Conte a ‘Porta a Porta’: “Il momento più sofferto? I primi morti”.

Il premier è stato ospite ieri sera di Bruno Vespa per parlare di questo difficilissimo anno politico.

ROMA – “Non ci sono stati momenti in cui c’è stata paura di non farcela, ma ci sono stati momenti molto difficili, soprattutto quando è esplosa la pandemia all’improvviso. Essendo stata l’Italia il primo Paese colpito non avevamo una guida e tutto ciò che facevamo era nuovo. Abbiamo dovuto prendere decisioni molto difficili” racconta il presidente del consiglio Giuseppe Conte nell’intervista a ‘Porta a Porta’ che andrà in onda questa sera. “Un momento particolarmente sofferto– aggiunge- è quando abbiamo iniziato a vedere i decessi. Molto difficile è stata la decisione di istituire le prime zone rosse. Decisioni che si prendono solitamente nei regimi autoritari. Una grande sfida anche dal punto di vista logistico”.

“LA SCUOLA DEVE RIPARTIRE IN PRESENZA ALMENO AL 50%, INCLUSE LE SUPERIORI”

La scuola riaprirà il 7 gennaio? “Dobbiamo ripartire, cercando di ripristinare la didattica in presenza almeno al 50% anche per quanto riguarda le scuole secondarie superiori”, spiega Conte. “Lo faremo con il massimo della flessibilità per quanto riguarda il sistema integrato: orari scolastici, dei trasporti e via discorrendo”, dice il premier. Conte aggiunge di aver “raccomandato, e i ministri stanno lavorando in tal senso, perché ci sia un’apertura differenziata scuola per scuola, paese per paese, comunità per comunità. Distribuiremo gli orari di entrata e di uscita non in termini astratti ma a seconda delle specificità dei territori”.

“In un sistema complesso come quello italiano, anche dal punto di vista burocratico, non è facile immaginare da un momento all’altro di rivoluzionare tutto. Ci sono comparti che difficilmente dialogano tra loro, c’è da avviare un dialogo tra il centro e le autorità locali, periferiche. Qualcuno pensa che il Governo abbia la bacchetta magica con cui riorganizzare tutto il sistema. Non è così, non abbiamo il potere per farlo. La ripresa a scuola è stata una sfida molto impegnativa che non abbiamo affatto trascurato. Ad agosto con i ministri abbiamo fatto almeno 6-7 plenarie sulla scuola, proprio per cercare di far dialogare il comparto trasporti” ha detto il premier Conte.

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NESSUNA PREVARICAZIONE, MA UNA STRUTTURA DI MONITORAGGIO”

“La task force” che avrebbe “prevaricato i ministeri” è stata “superata perché non è mai esistita“, chiarisce il premier, che aggiunge: “È prevista una struttura di monitoraggio che sia l’interlocutore dell’Europa ma che serva anche a noi. Deve aggiornare l’Europa sullo stato di realizzazione delle varie opere. Avremo migliaia di cantieri. Pensare che non ci sia una struttura di monitoraggio che possa dialogare con tutte le amministrazioni centrali, con tutte le amministrazioni periferiche e con i privati, è impensabile. La struttura deve monitorare e coordinare tutto questo. È necessaria perché ce lo chiede l’Europa”.

Conte si dichiara indisponibile a cedere la delega sui servizi a una forza politica di maggioranza o a una persona che non sia di sua fiducia. Ci creerebbe, dice Conte, “una struttura bicefala”, “un’anomalia”, una grave compromissione dell’operatività dei servizi”. A chi gli domanda se è disposto a cedere la delega sui servizi, Conte risponde: “Non vorrei ci fosse qualche equivoco, perché sembrerebbe che il premier si è appropriato di questi poteri. La legge sui servizi segreti attribuisce al presidente del consiglio la responsabilità politica, giuridica e anche operativa per quanto riguarda l’intelligence. Io anche avvalendomi di una mera facoltà di nominare l’autorità delegata non posso sottrarmi alle responsabilità. Il mio predecessore non aveva nominato un’autorità delegata”, dice Conte ricordando il caso di Gentiloni.
Il presidente del consiglio è ancora più preciso: “Leggo che varie forze politiche – dice – vorrebbero avere l’autorità delegata. Ma avverto che in passato l’autorità delegata era dello stesso partito del presidente, era una persona di fiducia del presidente. Se vogliamo costituire per la prima volta – e sarebbe un’anomalia in Italia – una struttura bicefala dove c’è una forza politica che prende l’autorità delegata, e c’è il presidente del consiglio, sarebbe una grave compromissione per quanto riguarda l’operatività dell’intero comparto. Detto questo, io sono disponibile a discutere di tutto ma nell’interesse generale e non di singole parti delle forze di maggioranza”.

“LA CRISI? NON DICO CHE NON CI SIA STATA MA MAI NELLE MIE MANI”

“Non dico che la crisi non c’è stata ma che non è mai stata nelle mie mani. Ho sempre detto che si va avanti ma solo se c’è una fiducia collettiva da parte di ciascuna forza della maggioranza. Sono qui per lavorare per l’interesse del Paese, è l’unico mio obiettivo. Però dico che qualsiasi altra proposta che non vada nell’interesse del Paese non mi interessa. Se le forze politiche mi chiedono di fare un rinnovamento della squadra se ne parla, ma nell’incontro di qualche giorno fa tutti quanti mi hanno ribadito che non c’è questa necessità” ha sottolineato Conte, per poi aggiungere: “Zingaretti, Di Maio o Renzi come vicepremier? Non posso alimentare un chiacchiericcio. Ho un ruolo istituzionale e rispondo al Parlamento e non credo che in questo momento ai cittadini interessino queste dinamiche”.

Per quanto riguarda il futuro, Conte ammette: “La prospettiva di tornare all’avvocatura mi dà serenità e tranquillità”.

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SUL RECOVERY FUND DOBBIAMO PROCEDERE SENZA INDUGI

A ‘Porta a Porta’ Conte parla anche del Recovery Fund: “Non possiamo permetterci di ritardare. Per questo ho invitato tutte le delegazioni di maggioranza ad affrettare l’esame della documentazione e ritrovarci già tra Santo Stefano e Capodanno per trovare la necessaria sintesi. Dobbiamo andare avanti e non dobbiamo indugiare oltre. Ora dobbiamo correre e ci deve essere la sintesi finale”.

“Nella riunione fatta ieri con le forze di maggioranza abbiamo discusso degli stanziamenti che sono nella bozza del Recovery sulla Salute- ha aggiunto Conte-. Si è detto che 9 miliardi sono pochi ma ho invitato tutti a considerare che quando facciamo questi calcoli, molti progetti sono trasversali. Quando parliamo dell’efficientamento degli edifici pubblici, su quello degli ospedali abbiamo altri 6 miliardi, quindi la digitalizzazione e sono altri miliardi per la sanità, in tutto si arriva a circa 15. Sono disponibile a discutere se necessario rafforzare ulteriormente lo stanziamento per la sanità. Se non riusciremo a portare a casa il risultato con il Recovery fund questo governo deve andare a casa con ignominia“.

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“IL MES? DECIDERÀ IL PARLAMENTO, MA LASCEREMMO UN DEBITO ENORME”

“Per quel che riguarda il Mes ho già detto che se attivarlo o meno è prerogativa del Parlamento– ha chiarito il premier-. Tuttavia accettare i 36 miliardi ci porterebbe ad accumulare deficit e ricadrebbero sul debito pubblico che è abbastanza consistente. Se noi quindi li intendessimo come spese aggiuntive per la Sanità lasceremmo alle generazioni future un fardello non da poco. È la ragione per cui anche all’interno del Recovery fund alcuni dei miliardi a disposizione li utilizziamo sostitutivi e non come investimenti aggiuntivi. In sostanza, possiamo fare tutti i discorsi del mondo, ma non possiamo lasciare alle generazione future un debito fuori controllo”.

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“SE SI ALZA IL RISCHIO CONTAGI RAFFORZERÒ LA CINGHIA DI PROTEZIONE”

“Se gli esperti ci dicono che la probabilità di una terza ondata è concreta – e ora si presenta anche la possibilità di una variante inglese che corre molto più veloce e dal Veneto arrivano strani dati da approfondire – io non ci penso due volte a rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizio perché lasciando correre rischieremmo una nuova ondata” ha spiegato il premier Conte.

“Nel nostro ordinamento costituzionale esiste un principio di autodeterminazione. Se dovessimo scoprire che la popolazione non si vaccina allora sarà un problema da affrontare, ma non c’è ragione di credere ad una prospettiva del genere”- ha detto Conte-. L’obiettivo è arrivare a 15 milioni di vaccinati ad aprile, se ci dovesse essere un rifiuto di massima bisognerà valutare”.

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