LIBRI. ‘LO SCORPIONE DORATO’ DI CAMPETI: STORIA DI DUE DONNE E DEL CORAGGIO.

L’AUTRICE HA COLLABORATO CON ‘SUPPORT AND SUSTAIN CHILDREN’ (DIRE) Roma, 14 dic. – Chiara e Beyan sembrano non avere nulla in comune. La prima ha una vita ordinaria, quasi perfetta, e vive in una citta’ occidentale che potrebbe avere qualsiasi nome. Beyan e’ invece una profuga curda con un passato di abusi, e porta i segni di una vita di sofferenze e poverta’. Entrambe, pero’, sono donne. Capaci di sopportare e affrontare il dolore grazie alla forza del coraggio femminile. Marika Campeti racconta la loro storia nel suo ultimo romanzo, ‘Lo Scorpione dorato’, edito Augh Edizioni. Dalla disabilita’ alla violenza di genere, dalla depressione alla privazione dei diritti all’infanzia. Attraverso le vicende di Chiara e Beyan, l’autrice trasporta il lettore negli scenari maestosi della citta’ di Istanbul, nelle strade polverose di un campo profughi siriano, per raccontare la vicenda umana di molte donne: il lungo cammino verso la scelta del proprio futuro. “Chiara e’ una donna occidentale che potrebbe essere una di noi, ma vive il fallimento dei suoi ruoli imposti dalla societa’, non e’ una donna, moglie e madre perfetta. Da questo fallimento totale, cerca disperatamente di ricostruire se stessa, ma riuscira’ a farlo solo mettendo la sua anima al servizio di una causa piu’ grande- racconta l’autrice- Beyan invece vivra’ una sorta di riscatto dalle sue origini, vincendo la poverta’, il disagio e il suo essere donna in un paese patriarcale. Queste due protagoniste cosi’ diverse tra loro, si intrecceranno a un certo punto del romanzo per portare a termine un compito vitale”. Dopo “Il Segreto di Vicolo delle Belle”, Marika Campeti, nata a Roma nel 1979, torna con un nuovo romanzo dedicato alla condizione femminile, che stavolta si intreccia anche con la questione umanitaria. Per scrivere “Lo Scorpione dorato”, infatti, l’autrice ha collaborato con l’associazione umanitaria ‘Support and Sustain Children’ che opera da diversi anni al confine turco siriano. “Con la presidente Arianna Martini, ci siamo sentite per sei mesi. Lei mi ha raccontato tutto cio’ che ho riportato nel romanzo sotto forma di ambientazione realistica, dalla descrizione dei campi, alla vita quotidiana dei profughi, ai soprusi che subiscono donne e bambini costretti a lavorare nei campi coltivati, alla descrizione dell’attivita’ quotidiana dei volontari che si recano sul posto- ha spiegato Marika Campeti- La decisione di inserire nel romanzo una realta’ cosi’ distante dalla nostra ma che ci riguarda da vicino, deriva dalla consapevolezza di essere nata e cresciuta in una realta’ privilegiata e fortunata. Non posso, come madre, ignorare le condizioni disumane in cui vivono quei bimbi. Per dare voce a una realta’ che concretamente si occupa di aiutare sul posto, ho voluto usare cio’ che so fare meglio: scrivere. Il messaggio sociale di questo romanzo e’ inserito in una trama ricca di colpi di scena. Regalo al lettore una storia densa di emozioni, e spero che sul finale, chiusa l’ultima pagina, la lettura possa indurre a una profonda riflessione”.

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