SCUOLA. SIPPS: RAFFORZARE SISTEMA IMMUNITARIO PIÙ PICCOLI IN VISTA RIENTRO.

DIETA MEDITERRANEA E POSTBIOTICI ALLEATI MICROBIOTA INTESTINALE (DIRE) Roma, 25 gen. – Stiamo entrando nel picco della stagione influenzale e a farne le spese sono soprattutto i più piccoli, maggiormente esposti alle infezioni a causa dell’immaturità del loro sistema immunitario. È quanto si legge in una nota della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps). La Sipps rende noto che ad essere interessati sono gli oltre 2,5 milioni di bambini che hanno fatto rientro a scuola – tra asili nido e scuole dell’infanzia – per via della permanenza in ambienti chiusi e della maggiore socialità. Il presidente Sipps, Giuseppe Di Mauro, spiega che “i bambini in età prescolare, fino ai 5-6 anni, sono ad alto rischio di contrarre infezioni – circa 8 episodi/anno per bambino – per lo più a carico delle alte vie aeree (naso, gola, orecchie) e del tratto gastrointestinale. Le infezioni respiratorie ricorrenti – raffreddore, faringite, otite – sono responsabili di un quinto delle visite pediatriche e del 75% delle prescrizioni di antibiotici”. Allora cosa fare per rafforzare le difese dei più piccoli e proteggerli dalle infezioni più comuni? La dieta Mediterranea, in quanto varia e bilanciata, rappresenta un’alleata della salute dei piccoli, soprattutto nei primi 1.000 giorni di vita. Prediligendo alimenti ‘protettivi’ come cereali, legumi, pesce, olio di oliva e verdure, questo modello nutrizionale apporta sostanze in grado di sostenere il corretto sviluppo del sistema immunitario. Per un’alimentazione ottimale in età prescolare, anche l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica in ambito nutrizionale stanno contribuendo in modo determinante. In tal senso, l’ultima frontiera è rappresentata dall’immunonutrizione, cioè dall’utilizzo di alimenti funzionali in grado di modulare la risposta infiammatoria e stimolare il sistema immunitario. In particolare, i postbiotici a base di matrici fermentate si stanno dimostrando efficaci nel ridurre le infezioni nei bambini di comunità e, conseguentemente, il consumo di farmaci.

La peculiarità dei postbiotici, in particolar modo rispetto ai probiotici, microrganismi vivi presenti nel microbiota intestinale, è quella di essere dei batteri inattivati che, come prodotto della fermentazione di matrici alimentari (il latte vaccino è quella più comune) da parte di batteri probiotici, rilasciano una serie di metaboliti che esercitano un’azione specifica sullo sviluppo e sulle funzioni del sistema immunitario del bambino. L’utilizzo dei postbiotici in età evolutiva è al centro di un ampio progetto di ricerca che dura da più di 10 anni, che ha sviluppato e sperimentato l’ingrediente funzionale postbiotico derivante dalla fermentazione del latte vaccino con il probiotico di origine umana Lactobacillus paracasei Cba L74. Il progetto ha visto e vede tutt’oggi attiva la collaborazione fra diversi centri di eccellenza italiani (Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, università degli Studi di Napoli Federico II, università degli Studi di Palermo, Humanitas Research Hospital di Milano, Policlinico di Bari), ed è sostenuto da Kraft-Heinz che detiene, fra gli altri, il celebre marchio Plasmon, storico punto di riferimento per l’alimentazione dei più piccoli. Il programma di ricerca sul postbiotico derivante dal Lactobacillus paracasei Cba L74, sta dimostrando che sia in grado di fornire una protezione molto significativa nei riguardi di episodi infettivi. In particolare, nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni che frequentavano l’asilo, è stata osservata una riduzione del 32% delle infezioni dell’alto tratto respiratorio e del 58% delle infezioni di gastroenterite acuta, rispetto ai bambini che non avevano assunto il postbiotico. Questi benefici si riflettono positivamente sulla salute dei bambini e sulle famiglie in termini di minori assenze da scuola e riduzione del consumo di farmaci. L’assunzione del postbiotico Lactobacillus paracasei Cba L74, aiutando a rafforzare le difese immunitarie, contribuisce a ridurre gli episodi infettivi, e dunque il ricorso ad antibiotici (oltre il 30% in meno) e altri medicinali utilizzati per curare le infezioni più comuni nei bambini.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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