STOP AL PRECARIATO DEI DIPENDENTI DI POSTE ITALIANE!

Frosinone, 21 Settembre 2017

LA UIL POSTE CHIEDE ALL’AZIENDA DI CAMBIARE MODUS OPERANDI RESTITUENDO DIGNITA’ AGLI IMPIEGATI.

Provvedere in tempi rapidi a favorire la mobilità volontaria, trasformare tutti i contratti part-time in tempo pieno e creare un meccanismo attraverso cui anche agli ex CTD (contratto a tempo determinato) sia data una prospettiva di stabilizzazione. Sono queste le richieste della Uil Poste Frosinone avanzate alla vigilia degli incontri tra Poste Italiane e i sindacati per discutere del nuovo contratto di lavoro scaduto da ben 57 mesi e calendarizzati per il prossimo mese di Ottobre. Il sindacato continua a seguire da vicino la vicenda denunciando, ancora una volta, le difficoltà degli impiegati, molti dei quali alle prese con stipendi tra i più bassi d’Italia e in attesa di un salario più dignitoso. Ulteriori ritardi nella sottoscrizione dei nuovi accordi sarebbero intollerabili: “Sappiamo tutti – spiega la responsabile della Uil Poste Frosinone Maria Rosaria Ginestra – che le responsabilità non sono da imputare esclusivamente all’azienda ma anche e soprattutto alle lotte politico-sindacali che si sono innescate in questi anni. I dipendenti di Poste Italiane però attendono di poter uscire dal precariato del terzo millennio, quello che l’azienda ha creato nelle forme più diverse: lavoratori da anni in attesa di una mobilità volontaria, definita sarcasticamente “immobile” e precari nella sede di lavoro; dipendenti da oltre dieci anni in azienda costretti a convivere contratti part-time; contratti a tempo determinato sfruttati in maniera subdola che non avranno mai futuro nonostante le promesse”. Da oltre un decennio Poste Italiane produce utili ma a beneficiarne non sono certo i lavoratori. Un’azienda che anziché investire in forza lavoro crea nuovo precariato: “I giovani vengono formati e specializzati – denuncia la Uil Poste – ma utilizzati solo part-time senza una vera prospettiva per il futuro mentre molti Ctd (contratti a tempo determinato) sono condannati a lavorare 24 mesi per poi essere buttati fuori. Le nostre richieste sono chiare e vigileremo con determinazione affinché vengano accolte”.

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