Scuola: la didattica a distanza.

La didattica a distanza, il nuovo videogioco che intrattiene genitori e figli nel nemmeno tanto breve periodo della sospensione della didattica in presenza, è stata intesa da troppi “proseliti neofiti” dello scranno, della scrivania e della cattedra, come panacea per tutti i mali della scuola pubblica della Repubblica italiana.

I neofiti della nuova religione pedagogico-didattica hanno commesso tre errori sostanziali: sopravvalutare la disponibilità e l’efficacia degli strumenti informatici, sovraccaricare di lavoro gli studenti davanti all’equivalente della Play-Station, equiparare un’ora di lezione in aula ad un’ora di lezione dietro lo schermo.

Escludiamo dal ragionamento gli ultimi anni delle superiori, l’Università, il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti. Fino ai sedici anni, cioè fino al biennio della Scuola Secondaria di secondo grado, l’alunno deve adempiere all’obbligo dell’istruzione previsto dalla legge; dal triennio, invece, si entra nella dimensione della “scelta”, cioè nel seguire un percorso scolastico che lo studente ha scelto, proteso verso il suo futuro, e nel quale investe risorse economiche della sua famiglia, il suo tempo e le sue energie.

Normativamente, non esiste un “obbligo” per gli scolari delle elementari e gli studenti delle medie di seguire con correttezza, impegno e rielaborazione personale (studio) la didattica a distanza. In verità, contrattualmente, non esiste neppure un “obbligo” per i docenti della scuola dell’obbligo di porre in essere lezioni e interrogazioni attraverso computer e connessioni Wi-fi.

Se il Parlamento ritiene che la nuova religione pedagogico-didattica debba diventare obbligatoria, vanno studiate con estrema attenzione tempi e modalità, obbligate le famiglie a far “frequentare” i figli, e inserite le nuove modalità a tempo della funzione docente nel nuovo Contratto Collettivo nazionale di lavoro scuola. Inoltre, nel rispetto della Costituzione, si prevedano anche computer e connessioni a costo zero per tutti, docenti e studenti.

La lezione online, per essere efficace nei confronti dei discenti più piccoli, deve rispettare i tempi televisivi. Sono da evitarsi rigorosamente, pertanto, gli interminabili monologhi del docente, la programmazione di un numero di ore pari a quello delle lezioni in presenza, l’insegnamento teorico delle discipline “pratiche” come la Musica. I tutorial, oggi largamente presenti su Internet, non costituiscono una modalità di insegnamento ma di “ammaestramento”. L’elemento educativo e quello formativo posti in essere dalla scuola, rientrano in altre categorie pedagogiche e didattiche.

In conclusione, la didattica a distanza non può sostituire, se non per brevissimi periodi e cum grano salis, il dialogo educativo-formativo e le esperienze concrete di apprendimento che caratterizzano la vita scolastica di docente e discente. Un aspetto che sia l’utenza sia la comunità scolastica sembrano ignorare, o almeno, si rifiutano di considerare, accecati dalla novità di un giocattolo, per ora, divertente, anche se per niente educativo.

Antonella Necci

Visite totali:73
Print Friendly, PDF & Email