Valle del Sacco, sull’accordo di programma del SIN è necessaria la condivisione e la partecipazione del territorio: nulla abbiamo visto nella sua preparazione. Il 13 aprile scenderemo in piazza per dare definitivamente voce al territorio.

La pubblicazione e la firma dell’accordo di programma per il SIN bacino del fiume Sacco era un evento atteso da anni, poiché era dalla pubblicazione della nuova perimetrazione del Sin – novembre 2016 – che si attendeva un dispositivo che desse il via alla prosecuzione dei lavori di caratterizzazione e bonifica, se non vogliamo andare ancora indietro nel tempo a inizio 2013 con il declassamento. I fondi stanziati ad oggi, per un totale di 53,6 milioni di euro, erano a disposizione di fatto già da tempo prima della firma dell’accordo, una parte addirittura da fine 2012, nel frattempo sono state definite le aree di intervento prioritario, attività anch’essa conclusa da tempo, su cui attivare gli interventi di caratterizzazione (analisi puntuale del grado di contaminazione delle aree). Nel frattempo molti proprietari di aree comprese nella perimetrazione lamentavano le lungaggini delle procedure necessarie ad attivare interventi sui propri terreni assieme al costo dell’intervento dell’ARPA regionale per eseguire o validare una qualsiasi analisi. Da parte del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sono state proposte linee guida per sveltire le procedure, proposta a cui non ci risulta che il Ministero abbia dato un riscontro positivo. La cosa è particolarmente grave poiché parte del mondo imprenditoriale, con alcune dichiarazioni, sembra voler usare queste reali difficoltà per ridurre i controlli sulle attività svolte nell’area del SIN, oltre a ridurre l’area del SIN stesso. Teniamo presente che con il declassamento del vecchio SIN al livello regionale, i lavori di bonifica -già predisposti e finanziati per l’area detta ARPA2 e Caffaro Chetoni- a Colleferro, sono rimasti bloccati dal febbraio 2013, mentre le indagini epidemiologiche si sono arenate alla delibera regionale del maggio 2017, se non per rilievi effettuati con fondi precedenti. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’attenzione che in questi anni si è avuta alla situazione del SIN è dovuta innanzitutto alla azione delle associazioni, dei comitati territoriali e di alcune amministrazioni locali. In questo contesto assume particolare valore la partecipazione dei soggetti menzionati a tutti i procedimenti ed interventi che riguardano il SIN, funzione necessaria in qualsiasi contesto ma in modo particolare nel nostro. In occasione di un incontro avuto con la segreteria tecnica del Ministero per l’Ambiente in provincia a Frosinone a fine gennaio 2019, era stata ribadita la richiesta di poter prendere visione del testo dell’Accordo di Programma redatto da Regione e Ministero, per poter inviare eventuali osservazioni in tempo utile. Ricordiamo che una delegazione del Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri, con l’architetto Ilio Crescenzi aveva consegnato al tavolo dei relatori, una lettera di presentazione, sia del Coordinamento che della neonata Task Force Allerta Valle del Sacco, affinché si creassero i presupposti per una collaborazione civica. Ciò non è avvenuto e solamente grazie alle ripetute insistenze dell’assessore all’ambiente del comune di Ceprano, lo si è potuto leggere pochi giorni prima della data prevista per la sua firma con tempi assolutamente insufficienti per una analisi approfondita del documento e conseguenti osservazioni mirate. La cosa è particolarmente grave poiché nell’organizzazione complessiva della gestione degli interventi, non è prevista una procedura che regoli la partecipazione del territorio (cittadini ed amministrazioni) se non la consultazione dei comuni una volta l’anno. Inoltre sono state rilevate carenze nella parte tecnica, su cui sono state inviate le osservazioni da parte delle amministrazioni. Dobbiamo altresì rilevare come, a parte le solite amministrazioni da sempre impegnate su questo terreno che si contano sulle dita di una mano, la maggior parte, da quanto ci risulta, è stata del tutto assente. Da parte dell’associazione Retuvasa è stato proposto una modalità di partecipazione, Tavolo della Trasparenza, che è stato già deliberato dalla stessa Regione nel caso della gestione della centrale nucleare del Garigliano, che per motivi di carattere tecnico non è stato inserito nell’Accordo di Programma, con la promessa da parte della Regione di aprire uno strumento concordato dalle parti. La gestione di tutto il procedimento risulta affidato alla Regione Lazio, con la supervisione di un Comitato di Controllo, e questo introduce un ulteriore dubbio, vista la scarsità di risorse impiegate dalla Regione stessa su questo terreno, che in passato consistevano nella competenza di alcune, poche persone. Tutto questo non può che farci ribadire l’urgenza e la necessità della messa in opera di un dispositivo che regoli una partecipazione vera del territorio a tutte le procedure e gli interventi che verranno messi in atto per mettere sotto controllo e bonificare le aree contaminate. Non si tratta di sostituirci alle competenze tecniche degli enti preposti, ma di condividere quel livello di conoscenza che permette di intervenire nelle decisioni fondamentali, riteniamo insufficiente la previsione di un sistema di Open Data, come nel 2009 quando l’allora Governatore del Lazio Marrazzo aveva promesso un accesso ai dati via rete, mai attuato. La cosa è tanto più urgente quanto più siamo tutti consapevoli che le attività di cui parliamo attirano gli appetiti di soggetti legali ed illegali che mirano a far prevaler il proprio interesse privato su quello pubblico. Da ultimo diciamo che non è pensabile che le singole amministrazioni locali coinvolte vadano in ordine sparso ad affrontare i problemi e gli impegni che nasceranno vista la complessità del nuovo SIN. Un dispositivo di partecipazione richiede la messa in comune di risorse da parte delle amministrazioni coinvolte, supportate in questo dalle amministrazioni centrali, in un rapporto di cooperazione e consultazione necessaria con associazioni, comitati territoriali, la cittadinanza attiva in generale.

IL COORDINAMENTO INTERPROVINCIALE AMBIENTE E SALUTE VALLE DEL SACCO BASSA VALLE DEL LIRI

Valle del Sacco, 13.03.2019

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