Si piecuro te vai ‘o lupo te magna. Di Pasquale D’Aiuto, avvocato.

 

 

 

 

ACCADEMIA DEI PARMENIDEI
UFFICIO STAMPA

SI PIECURO TE FAI, ‘O LUPO TE MAGNA! Quindici maggio venti venti

Pasquale D’Aiuto, avvocato.

Ricevo comunicazione di cancelleria dal Giudice di Pace di ICSICSICS: rinvio a dicembre. Ma come? E la trattazione per iscritto?! E le opportunità della telematica? Faccio qualcosa di nuovo: lo domando al Cancelliere in reply.

Ecco la risposta – che mai avrei creduto di ottenere: “… I rinvii sono soggetti alla discrezionalità del magistrato … potrebbe essere congruo far pervenire una istanza congiunta di anticipazione di udienza se il fascicolo risulta essere maturo ad una pronta risoluzione [see, see NDR], in rispetto di quanto disposto e previsto dal decreto [omissis] Presidente del Tribunale di [omissis]”. Che, detto tra noi, secondo me nulla dice al riguardo. 

Uno dei 200 diversi protocolli in Italia, ciascuno da parte di un signore del relativo staterello medioevale, che fanno impazzire gli Avvocati. Insomma: prenditela col Giudice. Ma i GdP non avevano interesse a portare a compimento i giudizi per essere retribuiti? Io così sapevo. Mah.

Ok, Avv. D’Aiuto, direte voi: hai compiuto questo insignificante atto. Ora, che c’azzecca il titolo?! C’azzecca, c’azzecca, come diceva Di Pietro. Perché se tutti noi prendessimo a rispondere garbatamente alle Cancellerie quando comunicano i differimenti, così come se domandassimo ai Giudici perché quel rinvio così lontano o quell’attesa di due ore per l’udienza od anche perché non si sia pensato ad una distinzione temporale tra prime comparizioni, prove testi, incarichi tecnici e così via, vedremo che, di fronte alla cortese insistenza, il malcapitato sarebbe costretto a risolvere od a protestare con chi vi fosse tenuto per ufficio. E così, a salire, sino ai vertici.

Perché, prima o poi, in udienza, ci torneremo, e comunque sia anche il processo telematico patirà storture, evitabili solo se ci diamo una mossa.

Per estensione, se contestassimo – magari, dapprima al diretto interessato poi, nel caso di reiterazione, pubblicamente – i comportamenti inopportuni all’interno dei nostri organi di rappresentanza e richiamassimo all’ordine chi dovrebbe garantire un VERO decoro per la nostra professione, di certo miglioreremmo sensibilmente il nostro stato.

Ma anche scrivere, sensibilizzare, dialogare e discutere si rivela importante: perché la nostra irrilevanza sostanziale – perché questo siamo, noi Avvocati: IRRILEVANTI, ed il perché l’ho scritto nei miei precedenti editoriali ma, in fondo, lo sappiamo tutti, lo vediamo ogni santissimo giorno – dipende dal nostro silenzio.

Ma cosa siamo: tutti possidenti, ricchissimi benestanti? Siamo tutti soddisfatti e tronfi per quel che abbiamo e non avvertiamo la necessità di essere davvero portatori di istanze di Giustizia? Non intendiamo esercitare quel ruolo che rappresenta lo scopo della nostra vita professionale? Beh, chi così si sente, esca dall’Avvocatura, ché siamo duecentocinquantamila. E chi resta, faccia qualcosa ogni giorno, anche a partire dai piccoli comportamenti: apponga il proprio tassellino per una Giustizia vera e seria!

Conosco coraggiosissimi Colleghi che combattono col coltello tra i denti per tutti noi, che si beccano querele, minacce, oscuri anatemi da altri colleghi che non vogliono perdere la propria posizione di potere – a partire da quelli che dovrebbero garantirci in Parlamento, poiché siamo la maggioranza tra le professioni ivi presenti. Colleghi che (a volte, con toni che non utilizzerei… per ora) usano ogni mezzo per evidenziare quanto siamo caduti in basso, quanto sia davvero indecorosa questa nostra condizione di pedine in uno scacchiere sopra le nostre teste.

Perchè c’è a chi va bene così, ed è potente: infatti, in Italia ci sono “da un lato le grandi law firms che occupano circa 5-6mila avvocati (poco meno del 3% del totale), ma – stima l’ASLA [Associazione Studi Legali Associati, NDR] – producono più dell’80% del Pil dell’avvocatura italiana; dall’altra gli oltre 240mila professionisti attivi censiti da Cassa forense, per la maggior parte inseriti in studi medio piccoli, con un particolare indice di affollamento al Sud: solo in Campania sono 34.330 gli iscritti 2018, quasi mille in più della piazza milanese, ben più ricca e attrattiva … «Nel 2018 la forbice di reddito tra grandi e piccoli studi si è allargata» nota Nunzio Luciano, presidente di Cassa forense, che ritiene necessario investire nelle aggregazioni [ed ecco a cosa si punta, sulla nostra pelle! NDR]: «Ancora oggi 2 studi su tre sono individuali e rischiano di scomparire»” [fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/studi-legali-dell-anno-2019-ricerca-sole-24-ore-statista-AB442yuB].

E, secondo voi, a queste immense strutture che desiderano – lecitamente, ci mancherebbe – che gli Avvocati lavorino per loro e non in proprio e che muovono interessi e danari con la pala, fa comodo che gli altri, specie i c.d. piccoli professionisti abbiano voce? Io penso proprio di no. È la legge della giungla, baby. Però, se i figli di un Dio minore cominciano a farsi sentire, garbatamente ma determinatamente – e sempre MENO garbatamente, se non vengono ascoltati – non credete che l’intera Avvocatura, e non solo chi decide di aprire un proprio studio, otterrebbe visibilità e autentico decoro? A partire dai poveri praticanti, che intendono entrare in un settore che, purtroppo e pur con la massima comprensione, non ha più bisogno di Avvocati!

Insomma: se noi ci facciamo piecori, il lupo ci mangia. Se noi chiniamo la testa, la perdiamo. Ancora una volta, Cilento docet: non facciamoci piecori, prendiamo coscienza del nostro rilievo e del nostro ruolo liberale e storico, decidiamo cosa essere, diventiamo adulti. Sennò i lupi faranno un sol boccone di noi.

Se non l’hanno, irrimediabilmente, fatto già.

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