SCUOLA. BINETTI: 1 SETTEMBRE VICINO E INSEGNANTI NON SANNO CHE FARE.

(DIRE) Roma, 19 ago. – “A dieci giorni dai primi appuntamenti con i docenti, previsti per il primo settembre, ormai indispensabili per progettare la riapertura della scuola sotto il profilo didattico e non solo sotto quello logistico, il commento che risuona con maggiore frequenza tra gli insegnati e’ uno solo: Non si sa nulla. In molti casi mancano gli interlocutori privilegiati, che sono i dirigenti scolastici, soprattutto coloro che facendo funzione di dirigente, senza averne tutte le prerogative, non hanno nessuna intenzione di assumersi responsabilita’ di cui si ignora sia la portata che le conseguenze. Non si sa quanti saranno gli alunni per classe e quindi come saranno formate le classi; non si conoscono gli orari, sia pure nell’ottica degli scaglionamenti; i docenti che lavorano su piu’ plessi, non sanno proprio se e come potranno organizzarsi per garantire la propria presenza in classe. Mano a mano che i giorni passano la confusione si conferma in modo sempre piu’ drammatico ed emerge il caos legato al vuoto di informazioni concrete, a cominciare dalla mancanza di quelle linee guida, necessarie per assicurare un minimo di uniformita’ al sistema scolastico nel suo insieme. I docenti che in tempo di lockdown hanno lavorato con impegno, sono consapevoli delle lacune che presenta la preparazione degli studenti, tutti regolarmente promossi, ma non tutti in grado di affrontare le classiche sfide legate al programma nelle nuove classi. Ora sempre piu’ insistentemente si ventila uno spostamento della data di apertura della scuola per gli studenti, ma nulla si dice sulla fatidica data del primo settembre per i docenti, che con pieno diritto temono anche per la loro salute e sempre piu’ per eventuali conseguente legate all’insorgere di casi singoli e di veri e propri focolai”. Lo afferma la senatrice Binetti, UDC, dopo un lungo confronto con un gruppo di docenti romani. “Le conclusioni dell’incontro di oggi si possono sintetizzare in tre punti, tre aspetti, che hanno tutto il sapore del vero, non ancora detto ma sospeso nell’aria- aggiunge-. Prima di tutto: alla ministra i docenti interessano poco o nulla, sia che si tratti dei rischi per la loro salute che della loro effettiva qualita’ didattico-educativa. Secondo: la scuola per gli alunni riaprira’, se tutto va bene dopo il 21, ad elezioni effettuate. Questo le consentira’ di scusarsi, scaricando tutte le responsabilita’, come sempre sugli altri e forse nel frattempo arriveranno i suoi amatissimi banchi. Terzo, nella sua impostazione ideologica statocentrica, la scuola paritaria semplicemente non esiste. Non le interessa ne’ che chiudano definitivamente quasi cento Istituti scolastici, tra sedi piu’ piccole e sedi prestigiose; ne’ che restino a casa centinaia, migliaia, di docenti, ne’ che per molti studenti si interrompa quella continuita’ didattica che e’ condizione necessaria, anche se non sufficiente di un buon patto educativo tar scuola e famiglia. Lei, l’Azzolina, di scuola sa poco o nulla: speriamo che quando fara’ il dirigente scolastico, si renda conto del danno fatto in questi mesi e se ne penta… Ma ad oggi il bilancio-scuola e’ un vero flop, prima ancora di cominciare. Non ci sono neppure le condizioni minime per un nuovo inizio!”

Agenzia DiRE  www.dire.it

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