“Regione Lazio: l’opaca gestione delle concessioni idroelettriche”.

Il Lazio non fa nulla per contribuire a far uscire l’Italia da una procedura di infrazione comminata dall’Unione Europea per una norma che doveva essere emanata già da ottobre 2020: «In questi giorni la Regione Lazio ha tentato far approvare dalla Commissione Ambiente una proposta di legge urgente – ha affermato Tullio CarbonettiPresidente dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio – che le avrebbe consente di acquisire tutti i manufatti mobili ed immobili con relative pertinenze degli impianti di produzione di energia idro-elettrica, al fine di poter dare in concessione con maggiore trasparenza le grandi concessioni idriche. Tuttavia, la Commissione Ambiente si è dichiarata incompetente in materia ed ha rinviato la norma alla Commissione Infrastrutture del medesimo Consiglio per un nuovo esame». «L’Unione europea – continua Carbonetti – ha prescritto in varie direttive e leggi, non ultima la “Direttiva habitat”, che gli Stati membri devono avere per l’acqua la massima cura ed attenzione, ma in Italia, e specialmente nel Lazio, alcuni la ritengono solamente un elemento chimico-fisico da sfruttare per i più svariati scopi, principalmente potabile ed idroelettrico, mentre per altri deve essere declinata come ambiente acquatico da cristallizzare. Va invece sottolineato che alcune regioni, come Lombardia e Veneto, hanno legiferato da tempo in materia di tutela del “patrimonio acquatico” e con risultati apprezzabili. Invece, nella Regione Lazio il tema dell’acqua non è stato né discusso né tantomeno legiferato».

La storica associazione ambientalista invita pertanto a porsi alcune domande, anche perché tra gennaio e marzo 2021 nel Lazio si sono verificate ben due inondazioni che hanno visto la città di Atina e la valle del Liri da una parte e la valle reatina dall’altra andare praticamente sott’acqua, con danni, paura e rabbia tra la popolazione: «In primis occorre ricordare – sostiene Carlo De FalcoPresidente nazionale dei GRE – che la concessione idrica prevede obbligatoriamente che venga redatto il cosiddetto disciplinare di concessione, in cui sono disposti gli obblighi che sottendono la concessione a pena di revoca da parte della Regione. Perciò, non si può in alcun modo parlare di eventi imprevedibili, dal momento che siamo di fronte ad anni di incuria da parte sia di chi gestisce le concessioni che della stessa Regione Lazio, in quanto principale responsabile dell’attività di polizia idraulica e di controllo delle concessioni e dei loro manufatti attraverso gli uffici del Genio Civile».

Ma chi conosce queste regole del gioco, o meglio, chi le dovrebbe conoscere, oltre al concedente (Regione) ed al concessionario (società / consorzi di bonifica)? «Anzitutto, i comuni nei cui territori sono stati costruiti i manufatti o, comunque, i cosiddetti enti rivieraschi visto che in caso di eventi calamitosi devono essere messi in condizione di tutelare i cittadini, le imprese ecc. – afferma l’avv. Antonio Crucianiconsulente dei GRE per le concessioni idroelettriche – in secondo luogo, gli attuali Enti di Area Vasta o Province che hanno competenza sui bacini idrografici minori, ma hanno anche compiti di controllo, seppur in maniera ridotta sui concessionari di grandi derivazioni idriche, ed ai quali è destinato un canone di concessione dovuto dal concessionario, ed hanno competenza esclusiva sulla fauna ittica e sul relativo habitat. Ma questi comuni e province conoscono fino in fondo i propri diritti ed i doveri che gli sono stati assegnati dalle leggi»?

Ad esempio, è recente la notizia che la società concessionaria per lo sfruttamento idroelettrico dei laghi del Salto e del Turano, da cui è arrivata l’acqua che ha sommerso parte del territorio reatino tra gennaio e febbraio del 2021, ha ceduto la propria concessione ad Enel: alcuni hanno visto la vendita che, si badi bene, deve essere perfezionata e quindi non è di fatto conclusa, come un’occasione per far partire un vero dialogo tra territorio e società per contemperarne gli interessi, altri come l’ennesima ingiustizia perché nessuno pagherà i danni per quanto accaduto.

Al momento la situazione è la seguente: «La Regione Lazio sta cercando in tutta fretta di far passare una norma in materia di idroelettrico che non tutela in alcun modo l’ambiente inteso come ecosistema acquatico, né il territorio in cui insistono queste concessioni – continua Cruciani – Va anche sottolineato che la norma in approvazione non menziona i manufatti che producono energia elettrica utilizzando i salti delle condotte dell’acqua potabile e lo fanno in barba alla Direttiva comunitaria sul libero mercato dell’energia. Si aggiunga che non esiste alcun richiamo ai poteri di controllo e verifica della corretta conduzione di opere e manufatti di proprietà della regione che verranno dati alle società che faranno affari con l’uso dell’acqua. Inoltre, va detto che i tempi di realizzazione di questo subentro della regione sono in alcuni casi talmente stretti che già da domani mattina gli uffici dovrebbero attivarsi per verificare, controllare, inventariare il tutto, tacendo stranamente sul fatto che altri uffici della medesima regione avrebbero dovuto controllare nel corso degli anni il corretto rispetto del disciplinare. Ci sembra che, volutamente o per sciatteria amministrativa, alla Regione Lazio la mano destra non sappia cosa faccia la mano sinistra».

«Appare ancora più anomalo che il dirigente degli uffici che seguono l’iter per la concessione idrica sia lo stesso che gestisce gli uffici del Genio Civile, nelle cui funzioni dovrebbe controllare proprio il rispetto queste concessioni – incalza De Falco – I concessionari, dal canto loro, devono mantenere in perfetta efficienza le opere per la produzione elettrica, e qui riteniamo lecito porsi altre domande: se un concessionario per vent’anni non ha mai fatto manutenzione straordinaria, non ha mai tolto sedimenti dai fiumi interessati o non ha mai sfangato una diga e ora compie investimenti per milioni di euro, quando le dighe transiteranno alla Regione Lazio la restante parte dei soldi non ammortizzati verranno pagati dalla Regione come previsto dalla norma in approvazione? Ma non erano opere che comunque andavano fatte e controllate dal Genio Civile? Ad esempio, se si dovesse verificare che un concessionario non faccia tutto quanto prescritto e nessuno controlli, e successivamente ci si accorge che vanno spesi soldi per ristrutturare quelle dighe, i lavori saranno finanziati dal famoso Piano Nazionale con fondi pubblici? E chi subentra nelle concessioni, peraltro soggetto quotato in borsa, dovrebbe essere messo al corrente di queste situazioni»?

Ha concluso Carbonetti: «Abbiamo fondati motivi di ritenere che solo alcuni Comuni conoscano il loro diritto di essere ascoltati quando si tratta di concessioni idriche, ma, e di questo siamo sicuri, nessun Comune o Provincia sa che i soldi spesi per fermare frane, smottamenti, rifare strade, ponti ecc., in molti casi non dovevano uscire dai propri bilanci, ma dalle società che hanno la concessione idrica, che si guardano bene dal mitigare gli effetti meteorici sui manufatti, le strade, i ponti intervenendo direttamente a proprie spese come previsto dai disciplinari di concessione».

Sull’argomento, i GRE hanno già inviato una lettera a tutti i presidenti di Provincia per informarli della situazione, nonché chiesto un’audizione alla Commissione Ambiente della regione Lazio sulla materia e la trattazione del tema in seno alla prossima riunione dell’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appenino Centrale, rendendosi disponibili per approfondimenti nei confronti qualsiasi Istituzione.

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