TERREMOTO. L’AQUILA, 11 ANNI DOPO CITTÀ DESERTA A CAUSA DEL CORONAVIRUS.

(DIRE) L’Aquila, 6 apr. – La notte del 6 aprile 2009, alle 3.32, una scossa di terremoto di magnitudo 6.3 distruggeva L’Aquila e toglieva la vita a 309 persone. Undici anni dopo il centro storico faticosamente riconquistato e’ di nuovo deserto, i negozi chiusi, il silenzio spettrale. Il capoluogo d’Abruzzo e’ tornato a essere zona rossa, questa volta insieme al resto d’Italia, a causa dell’emergenza Coronavirus. Passeggiando per le strade della citta’ in questi giorni, si sente solo il rumore dei propri passi e il vento che scuote i teli sulle impalcature dei palazzi ancora feriti. Per strada pochissimi passanti, per lo piu’ accompagnati da cani e muniti di mascherina, attentamente distanti gli uni dagli altri. La distanza, si’, perche’ questa volta la minaccia non viene da sottoterra, ma si diffonde nell’aria, e gli abbracci, quelli dentro ai quali undici anni fa si poteva trovare momentaneo conforto, ora sono spezzati. Anche riguardo le proprie abitazioni e’ venuta meno ogni certezza: nel 2009 bisognava uscire di casa per sentirsi al sicuro, ora, al contrario, bisogna restarci dentro. Chi lo avrebbe immaginato? Di certo non quei commercianti che con tanta fatica hanno creduto, e credono ancora, nella rinascita della loro citta’, e che, nonostante mille difficolta’, hanno riaperto (o aperto ex novo) un’attivita’ nel centro storico. A loro la vita, di nuovo, ha chiesto di abbassare la saracinesca. Ma l’aquilano, resiliente e cocciuto, non ci sta e sulla porta del suo negozio scrive: “Passera’ anche questa”, con l’esperienza di chi sa che sara’ cosi’.

Agenzia DIRE  ww.dire.it

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