Regione Lazio – che fine hanno fatto il mille euro promessi e concordati a chi ha lavorato “a rischio elevato”, ma anche i seicento euro a chi ha affrontato rischi medi?

Assessorato alla Sanità e Integrazione Socio Sanitaria
Regione Lazio
Via rosa raimondi garibalid n. 7
00145 Roma

Oggetto: che fine hanno fatto il mille euro promessi e concordati a chi ha lavorato “a rischio elevato”,
ma anche i seicento euro a chi ha affrontato rischi medi?
La Regione Lazio che si diceva pronta a premiare gli “eroi”, ma i colleghi riportano tutt’altro. Io stessa
ho scritto per chiedere spiegazioni, senza una risposta.
Nella Regione Lazio, figli e figliastri, retribuzioni e/o premi diversi, anche se esposti in modo uguale,
in molte realtà gli strumenti ed il rischio di esposizione erano ben più gravi che in altri.
Ho colleghi trattati come professionisti di livello inferiore, sia per gli strumenti a disposizione, strutture
ed ora anche come incentivo che era stato concordato e promesso.
Io stessa chiedevo che venisse gratificato tutto il personale, anche quello dei cosiddetti settori “no
COVID”, esposti per la pochezza di mezzi e strumenti. …la Regione ha scelto, di rivolgere l’attenzione
verso le unità COVID. …ma i colleghi, esposti, mi dicono non aver ricevuto nulla, o sono stati trattati
diversamente dai medici, come se il COVID avesse fatto un distinguo tra le categorie.
Ogni giorno verifico che i colleghi esclusi dall’incentivo celebrato sono molti, molti di più!
I celebrati 1000 euro, che appare come un gesto di grande generosità, avrebbero dovuto essere erogati
ai sanitari che hanno lavorato, almeno 20 giorni, nei 52 giorni di attività sanitaria pandemica, dal 10
marzo al 30 aprile. Quei giorni, di intenso impegno, alcuni colleghi si sono isolati dai famigliari, molti
hanno lavorato ben più di 20 giorni. 1000 euro suddiviso per i 52 giorni di stress, isolamento dagli
affetti, di preoccupazione, avrebbero dovuto essere compensati con 19 euro al giorno. Invece ciò non è
successo, non sta succedendo!
Mi chiedo come gli esponenti della Regione e gli altri sindacati, che hanno condiviso immediatamente
l’accordo, non siano in imbarazzo di fronte a tutto ciò?
Era stato concordato che i positivi al COVID, per ragioni d’ufficio, avrebbero dovuto essere considerati
come se fossero stati in servizio, anche in questo caso le parole sono state disattese.
Ho colleghi, che a seguito della contrazione del COVID, in servizio, hanno strascichi come la
pancreatite.
Abbiamo ricevuto un accordo circa le prestazioni aggiuntive e il recupero delle visite sospese. Anche in
questo caso, sul territorio, non ho visto applicare le prestazioni aggiuntive, il recupero delle visite sta
avvenendo attraverso lo straordinario. Mentre i pazienti mi dicono che il CUP nega le visite che non
siano in fascia urgente o in B (10 giorni), intanto che nel privato convenzionato tutto sarebbe ripreso
come nel passato.
Ho chiesto, senza risposta, quanti tra gli operatori sanitari positivi al COVID erano provenienti da
strutture “no COVID”?
Si segnala, inoltre, che il bonus da 100 euro, l’articolo 63 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto
“Cura Italia”, celebrato dai politici e dai mass media, nei casi più felici, è stato erogato, ai dipendenti
del SSR pubblico, nel mese di giugno, diversamente da lavoratori di altri settori, che hanno visto
l’accredito immediatamente dopo il decreto legge.

Sono basita!

    Laura Rita Santoro

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