INPS-CIV: DURANTE LA PANDEMIA IL PAESE HA RETTO MA SERVE CRESCITA.

Inps-Civ: durante la pandemia il Paese ha retto ma serve crescita

Roma – “Un quadro ordinamentale fortemente instabile”. E’ quanto emerso dalla relazione di fine mandato e la rendicontazione sociale 2017-2021 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps-Civ, presentata a Roma dal presidente Inps-Civ, Guglielmo Loy, alla presenza del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Un’instabilità dovuta dall’alternanza dei vertici – Presidenza Boeri fino al febbraio 2019 e Commissariamento del presidente Tridico – Organo munito dei poteri del C.d.A. – fino al 15 aprile 2020, data di insediamento del C.d.A. e del vicepresidente – mentre nell’ultimo biennio “l’elemento di eccezionalità è stato caratterizzato dalla pandemia da Covid-19. In generale, ha messo in evidenza la relazione, l’ultimo quadriennio è stato caratterizzato da un quadro politico in continua evoluzione con effetti sulla necessaria linearità dell’attività legislativa”.

Per quel che riguarda l’emergenza Covid sono da segnalare “nuovi e gravosi compiti a carico dell’Inps”, con una complessa ricerca di costruzione di “efficaci risposte da parte dell’Istituto e del suo personale nelle condizioni date e con qualche criticità, frutto, anche di un sovrapporsi continuo ed urgente di provvedimenti emergenziali”.

Concetto ribadito anche dal ministro Orlando, secondo il quale, “durante la pandemia il Paese ha potuto contare su questo ‘perno’ che ha dato risposte a ogni esigenza e un contributo fondamentale a inizio pandemia con il sostegno al reddito e con l’erogazione di risorse. Nessun altro istituto in Europa sarebbe riuscita a gestire questa mole lavoro a questo livello e questo non viene spesso evidenziato”.

Infine, qualche dato: per quanto concerne l’età media al pensionamento, i numeri smentiscono la retorica di chi ritiene ancora limitata l’età di ritiro in Italia grazie alle presunte troppe scappatoie che verrebbero offerte dalla nostra disciplina pensionistica. Mentre sono oltre 144mila le lavoratrici donne che sono andate in pensione tra il 2012 e fine settembre del 2021 grazie a Opzione donna, la misura che consente di anticipare la pensione calcolando l’assegno interamente con il sistema contributivo per chi ha comunque un’età minima (58 le dipendenti e 59 le autonome l’anno scorso e quest’anno al quale si aggiunge poi un anno di finestra mobile) e almeno 35 anni di contributi.

“Imprese e lavoratori- ha detto il presidente Loy- stanno tenendo insieme il Paese, continuano a versare contributi essenziali per pagare le pensioni e le altre prestazioni, certo

c’è bisogno di una crescita economica che garantisca il presente e il futuro a milioni di persone. I dati sono una base di partenza interessante sempre che la crescita si manifesti nella sua concretezza”.

“Il lavoro con fatica ha retto, le imprese sono state sul fronte. Servirà poi sviluppare politiche di aiuto alle parti più deboli del Paese. C’è una base che fa sperare in una crescita

migliore per garantire inclusione e condizioni di vita più dignitose a milioni di persone”, ha concluso.

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