “È qualcosa che spesso ho trascurato”. Tanti i momenti belli della sua lunga carriera, su tutti la medaglia ottenuta sul palcoscenico più prestigioso: “L’argento vinto a Pechino nel 2008. La prima medaglia è sempre la più emozionante”. Il bronzo adesso lo dedica ai genitori, che non ci sono più, “e al mio compagno, che mi sta accanto con grande pazienza”. Dopo i Giochi vorrebbe andare in vacanza: “Mi piacerebbe visitare Los Angeles”.

IL TALENTO PURISSIMO DI GIADA ROSSI

Giada Rossi è nata a San Vito al Tagliamento (Pordenone) il 24 agosto del 1994 e gareggia per la Onlus ‘Lo Sport è Vita – Imola’. Alla sua seconda partecipazione ai Giochi dopo Rio 2016, dove aveva portato a casa una medaglia di bronzo nell’individuale e un quarto posto in squadra, può vantare in bacheca anche un titolo mondiale conquistato in team con Michela Brunelli a Bratislava nel 2017 e un bronzo individuale al World Championship di Celje nel 2018.

Rossi è uno dei talenti più cristallini del tennistavolo paralimpico italiano. Si avvicina a questo sport grazie a Marinella Ambrosio, insegnante e allora presidente del Cip del Friuli Venezia Giulia: “Non solo mi ha riportata in palestra, ma mi ha spinta a praticare questa disciplina”. Ma sono tante le persone che hanno contribuito alla sua crescita sportiva e personale: “La mia famiglia è stata fondamentale nel mio percorso sportivo, così come lo è sempre stato il mio allenatore, che mi ha motivata e aiutata nei momenti difficili”.
Del tennistavolo ama il fatto che sia dinamico e schematico, ma non solo: “Mi ricorda molto la pallavolo, sport che praticavo prima dell’incidente“. La sua fonte di ispirazione? “Federica Pellegrini, mi piace la sua voglia di andare sempre oltre l’ostacolo”. Terminata l’attività non sa cosa farà, ma sa cosa non farà: “Non mi ci vedo a fare l’allenatrice”. Il momento sportivo più bello prima del Giappone “il bronzo a Rio nel 2016, ma anche l’oro ai Mondiali di Bratislava del 2017 in coppia con Michela Brunelli”. Per Giada Rossi il termine resilienza ha un preciso significato: “È una parola che mi caratterizza, perché rappresenta la volontà di dare sempre il massimo e di mettere in campo ogni nostra abilità con l’obiettivo finale di vivere meglio la nostra vita”.

Agenzia DiRE  wwwdire.it

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