Quilombo di Daniel Chavarrìa.

Se fossi rimasto in Uruguay, non sarei mai diventato
un contrabbandiere in Corsica, un indossatore,
il concubino di una sefardita proprietaria di un bordello a Casablanca,
un operaio in una fonderia, l’amico di un mafioso in Germania,
un guerrigliero frustrato, l’amante di una miliardaria peruviana,


un clandestino su una nave, un detenuto in un carcere negli Usa,
un truffatore di cotonieri, un monaco francescano,
il compare di Timmer e delle sue undici meticce,
un garimpeiro sulle rive del Tapajoz…”

Il libro

Il gruppo degli amici latinoamericani, fra cui Paco Ignacio Taibo II, Luis Sepulveda e Leonardo Padura Fuentes, hanno sempre favoleggiato sulla vita straordinaria di Daniel Chavarría. Tanto è vero che Fidel Castro in persona, un giorno di un paio d’anni fa, gli chiede di scrivere un’autobiografia. E Chavarría, conosciuto anche dal pubblico italiano come grande intrattenitore, ne scrive ora in prima persona e fa della sua vita un grande romanzo, confermando la leggenda che l’ha preceduto. La sua scrittura vive dell’epica della grande tradizione letteraria latinoamericana, e come la famiglia Buendía di Cent’anni di solitudine, le origini si perdono nell’avventura del nonno che a nove anni parte solo dal suo paesino della Calabria, Santa Domenica del Talao, per attraversare l’Atlantico alla volta dell’Uruguay. Qui cresce anche Daniel, spirito libero che fin da piccolo progetta di scappare di casa, e a 19 anni si imbarca per la prima volta verso l’Europa. Si ritrova in Germania a fare il fabbro e il minatore, in Marocco come professore di lingue, al museo del Prado guida ai turisti, e sulle strade dell’Italia improvvisato venditore ambulante. Ma Daniel che ha una formazione di lettere classiche, una cultura immensa e parla ormai diverse lingue non si ferma: lo ritroviamo su una nave di ritorno in America latina, militante politico in Brasile, e poi in fuga in Amazzonia a cercare diamanti. Quando, tempo dopo, riemerge dalla clandestinità e trova lavoro nel duty free dell’aeroporto colombiano di Bogotá – copertura che gli consente di far transitare le armi per la guerriglia – lo avvertono che la polizia è sulle sue tracce. Daniel decide così il piano di fuga che è diventato leggenda: dirotta un piccolo aereo passeggeri su Cuba (anche se compra prima tutti i biglietti, tranne uno già venduto, e usa una pistola scarica per non mettere in pericolo la vita di nessuno). A Cuba trova una nuova patria, un mondo che ritiene forse non il migliore possibile, ma il più giusto rispetto ai paesi che ha conosciuto.

pagine: 480, € 19,50.

Daniel Chavarrìa

Daniel Chavarría è nato in Uruguay nel 1933 e vive a Cuba. I suoi romanzi sono pubblicati in Italia dalla Marco Tropea Editore: La sesta isola, Il rimedio universale, L’occhio di Cibele (Premio Flaiano 1998), Quell’anno a Madrid, Ritorno di fiamma (scritto insieme a Justo Vasco), Il rosso del pappagallo (Premio Casa de las Américas 2000), Adiós Muchachos (vincitore nel 2002 dell’Allan Poe Award, il più prestigioso riconoscimento americano per la letteratura di genere poliziesco e fantastico, vinto per la prima volta da un autore latinoamericano).

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