Siria, ritorna l’incubo Isis: scontri contro i curdi nel campo di prigionia, circa 900 jihadisti in fuga.

di Alessandra Frabbetti

Riprendono gli scontri nel campo di detenzione degli ex jihadisti di Ain Issa, colpito nei giorni scorsi dai raid dell’aviazione turca.

Miliziani dell’Isis sono riusciti ad imbracciare le armi e hanno aperto il fuoco contro le Sdf, le Forze democratiche siriane, uno dei gruppi armati sotto l’ombrello delle Unita’ di protezione popolari curde (Ypg). Lo confermano fonti curde, secondo le quali il conflitto a fuoco sta avvenendo nei pressi di Ain Issa, sede del campo profughi in cui i curdi tengono prigionieri i jihadisti e le loro famiglie.

Discordanti invece le versioni circa l’origine dell’attacco: secondo alcuni, si tratta di combattenti fuggiti dai campi – circa 900, stando a quanto riportato ieri dal portavoce curdo del campo, Jelal Ayaf – mentre altri parlano di un’imboscata contro i curdi realizzata da cellule esterne.

Ain Issa e’ una citta’ sul confine turco-siriano, nella regione a maggioranza curda, zona in cui da ormai sei giorni prosegue l’offensiva della Turchia contro le forze dell’Ypg-Sdf, che Ankara considera terroristi alla stregua del Pkk, ossia il Partito dei lavoratori curdi in Turchia.

Oggi, dopo l’intesa tra l’esercito di Damasco e i curdi, le truppe dell’esercito siriano hanno raggiunto la fascia di terra compresa tra Al-Hasaka e le regioni a nord di Raqqa. Da Ain Issa i soldati siriani mancavano da cinque anni, cioe’ da quando l’intera regione del nord-est cadde nelle mani dello Stato islamico di Siria e Iraq (Isis).

L’accordo pero’, come ricorda in una nota la ‘Free Media Union’ in contatto con le Ypg-Sdf, e’ puramente militare: il memorandum d’intesa stretto tra le forze curde con l’esercito siriano e’ volto a proteggere i confini dall’offensiva turca, ma “dal punto di vista della gestione amministrativa del territorio nulla e’ cambiato”.

La nota, ottenuta dalla ‘Dire’, vuole in particolare rassicurare i giornalisti sul terreno, in quanto viene chiarito che l’accordo non costituisce “un rischio” per il loro lavoro.

Stando ai media locali infatti, un altro giornalista ha oggi perso la vita: si tratta di Muhammad Efrin, report curdo-siriano deceduto per le ferite riportate ieri dopo l’attacco turco a un convoglio nei pressi di Ras al Ayn, in cui un altro giornalista era gia’ rimasto ucciso.

Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha accusato le forze curde di aver volontariamente aperto le porte della prigione in cui erano detenuti i combattenti dell’Isis, senza specificare di quanti miliziani si tratterebbe. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha paventato questa possibilita’ in un tweet in cui torna anche a promettere sanzioni contro la Turchia e conclude difendendo il ritiro delle proprie truppe dalla Siria del nord: “Davvero la gente pensa che dovremmo entrare in guerra contro la Turchia, un membro della Nato? Le guerre senza fine sono finite”.

Intanto e’ naufragato il tentativo di alcuni Paesi Ue tra cui Francia, Germania e Italia, di far approvare dal Consiglio degli Affari esteri, riunito oggi a Lussemburgo, un embargo europeo sulla vendita di armi alla Turchia. Stando alle dichiarazioni conclusive, sulla proposta non c’e’ unanimita’; cosi’ per il momento resta solo formale la “condanna” dell’Unione Europea all’intervento di Ankara nel nord della Siria.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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