Uno zaino vale la vita?

Ma forse la domanda dovrebbe essere diversa:due balordi in cerca di qualche malcapitato da scippare, girano armati? E perché colpiscono alla testa chi cerca di difendersi dallo scippo? Perché non fuggono e cercano un’altra vittima?

La risposta non la conosceremo mai, ma ciò che è certo è che nello zaino di Anastasia, di professione babysitter, ci saranno stati si e no i soldi per una dose di ciò che quei balordi cercavano. I soldi nemmeno sufficienti per due dosi.

In terra invece resta il corpo senza vita di chi ha cercato di reagire. La legittima difesa che adesso farà di nuovo riempire la bocca a chi vuole che il girare armato diventi legge. Contrastato da chi non lo vuole, ma senza pensare alle cause di tale odio sconsiderato.

Disagio sociale, volontà di sopraffazione, giri di affari eccessivi per alcuni e un miraggio per chi è solo onesto. Onestà uguale sopraffazione. Disonestà uguale successo sociale. Coscienza pulita dopo un omicidio. Dopo una strage. Si fa presto a dire socialmente pericolosi. Il risultato di una società socialmente pericolosa è di fronte agli occhi di tutti noi e nella morte dell’ennesima vittima.

Luca Sacchi, personal trainer, era insieme alla sua fidanzata Anastasia, babysitter di 25 anni. Stavano passeggiando nei pressi del Parco della Caffarella quando, alle 23 di mercoledì 23 ottobre in via Franco Bartoloni, all’incrocio con via Teodoro Mommsen, sono stati aggrediti alle spalle da due uomini.

Un malvivente ha colpito alla nuca Anastasia rubandole lo zaino che conteneva i pochi effetti personali. Luca Sacchi, per difendere la sua compagna, ha però reagito. Ne sarebbe nato un diverbio e una colluttazione poi culminata con l’esplosione di un colpo di pistola da parte di uno dei due rapinatori che lo ha raggiunto alla testa ferendolo gravemente.

I due si sarebbero allontanati lasciando Sacchi a terra tra le urla della sua compagna. Quindi la corsa in ospedale e il disperato tentativo dei medici di salvare la vita al 24enne. Alle 13 del 24 ottobre la drammatica notizia: Luca non ce l’ha fatta, è morto.

A dare la caccia ai rapinatori e a determinare chi dei due ha sparato, sono i carabinieri di via In Selci e del Nucleo Radiomobile che, subito dopo i fatti, hanno ascoltato i testimoni e la fidanzata di Luca Sacchi. Chi ha visto la scena racconta anche della fuga dei due banditi, secondo qualcuno avvenuta in auto, su una Smart.

Il bossolo del proiettile sparato è stato invece recuperato dai militari e sarà ora sottoposto a esami balistici per verificare se sia stato esploso da una pistola utilizzata per commettere altri reati. E poi ci sono gli occhi elettronici, le quattro telecamere di sorveglianza che puntano nell’area antistante il pub.

Le immagini di videosorveglianza sono state sequestrate questa mattina dagli investigatori che le stanno passando al setaccio per trovare indizi utili e risalire così ai due fuggitivi mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio volontario.

Luca Sacchi ucciso: il quartiere è sotto choc
La zona di Colli Albani, dell’Appio Latino, nel frattempo è sotto choc. Luca Sacchi viveva a poco più di un chilometro dal luogo dove è stato raggiunto dal colpo di pistola che poi si è rivelato fatale. “Non riesco a crederci. Sono sconvolta. Povero ragazzo”, racconta Maria che abita a pochi metri da via Bartoloni.

“Non mi escono dalla testa le urla. Le urla della ragazza che urlava. Le abbiamo sentite da casa e ci siamo affacciati”, dice Alessio.

E sono in molti ad essersi accorti di quel che è accaduto, ieri alle 23 circa, attirati dalla disperazione generale che si è innescata subito dopo i fatti. “Questo è un quartiere tranquillo, non riesco a crederci”, aggiunge Fabio.

Antonella Necci

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