Ritornano le tigri della Malesia di Paco Ignacio Taibo.

“Per l’aspetto fantasmale i due personaggi sembravano giovani pur senza esserlo; forse il fulgore dei loro occhi, l’aura di energia che emanavano, la sensazione di violenza trionfante, le risate aperte e i larghi sorrisi, il flusso di adrenalina che aleggiava su di loro, contribuivano a dare un’idea di giovinezza, e in modo alquanto convincente.

A uno sguardo più attento non potevano però sfuggire i capelli grigi sulla testa di quello con la camicia a brandelli e il torso pieno di graffi, un malese, e le rughe profonde attorno agli occhi dell’uomo con il sigaro, senza dubbio di origini europee meridionali, che sotto una patina di sporcizia lasciava intravedere le macchie sulla pelle tipiche di chi ha assorbito il sole per tanti anni.”

“Ho letto 63 libri scritti da Salgari, uno in più di quanti ne aveva letti Che Guevara. È molto più interessante di Bucharin, per esempio. I suoi eroi sono palpitanti, passionali. L’aspetto antimperialista e rivoluzionario di questo autore italiano va assolutamente rivalutato.”

Il libro

Il portoghese Yanez de Gomera e il principe malese Sandokan vedono minacciati i loro beni, le loro stesse vite e quelle dei loro amici quando subiscono l’attacco di una misteriosa forza maligna che si manifesta attraverso una nebbia verde e lascia dietro di sé una scia di cadaveri. I due vecchi pirati libertari sono allora costretti a richiamare a raccolta le Tigri della Malesia per intraprendere quella che si presenta come la più pericolosa delle loro avventure. Una vera e propria discesa agli inferi su un’imbarcazione che porta il nome di La Mentirosa. Ben presto incontreranno Friedrich Engels, il professor Moriarty, sottomarini minacciosi, società segrete cinesi, Rudyard Kipling, i postriboli della Cambogia, gli orangutan del Borneo, trafficanti di schiavi, una sopravvissuta della Comune di Parigi, fondamentalisti islamici, filologi greci, la flotta militare britannica, filosofi stoici, piante carnivore, messaggi cifrati, banchieri filippini alleati di José Martí, spie antimperialiste… Paco Ignacio Taibo II sceglie di scrivere, sotto forma di pastiche, un nuovo, avvincente capitolo della saga salgariana. Un intreccio di avventura, sesso e politica, dove felicemente coesistono lo spirito ribelle e antimperialista del narratore, l’attenzione alla Storia e i grandi modelli del feuilleton ottocentesco.

Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijon, nel 1949, ma fin da bambino si è trasferito con la famiglia, di solide tradizioni antifranchiste, a Città del Messico, dove vive tuttora. Docente universitario e giornalista, è considerato uno dei più importanti scrittori messicani. La sua fama, in patria e fuori, è dovuta sia al suo lavoro di storico, sia alla sua opera di narratore prolifico e versatile, per la quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui due premi Hammett e un premio Planeta. Ha pubblicato 56 libri, tradotti in oltre venti paesi. Per Marco Tropea Editore sono usciti: Ombre nell’ombra, Sentendo che il campo di battaglia, Ma tu lo sai che è impossibile, Rivoluzionario di passaggio, Ritornano le ombre, Eroi convocati (in La banda dei quattro), Morti scomodi (scritto a quattro mani con il subcomandante Marcos), Arcangeli, Te li do io i Tropici, La lontananza del tesoro, Come la vita, Donna Eustolia brandì il coltello per le cipolle, Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara (Premio Bancarella 1998), e i romanzi che hanno come protagonista il detective Héctor Belascoarán Shayne (Giorni di battaglia, Il fantasma di Zapata, Qualche nuvola, Niente lieto fine, Stessa città stessa pioggia, Fantasmi d’amore, Sogni di frontiera, Svaniti nel nulla).

pagine: 352, € 16,90.

da www.marcotropeaeditore.it

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