“Pier paolo Pasolini, una vita violenta a Paliano dal 28 maggio.

Pasolini-01P.P.P. Una vita violenta” è l’ambizioso tentativo di realizzare quella che, con un incauto azzardo neolinguistico, si potrebbe definire una “retroprospettiva” sull’ “Universo Pasolini”, ovvero quell’Universo, che forse sarebbe più adeguato definire Pluriverso, che l’autore ha creato nel corso degli anni con la sua arte, la sua poetica, le sue riflessioni e la sua critica, e forse ancor di più con la sua vita. Un Pluriverso che si distingue per la sua ricorrente distanza e contrapposizione con quell’“Universo Orrendo” tanto odiato e criticato.

Quello della civiltà dei consumi, del mondo dell’identità e dell’omologazione, dell’industria culturale, del feticismo delle merci e dell’edonismo consumista, che, seppure silenziosamente, stava proprio in quegli anni e proprio sotto i suoi occhi cambiando radicalmente e plasmando a suo uso e consumo la società e politica italiana. Allo sguardo lucido di Pasolini la violenta operazione di annichilimento che la globalizzazione stava imponendo non solo all’Italia, ma all’intero mondo occidentale non è mai sfuggita. Sotto il peso tirannico di quello che Pasolini non ha mai esitato a definire come il peggior regime totalitario mai esistito, giacché il più riuscito nel proprio intento, l’autore, da artista, da pensatore o più semplicemente da uomo ha sempre cercato disperatamente e violentemente una via di fuga.

La ribellione di Pasolini non fu solo intellettuale, la sua fu una ribellione soprattutto esistenziale.

Una vita “greca”, insoddisfatta e inconsolabile (e proprio per questo forse immune all’edonismo mercificatorio dell’impero consumista) volta costantemente e ossessivamente alla ricerca del bello, e dunque del vero e del giusto.

Una vita “in direzione ostinata e contraria”, vissuta molto spesso in solitudine, contro tutto e tutti soprattutto contro l’ipocrisia e il perbenismo della dominante piccolo-borghesia italiana.

Una vita “violenta”, proprio come quella dei “Ragazzi di Vita” e in particolar modo di Tommaso Puzzilli personaggio principe di del romanzo dal cui il ciclo di incontri prende il nome, personaggio puro, innocente ma comunque inevitabilmente “contaminato” da quell’ “Universo Orrendo” dal quale è impossibile sfuggire.

Tommaso Puzzilli però, e se vogliamo cogliere in questo un carattere autobiografico non è improprio, a quel mondo non appartiene, e se ne discosta, costantemente, con la sua Schilleriana Grazia”, un mondo a lui forse estraneo ed inadatto dal quale si “salva” grazie ad un destino ridicolo e ad una tragica fine, in ciò terribilmente simile al destino dell’autore.

Ricorrono quest’anno i 40 anni dalla morte di Pasolini, tanto si è parlato della sua morte, delle sue incongruenze, tanto ci si è, come sempre, speculato sopra, poco, forse, si è parlato della vita, della produzione letteraria e cinematografica, del pensiero filosofico, politico e sociale.

L’intento della “retroprospettiva”, che di “retro” ha ben poco vista l’attualità del pensiero di Pier Paolo Pasolini è proprio questo, scandagliare sotto più angolature possibili il mondo di P.P.P. per farne emergere, al meglio, le tante sfumature, la ricchezza e tutta la complessità della sua critica, intrinseche alle sue opere, alla sua produzione e al suo pensiero.

Il ciclo si articolerà su due momenti principali:

Conferenze e proiezioni cinematografiche:

Tre saranno gli incontri, il primo il 28 Maggio con il Prof. Michele De Gregorio, che analizzerà il rapporto controverso dell’autore con la politica, in particolar modo con il PCI; poi il 3 Giugno sarà protagonista il Prof. Marcello Carlino, che affronterà sotto il punto di vista mitico-estetico la complessità della produzione letteraria pasoliniana, con, ovviamente, uno sguardo privilegiato al rapporto dell’intellettuale con il mondo delle borgate, del sottoproletariato e dei Ragazzi di vita” con tutto ciò che ne consegue.

L’ultimo incontro sarà il 10 Giugno con il Dottore in Lettere Matteo Tasca che si concentrerà sulla produzione poetica dell’autore, con un’ analisi mirata a mettere in luce le tante sfumature presenti. Il rapporto con la tradizione e con il proprio tempo, con l’ermetismo e con il lirismo, con il linguaggio ricercato e con il vernacolo.

Cinque saranno invece gli appuntamenti cinematografici, il Venerdi alle ore 21.00 dal 29 Maggio al 19 Giugno, introdotti dal Dottore in Dams Mattia Caprilli e seguiti da un auspicabile ampio dibattito sul film.

I film scelti cercano di abbracciare nella maniera più completa la poliedrica vita registica di Pasolini, partendo dalla sua personale rilettura del Neorealismo in “Accattone”, suo primo film e opera seminale che mostra tutti gli elementi che caratterizzeranno i suoi primi film, tra i quali “Uccellacci e uccellini” merita una menzione speciale anche e soprattutto per un motivo particolare: Totò.

Il Vangelo secondo Matteo” è sicuramente una delle opere più famose di Pasolini, una trasposizione prima di variazioni testuali della vita di Gesù Cristo, nella quale emerge prepotentemente il tema della morte (ricorrente in tutte le opere pasoliniane) e all’interno del quale l’autore rinnova il suo utilizzo della musica classica come ricercato commento per innalzare il suo testo filmico.

Gli ultimi due film: “Il Decameron” e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” sono state due scelte obbligate poiché rappresentano, in antitesi, “Eros” e “Thanatos” secondo il regista, le due fondamenta sulle quali costruisce i suoi ultimi film e la meta di un sofferto percorso filmico che lo porta, prima, ad abbandonare la realtà che lo circonda per trovare rifugio in un passato sensuale e libertario, ed infine a soccombere a tutta la sua crudele brutalità.

Stefano Tufi

Presidente dell’APS L’Albatro

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