Covid 19.

I giornali si alternano tra notizie allarmistiche e possibilistiche. Smentite, affermazioni, nulla a che vedere con quanto sta accadendo in queste ore. La solida base scientifica su cui si sono sempre basate le nostre presunte certezze, barcolla, tentenna, supinamente si piega all’imprescrutabile incertezza dei possibili, quanto incerti scenari creati da un virus imprevedibile.

Cosa sappiamo per certo?

Ancora molto poco e quel poco è tutto da verificare, e non in tempi brevi.

Lo studio del virus è ancora in fase iniziale. I farmaci usati e che hanno evidenziato risultati sono soprattutto antivirali. Segno che l’unico modo per tenere lontano il virus è quello di creare una barriera protettiva.

Tuttavia i governi di paesi anche lontani tra di loro hanno adottato due teorie di eguale base scientifica : cacciare il virus appena si evidenziano i primi casi di contagio oppure creare una immunità di gregge dove solo i più forti sopravviveranno ( o i più ricchi, come nel caso di Donald Trump o del nostrano Flavio Briatore).

In entrambe le scelte da perseguire ci vuole una presa di posizione forte da parte dei governi.

Nessuno del resto, tra i politici di tutto il mondo, ammetterà di aver scelto la strada peggiore.

Ecco, allora, che in Europa si assumono posizioni concordate sui lockdown locali piuttosto che nazionali, sulla chiusura delle scuole al 75% con un 25% di lezioni in presenza. In Italia come nel resto di Europa.

E poco importa se qualche facinoroso farà osservare che con l’immunità di gregge si gioca con la vita delle persone. Nessun politico ammetterà mai di avere un gregge in rivolta contro le sacrosante decisioni.

Anzi, il Bolsonaro di turno dirà che grazie alle misure finora adottate il virus sta scomparendo.

Il Trump di turno, invece, già pronto a liberare le sue milizie contro un esito negativo alle elezioni, dopo essere guarito con dosi massicce di cortisone e antivirali che lo terranno al riparo dal virus almeno fino a gennaio ( come fa notare la virologia Ilaria Capua), si guarda bene dall’assicurare il medesimo trattamento alle migliaia di americani che continuano ad infettarsi e a morire. Senza soldi e ricchezza sei nessuno in America. E senza assicurazione medica il tampone molecolare costa e pure tanto.

Ora, a ben guardare, l’Italia e il resto dell’Europa hanno scelto l’immunità di gregge per non fermare l’economia fragile. Ma i centri commerciali cosi come le fabbriche stanno comunque scivolando verso un blocco pressoché totale. In questo marasma, chi campa investendo in borsa è diventato plurimiliardario investendo sulle mascherine( che tra l’altro non sono riciclabili e vanno nell’indifferenza, con un bel contributo all’aggravarsi delle condizioni ambientali).

Nessuno, e ripeto, nessuno che abbia cercato di svincolarsi dal giogo cinese delle mascherine che sta facendo volare sempre più in alto un paese che deve ancora spiegare al mondo cosa sia accaduto a Wuhan e in altri laboratori affini della Cina.

Nessuno che abbia realmente fatto gli interessi del proprio paese. Politica asservita agli interessi dei più forti della terra.

Ma non tutti sono gregge.

Così stamattina Huff Post, di impostazione indipendente ma affine alle idee PD, ha postato una “pulce nell’orecchio” di chi finge di non sentire. Parlare a nuora perché suocera intenda.

I blog o le lettere al giornale sono a volte più interessanti degli articoli stessi.

Lettere aperte per far parlare i lettori sulla realtà dei fatti.

Lo facevano anche in Inghilterra agli inizi del Settecento. E funzionava.

Sentirsi vicini nei pensieri e nelle individuali scelte del nostro prossimo ci da conferma che le nostre non sono idee sbagliate. La ricerca di conferme e la constatazione che al mondo ci siano altri che la pensano come noi, ci convince e ci rassicura. E di questi tempi non è poco.

“Ormai credo che lo abbiano capito tutti: più si aspetta ad assumere nuove misure draconiane, più si offre al virus la possibilità di continuare a fare il suo lavoro, infettare. Dobbiamo porci due semplici domande: perché siamo arrivati fino a questo punto, cosa accadrà dopo il nuovo lockdown?

Alla prima domanda si risponde guardando cosa hanno fatto alcuni paesi asiatici (come Corea, Giappone, Taiwan, che da 200 giorni non ha quasi più nuovi casi) e cioè hanno contenuto il virus quando i numeri erano piccoli. Anche noi avremmo potuto farlo, ma si è preferito il contrario: comunicare che il virus era clinicamente morto, che il peggio era passato, che se fosse arrivata una nuova ondata non sarebbe stata paragonabile a quella della primavera scorsa. E il disastro è stato servito.

Non sono stati solo politici in cerca di gloria, ma anche intellettuali e perfino medici ad affermare che mai sarebbe accaduto ciò che abbiamo davanti agli occhi. Tanto opportunismo o insipienza si è unito a ciò che da anni segnalo come uno dei grandi problemi per il nostro paese: l’emergenza educativa. Non parlo solo della totale mancanza di regole per i figli che li ha resi più deboli (se non si conoscono i no, alla prima frustrazione non li si può più controllare), ma anche della scomparsa di figure genitoriali autorevoli che anzi hanno fatto peggio dei loro figli: ovvero esattamente quello che è accaduto questa estate quando nessuno si è dato regole di buon senso per non infettarsi (e il governo si è ben guardato dal declinarle). Adesso siamo di fronte a una ricaduta: ci si arrabbia di più (anche con noi stessi), ci si deprime di più, si perdono più facilmente le speranze. L’incapacità di prevedere e prevenire da parte di molti tra politici, opinion leader e scienziati ora ci costerà ancora più cara proprio per la risposta psicologica che induce.

Rispondere alla seconda domanda è ancora più doloroso. Anche se si chiudesse tutto domani, i contagi cresceranno per “inerzia” e si arriverà ai primi di dicembre al massimo con una crescita più debole. E a quel punto cosa decideranno di fare? Il primo ministro afferma che i sacrifici di oggi ci permetteranno di trascorrere un “Natale sereno”. Ma come, sulla base di che cosa? Lasciando nuovamente centri commerciali affollati e permettendo cenoni con nonni, genitori e nipoti? Chi controllerà il capodanno? Ne ha accennato solo Crisanti, ma nessuno sembra ascoltarlo.

Gli esperti hanno contato fino alla fase 4, ma non menzionano la 5. Perché? Per non seminare terrore? Più di così… Forse ci stanno trattando tutti come idioti, gente che non capisce, sudditi imbecilli. Invece se si vuol salvare a tutti i costi il panettone, lo scenario dopo la befana non potrà che essere ancor peggio con i soliti bontemponi che diranno candidamente che nessuno se lo sarebbe mai aspettato.

Visto che non hanno previsto l’arrivo dell’estate, l’inizio dell’anno scolastico e l’influenza invernale, riusciranno i nostri eroi a dirci cosa faremo all’inizio del 2021 quando le Feste avranno diffuso esponenzialmente il virus? Finora non hanno chiesto scusa, nessun ministro, anche il più imbarazzante, ha avuto il coraggio di dimettersi: con che faccia è possibile chiederci ora fiducia e collaborazione?

Non sarà questa politica a salvarci, ma gli anticorpi monoclonali (quando il loro prezzo sarà affrontabile).”

Antonella Necci

(lettori 206 in totale)

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