Punto omega di Don DeLillo.

«Mi interessa portare il tempo alla sua esistenza non strutturata. Cioè mi interessa come questa bestia selvaggia vive nella giungla, non allo zoo. Mi interessa come il tempo esiste prima che ci mettiamo sopra le zampe».

Morton Feldman

Le città sono state costruite per misurare il tempo, per togliere il tempo dalla natura.

Don DeLillo, Punto omega.

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Che le meditazioni sul tempo di uno dei più importanti musicisti del Novecento e quelle di Don DeLillo coincidano fa riflettere sui confini tra letteratura e musica, ma non solo. Punto omega, come dice lo stesso DeLillo in una intervista uscita in questi giorni sul Corriere della Sera «è indubbiamente un’opera non convenzionale, diversa da tutti gli altri miei libri». Il romanzo, dice sempre DeLillo, «è stata una vera sfida, perché non ho puntato né sulla trama, né sullo spessore dei personaggi, bensì su idee e struttura particolari». E l’esistenza di un tempo diverso da quello percepito comunemente è senz’altro un’idea centrale di Punto omega, in buona parte ambientato nel deserto: «Qui è differente, il tempo è enorme, ecco cosa sento qui, in modo tangibile. Il tempo che ci precede e sopravvive».

Ma DeLillo ha scritto un romanzo, non un saggio sul tempo. Un romanzo con una tensione crescente e un senso del mistero che, vista l’importanza del cinema in Punto omega, ha molto a che fare col senso del mistero in Hitchcock ma soprattutto nel Michelangelo Antonioni dell’Avventura. Il lettore rimarrà alla fine del libro con molti dubbi su ciò di cui è stato testimone e probabilmente interrogherà ancora il testo per avere risposte che sono programmaticamente assenti. A questo proposito Antonio Muñoz Molina ha scritto:

«Punto omega si porta in tasca come un libro di poesia e per entrarci dentro davvero ci vuole un’attitudine solitamente riservata alla lettura di poesia più che di prosa […] Chiudo il libro e poco a poco si dispiega nella mia immaginazione ciò che non è detto nelle parole: proprio come una poesia che si rivela a poco a poco, mi si forma nella mente la storia possibile e anche atroce che il racconto esplicito tace, con un atteggiamento che mi ricorda il gesto che fa ogni tanto DeLillo quando sembra che stia per continuare a parlare, e all’improvviso non dice più nulla e chiude le labbra. Ogni libro mi dice ciò che vuole o ciò che è, ha detto a un intervistatore. Punto omega dice quello che vuole e quello che è nel linguaggio misterioso della poesia».

da www.einaudi.it

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