PAPA. INCONTRO COI LEADER RELIGIOSI THAILANDESI: ‘BASTA SCHIAVITÙ’.

IL PONTEFICE: ABBRACCIARE VIA DIALOGO E MUTUA COMPRENSIONE (SIR-DIRE) Roma, 22 nov. “Porre fine” al “flagello” della tratta e alle “tante schiavitu’ che persistono ai nostri giorni”. Prosegue la terza giornata del viaggio del Papa in Thailandia, che e’ tornato a denunciare con forza una delle piaghe del “popolo del sorriso”, come lo ha definito. Incontrando i leader cristiani e di altre religioni, nella Chulalongkorn University di Bangkok, Francesco ha ricordato che “centoventidue anni fa, nel 1897, il re Chulalongkorn, da cui prende il nome questa prima Universita’, visito’ Roma ed ebbe un’udienza con il Papa Leone XIII: era la prima volta che un capo di Stato non cristiano veniva ricevuto in Vaticano”. Il Pontefice ha proseguito: “Il ricordo di quell’importante incontro, come pure del suo periodo di regno, caratterizzato tra i tanti meriti dall’abolizione della schiavitu’, ci interpella e ci incoraggia ad assumere un protagonismo deciso sulla via del dialogo e della mutua comprensione”. Quindi l’invito del Papa ai leader cristiani: “Questo si dovrebbe fare in uno spirito di coinvolgimento fraterno, che aiuti a porre fine a tante schiavitu’ che persistono ai nostri giorni, penso specialmente al flagello del traffico e della tratta di persone”. Secondo Papa Francesco “La necessita’ di riconoscimento e di stima reciproca, cosi’ come la cooperazione tra le religioni, e’ ancora piu’ urgente per l’umanita’ contemporanea”. Il mondo di oggi, ha proseguito, “si trova di fronte a problematiche complesse, come la globalizzazione economico-finanziaria e le sue gravi conseguenze nello sviluppo delle societa’ locali; i rapidi progressi – che apparentemente promuovono un mondo migliore – convivono con la tragica persistenza di conflitti civili: conflitti sui migranti, sui rifugiati, per le carestie e conflitti bellici; e convivono con il degrado e la distruzione della nostra casa comune”.

Tutte queste situazioni, ha evidenziato il Pontefice, “ci mettono in guardia e ci ricordano che nessuna regione ne’ settore della nostra famiglia umana puo’ pensarsi o realizzarsi estranea o immune rispetto alle altre”. Infine l’appello al dialogo interreligioso: “Sono tutte situazioni che, a loro volta, esigono che ci avventuriamo ad intessere nuovi modi di costruire la storia presente senza dover denigrare o mancare di rispetto agli altri”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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