SPAZIO. ESA CURA DIGITALIZZAZIONE BIBLIOTECA VATICANA: INNOVAZIONE E CONSERVAZIONE.

DIRETTORE AGENZIA EUROPEA: IMPEGNO COMUNE NELLA TUTELA DEI DATI (DIRE) Roma, 16 apr. – L’Esa al fianco del Vaticano. L’Agenzia spaziale europea e’ impegnata, dal 2010, nella digitalizzazione dei manoscritti della Biblioteca Vaticana, utilizzando il formato Fits, flexible image transport system, il sistema flessibile di trasporto dell’immagine sviluppato dalla Nasa negli anni Settanta. Un incontro fra due realta’ molto simili per quanto riguarda la conservazione del patrimonio dati e il loro utilizzo. “Mentre l’Esa fornisce informazioni globali sullo stato del nostro Pianeta attraverso le osservazioni da satellite- ha dichiarato Josef Aschbacher, direttore Esa dei programmi di osservazione della Terra- la Biblioteca Apostolica Vaticana offre una fonte unica di saggezza che ha contribuito allo sviluppo della nostra cultura e della nostra societa’. Il Vaticano ha scelto Esa perche’ noi siamo abituati a gestire una grande quantita’ di dati, infatti i nostri satelliti creano i piu’ grandi volumi di dati del mondo ogni giorno creiamo 14 terabyte di dati trasmessi dalle nostre sentinelle”.
Sono 8 anni che gli 80mila manoscritti sono sottoposti al processo di archiviazione digitale, ma il lavoro e’ stato completato solo per il 15%.
Il Prefetto della Biblioteca Apostolica Don Cesare Pasini ha sottolineato: “Noi dobbiamo conservare le immagini dei manoscritti, Esa deve conservare le immagini del mondo, pero’ il punto in comune e’ conservare e farlo bene senza dover ripetere le riprese dal satellite o senza ripetere fra 5 anni digitalizzazioni che richiedono anche un grosso lavoro e uno stress per i manoscritti. Ogni singolo manoscritto di questi 80mila e’ un pezzo unico e c’e’ bisogno che venga preservato, oltre ad essere dato in consultazione”. La Biblioteca Vaticana fu fondata il 15 giugno del 1475 da Papa Sisto IV. Quest’ultimo raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte del Papa e dei suoi predecessori: 2.500 opere, oggi se ne contano piu’ di un milione, distribuite in quattro sale: la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio.
Durante il V centenario dalla sua fondazione Papa Paolo VI, nel suo discorso celebrativo, ricordo’ la finalita’ della Biblioteca: “veniva dotata di un abbondante e prezioso, inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”. Proprio per far fede a quella finalita’ si e’ deciso di digitalizzare tutti i manoscritti in modo che possano proseguire il loro lungo cammino e continuare ad essere letti e conosciuti da migliaia di studiosi in tutto il mondo. La digitalizzazione Fits ha contribuito a preservare i documenti, ma anche a renderli piu’ accessibili grazie alla tecnologia Esa che permette alle vecchie pagine di non essere distorte quando vengono schiacciate sotto la lastra di vetro per essere scansionate.
“Si preserva- ha continuato il prefetto Pasini- fissando la foto ad altissima definizione oggi, in modo che se in futuro ci fosse un degrado abbiamo a disposizione ogni singolo dettaglio.
Abbiamo concesso per 6 secoli la consultazione di questi manoscritti pero’ dovevi venire qui a vederli, adesso si potranno consultare comodamente da casa. Il manoscritto piu’ antico che conserviamo e’ un Vangelo secondo Luca e Giovanni del 200, acquisito nel 2007 per una donazione. Uno dei piu’ moderni e’ del 1850 e tratta delle persecuzioni dei cristiani in Giappone, i materiali conservati che hanno valore culturale storico sono i piu’ svariati”.
Fits permette anche di essere letto senza dover essere convertito in un altro formato, evitando di perdere informazioni o essere incompatibile con futuri sistemi. Il tempo e’ una delle variabili piu’ pericolose, non solo per il deterioramento dei volumi conservati nella biblioteca, ma anche per l’eventuale accessibilita’ del formato Fits in futuro. Per questo le istruzioni del formato per la lettura e per l’elaborazione dei dati sono contenute in una intestazione fissata al di sopra dei dati cosi’ che tra un secolo, quando i computer saranno diversi, tutta l’informazione necessaria a decodificare il dato potra’ essere trovata dentro il medesimo archivio. La digitalizzazione va avanti, ma nel frattempo Aschbacher guarda al domani con una nuova proposta: “Vogliamo iniziare nuovi progetti, vorremmo combinare meglio le scritture vecchie con i dati nuovi. Per esempio nella Bibbia e’ pieno di immagini di storie e deve essere interessante vedere quei luoghi col satellite, per osservare come sono oggi. E’ ancora solo un’idea, ma ci stiamo lavorando”.

 Il Prefetto della Biblioteca Apostolica Don Cesare Pasini ha sottolineato: “Noi dobbiamo conservare le immagini dei manoscritti, Esa deve conservare le immagini del mondo, pero’ il punto in comune e’ conservare e farlo bene senza dover ripetere le riprese dal satellite o senza ripetere fra 5 anni digitalizzazioni che richiedono anche un grosso lavoro e uno stress per i manoscritti. Ogni singolo manoscritto di questi 80mila e’ un pezzo unico e c’e’ bisogno che venga preservato, oltre ad essere dato in consultazione”. La Biblioteca Vaticana fu fondata il 15 giugno del 1475 da Papa Sisto IV. Quest’ultimo raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte del Papa e dei suoi predecessori: 2.500 opere, oggi se ne contano piu’ di un milione, distribuite in quattro sale: la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio. Durante il V centenario dalla sua fondazione Papa Paolo VI, nel suo discorso celebrativo, ricordo’ la finalita’ della Biblioteca: “veniva dotata di un abbondante e prezioso, inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”. Proprio per far fede a quella finalita’ si e’ deciso di digitalizzare tutti i manoscritti in modo che possano proseguire il loro lungo cammino e continuare ad essere letti e conosciuti da migliaia di studiosi in tutto il mondo. La digitalizzazione Fits ha contribuito a preservare i documenti, ma anche a renderli piu’ accessibili grazie alla tecnologia Esa che permette alle vecchie pagine di non essere distorte quando vengono schiacciate sotto la lastra di vetro per essere scansionate.

“Si preserva- ha continuato il prefetto Pasini– fissando la foto ad altissima definizione oggi, in modo che se in futuro ci fosse un degrado abbiamo a disposizione ogni singolo dettaglio. Abbiamo concesso per 6 secoli la consultazione di questi manoscritti pero’ dovevi venire qui a vederli, adesso si potranno consultare comodamente da casa. Il manoscritto piu’ antico che conserviamo e’ un Vangelo secondo Luca e Giovanni del 200, acquisito nel 2007 per una donazione. Uno dei piu’ moderni e’ del 1850 e tratta delle persecuzioni dei cristiani in Giappone, i materiali conservati che hanno valore culturale storico sono i piu’ svariati”. Fits permette anche di essere letto senza dover essere convertito in un altro formato, evitando di perdere informazioni o essere incompatibile con futuri sistemi. Il tempo e’ una delle variabili piu’ pericolose, non solo per il deterioramento dei volumi conservati nella biblioteca, ma anche per l’eventuale accessibilita’ del formato Fits in futuro. Per questo le istruzioni del formato per la lettura e per l’elaborazione dei dati sono contenute in una intestazione fissata al di sopra dei dati cosi’ che tra un secolo, quando i computer saranno diversi, tutta l’informazione necessaria a decodificare il dato potra’ essere trovata dentro il medesimo archivio. La digitalizzazione va avanti, ma nel frattempo Aschbacher guarda al domani con una nuova proposta: “Vogliamo iniziare nuovi progetti, vorremmo combinare meglio le scritture vecchie con i dati nuovi. Per esempio nella Bibbia e’ pieno di immagini di storie e deve essere interessante vedere quei luoghi col satellite, per osservare come sono oggi. E’ ancora solo un’idea, ma ci stiamo lavorando”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

Visite totali:75
Print Friendly, PDF & Email

Potrebbero interessarti anche...