TEMPO DI VACCHE MAGRE: FUSIONI CHE TENTAZIONE!

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Cesare Pavese)

Premesso che ogni amministrazione comunale è libera, nel rispetto della volontà dei cittadini, di associarsi come meglio crede, non posso, in qualità di consulente ANPCI, non rilevare come le scelte dei Comuni di fondersi siano, molto probabilmente, scelte dettate più dalla necessità che dalla volontà di fondersi.

Tale necessità è creata ad hoc dal Governo Nazionale e dal Governo Regionale piemontese che stanno operando in stretta simbiosi per far sparire dalla geografia e dalla storia i piccoli comuni e con loro storia, culture e tradizioni millenarie.

I piccoli comuni gestiscono il 54% dell’intero territorio nazionale per lo più collinare e montano. E ad ogni alluvione in pianura, tutti dovrebbero ricordare che i terreni abbandonati in montagna trattengono il 20% in meno delle acque di piogge e di disgelo!

Le difficoltà dei piccoli comuni non nascono dalle loro ridotte dimensioni demografiche, ma dai continui tagli ai trasferimenti operati dal governo centrale dal 2010 ad oggi che hanno ridotto le entrate dei comuni di 204,00 euro per abitante.

Nasce pertanto spontaneo chiedersi: ma se lo Stato ha ridotto i trasferimenti perché non ha soldi, come mai trova 11 milioni in 10 anni da dare ad esempio al comune di Busca, oltre 10.116 abitanti circa, per la fusione con il piccolo comune di Valmala, circa 56 abitanti?

E così ora, molto probabilmente, anche Saluzzo, circa 16.971 abitanti si fonde con il piccolo comune di Castellar, circa 299 abitanti.

Così facendo non si rischia di alimentare una illusoria corsa all’oro in un momento in cui le miniere si stanno esaurendo?

Prima riflessione. Se tutti i circa 200 piccoli comuni della provincia di Cuneo, calcolati per difetto per facilitare, operassero come Busca e Valmala la fusione a coppie, i comuni si ridurrebbero da 200 a 100. A questi nuovi comuni, oggetto di fusione, andrebbero in 10 anni, più o meno le stesse cifre, per un totale complessivo di circa un miliardo e 100 milioni di Euro (11.000.000,00 X 100 comuni).

Seconda riflessione: 1 miliardo e 100 milioni non potrebbero essere erogati direttamente nei prossimi 10 anni a tutti i 200 comuni attualmente insediati sul territorio della provincia? Avrebbero un trasferimento annuo per ogni comune pari in media a 550 mila euro (1.100.000.000,00: 200 comuni:10 anni= € 550.000,00).

E’ una cifra spaventosa per i piccoli comuni! Se solo riuscissero ad ottenere la metà (250.000,00) del miliardo e 100 milioni spesi per le fusioni garantirebbero dei servizi extralusso per i loro cittadini.

Il Consulente ANPCI Burgio Vito Mario

 

 

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