COVID. MARUOTTI (LUMSA): BENE STATISTICI IN CTS, TRE PROPOSTE SUI DATI

Revisione rt, pool-sample-testing, sorveglianza a campione con Istat.

Roma – “Con la nuova composizione del Cts finalmente sono state riconosciute alcune competenze, statistico-matematiche e di analisi dei dati, ora ci auguriamo si potrà intervenire su alcuni aspetti fondamentali per la gestione della pandemia, a partire dai dati e dal metodo di calcolo applicato per ottenerli. Noi abbiamo tre proposte che sottoporremmo al Comitato, vediamo se le discutera'”. Così Antonello Maruotti, ordinario di statistica dell’Università Lumsa di Roma e componente di StatGroup19, gruppo di ricerca costituito da Fabio Divino, dell’Università del Molise, Alessio Farcomeni di Roma Tor Vergata, Gianfranco Lovison dell’Università di Palermo, che da marzo 2020 studia, elabora e segnala alle autorita’ alcuni dati da rivedere per tracciare l’andamento dell’epidemia.

Fino ad oggi poco ascoltati, lo StatGroup19 ha continuato però ad occuparsi dell’analisi dei dati, trovando riscontro anche negli studi di esperti, tra cui fisici come Roberto Battiston ed epidemiologi come Massimo Ciccozzi. Antonello Maruotti, che di StatGroup19 è parte attiva fin dagli esordi, spiega alla Dire come l’ingresso di una collega della stessa disciplina potrebbe aiutare a riconsiderare alcuni aspetti dell’analisi dei dati e, di conseguenza, anche delle proposte del gruppo di ricerca. “Ci auguriamo ora che i colleghi nel nuovo Cts rappresentino un segno di discontinuità rispetto al precedente gruppo di lavoro”, spiega Maruotti.

– Professor Maruotti, la parola discontinuità ricorre dall’insediamento del nuovo governo di Mario Draghi: come si cambia passo nell’analisi dei dati che, ricordiamo viene fatta dall’Istituto superiore di sanità, il cui presidente Silvio Brusaferro è portavoce del nuovo Cts?

“Stiamo predisponendo una serie di proposte, alla luce del fatto che la situazione non è gestita nel modo corretto già da molto tempo, a partire dalla revisione dell’Rt che è stato considerato la stella polare, ma erroneamente. Rt non fornisce la fotografia attuale dell’epidemia, possiamo continuare a calcolarlo, verificando che il modello di stima relativo abbia senso dal punto di vista statistico, usandolo però in modo diverso: evitando di definire livelli di rischio e i colori delle Regioni sulla base dell’Rt. La seconda proposta è il pool-sample-testing, che significa testare simultaneamente più persone nel caso in cui il campione, riferito a più persone, risultasse positivo si fanno test mirati sul gruppo di persone. Questo sistema aiuterebbe a riaprire scuole, innanzitutto, teatri. Mettere insieme metodologie di campionamento e di test diversi, come anche i salivari che tuttavia hanno i loro limiti, possono essere messi in piedi velocemente e per provare a far ripartire le scuole. L’istituzione di campioni di sorveglianza, che e’ una proposta che viene anche di due ex presidenti dell’Istat, vediamo cosa vuole dire: gli indicatori che noi osserviamo vengono calcolati sui dati degli ultimi sette giorni e non abbiamo dati su tutta la popolazione. Se avessimo dei campioni di sorveglianza potremmo verificare come cambia e si sviluppa l’incidenza in tutta la popolazione, intervenendo in anticipo prima che scoppi il focolaio, controllando l’escalation. Su questo l’Istat potrebbe quindi essere molto utile. Un’altra proposta è di intervenire sugli indicatori di monitoraggio: ad oggi sono 21, alcuni ridondanti, serve fare trasparenza su come vengono utilizzati. Noi proponiamo indicatori compositi o metodologie di classificazione, strumenti statistici avanzati e non solo indicatori, che ci consentano di avere un quadro complessivo della situazione”.

 Lavorare sui campioni è il lavoro fatto, ad esempio, con l’indagine di siero-prevalenza dell’Istat che determinò la percentuale di popolazione che aveva avuto il Covid e che ci disse che anche i bambini ne erano stati colpiti. Perché abbiamo perso traccia di quell’analisi?

“Il ruolo che può svolgere l’Istat è fondamentale, forse anche colpa di noi statistici che non abbiamo abbastanza forza per farci sentire. Istituire dei campioni di sorveglianza aiuterebbe molto l’analisi dei dati, questo è il momento in cui possiamo intervenire tutti insieme. Questo ci consentirebbe di avere dati disaggregati, che ad oggi non ci sono, e fare interventi mirati sulle Province vista la grande eterogeneita’. Per fare questo c’è bisogno di dati dettagliati per intervenire in modo tempestivo ma tutti vogliamo tornare ad una normalità. I vaccini certamente ci aiuteranno ma non basta, servono i dati e serve gestirli al meglio”.

Agenzia DIRE   www.dire.it

 

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