RJF2019, dall’Armenia agli Stati Uniti via Cuba: in arrivo Tigran Hamasyan, Dayramir Gonzalez, Cory Wong e Donny McCaslin.

Roma Jazz Festival 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

presenta

Dall’Armenia a Cuba, due grandi concerti per piano solo

TIGRAN HAMASYAN
mercoledì 13 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna

DAYRAMIR GONZÁLEZ
The Art of Cuban Piano
giovedì 14 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna

E la straordinaria energia di due jazzisti “rocker” americani

CORY WONG
giovedì 14 novembre ore 21.30
Monk

DONNY McCASLIN
Blow
venerdì 15 novembre ore 21.30
Alcazar

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(Tigran Hamasyan – foto di Luca D’Agostino)

(Dayramir Gonzàlez)

(Cory Wong)

(Donny McCaslin) 

Mercoledì 13 novembre, alle ore 21 nella Sala Borgna dell’Auditorium Parco della Musica, al Roma Jazz Festival 2019 è la volta di Tigran Hamasyan, pronto ad esibirsi in piano solo. Nato in Armenia (dove attualmente risiede dopo alcuni anni trascorsi a Los Angeles), classe 1987, Hamasyan ha iniziato a suonare all’età di 3 anni, ottenendo prestissimo prestigiosi riconoscimenti: a 16 anni vince il Montreux Jazz Festival’s Piano Competition, a 18 anni pubblica il suo album d’esordio e vince il Thelonious Monk International Jazz Piano Cometition. Nel 2016 ha conquistato l’ambito premio ECHO Jazz Awards come Migliore Pianista Internazionale. Tigran Hamasyan è la prova più convincente di quella ricerca jazzistica sviluppatasi negli anni ’80 che tendeva a far incontrare la tradizione jazz con le musiche popolari e accademiche ma anche con il rock e il pop. Echi della sua identità armena emergono all’interno di uno stile rigoglioso e virtuosistico che guarda spesso alla spiritualità incantatoria delle melodie della musica sacra e profana della sua terra. E da giovanissimo ha iniziato a collezionare premi anche Dayramir Gonzalez, pianista cubano che ha esordito dal vivo all’età di 16 anni nell’orchestra afrocubana di Oscar Valdes Diàkara. Il 14 novembre sul palco della Sala Borgna dell’Auditorium PdM presenta The Grand Concourse, il disco che lo ha consacrato come uno dei più autorevoli esponenti della tradizione afrocubana a New York.

Viene da Minneapolis, la città di Prince, e si sente. La sua è una miscela di funk, funk e ancora funk. È il chitarrista Cory Wong e sempre giovedì 14 novembre alle ore 21.30 è pronto a far tremare le mura del Monk Club di good vibes, come promettono i titoli del suo ultimo album uscito da pochissimo Motivational Music for the Syncopated Soul e del precedente The Optimist. Il giorno seguente, nuova deviazione fuori dalle sale della casa madre del Roma Jazz Festival: alle 21.30 di venerdì 15 novembre all’Alcazar arriva il sassofonista Donny McCaslin, noto anche fuori i confini del jazz per la sua partecipazione a Blackstar, album canto del cigno di David BowieBlow, il suo ultimo disco, è una superba espressione di rock artistico, con melodie orecchiabili e assoli di sax, con una gamma di suoni convincenti e un’intensità che impreziosisce ogni traccia. Il suo quartetto ha il ritmo e l’impatto di uno spettacolo rock e la complessità e l’attenzione di un concerto jazz. L’intensità, la passione e la complessità delle parti di synth, la batteria hard, lo spessore del basso, il caratteristico tono del sax di McCaslin sono tutti immediatamente riconoscibili, creando nell’ascoltatore la sensazione che ci si trovi davanti a un artista che è al tempo stesso jazzista, improvvisatore, rocker e musicista pop.

***

ROMA JAZZ FESTIVAL 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

1° novembre – 1° dicembre
Auditorium Parco della Musica | Casa del Jazz | Monk | Alcazar

Line up:

ABDULLAH IBRAHIM | ARCHIE SHEPP QUARTET | ANTONIO SÁNCHEZ&MIGRATION | BIG FAT ORCHESTRA | CARMEN SOUZA | CORY WONG |CROSS CURRENTS TRIO: DAVE HOLLAND/ZAKIR HUSSAIN/CHRIS POTTER | DAYRAMIR GONZALEZ | DIANNE REEVES | DONNY McCASLIN | ELINA DUNI | FEDERICA MICHISANTI HORN TRIO | GABRIELE COEN | GARY BARTZ/MAISHA KOKOROKO | LINDA MAY HAN OH | LUIGI CINQUE HYPERTEXT O’RCHESTRA/ADAM BEN EZRA | MARE NOSTRUM: PAOLO FRESU/JAN LUNDGREN/RICHARD GALLIANO | MOONLIGHT BENJAMIN | RADIODERVISH/OLES |  ROBERTO OTTAVIANO | TIGRAN HAMASYAN  

In occasione del Roma Jazz Festival, nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica

sarà esposta un’installazione di ALFREDO PIRRI

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Icone della storia del jazz come Archie SheppAbdullah IbrahimDave Holland, Ralph Towner, Gary Bartz e Dayramir Gonzalez ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come KokorokoMoonlight Benjamin, Donny McCaslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei RadiodervishTigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext O’rchestra dall’altroIl batterista anti-Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e il pantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano.

Sono i protagonisti della 43° edizione del Roma Jazz Festival che dal 1° novembre al 1° dicembre 2019 animerà la Capitale con 23 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. Il Roma Jazz Festival 2019 è realizzato con il contributo del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è prodotto da IMF Foundation in co-realizzazione con Fondazione Musica per Roma.

No borders. Migration and integration è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato/reazione/sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento.

In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri ha realizzato un’installazione visitabile dal 1° al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del RJF2019. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza.

L’opera rientra nel ciclo Compagni e Angeli (parole tratte da un brano dei Radiodervish – gruppo di apertura del festival – ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro.

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