Nursing Up non approva la politica coercitiva legata al vaccino del meningococco, di cui all’ordinanza del Presidente n. Z00030 del 17.04.2020.

Al Presidente della Regione Lazio
Nicola Zingaretti
Assessore alla Sanità
Alessio D’Amata
Politici Regione Lazio
Mass media

Oggetto: Nursing Up non approva la politica coercitiva legata al vaccino del
meningococco, di cui all’ordinanza del Presidente n. Z00030 del 17.04.2020.
Lo scrivente Nursing Up contesta talune – asserite – misure di prevenzione e gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, vale a dire talune disposizioni in merito alla
campagna di vaccinazione antinfluenzale e al programma di vaccinazione anti-pneumococcica per
la stagione 2020-2021.
L’ordinanza della Regione Lazio rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale e anti
pneumococcica per “Medici e personale sanitario, sociosanitario di assistenza, operatori di
servizio di strutture di assistenza, anche se volontario”.
L’obbligo opererebbe a decorrere dal 15 settembre 2020, in concomitanza con l’inizio della
campagna di vaccinazione regionale.
La mancata vaccinazione per il personale sanitario comporterà l’inidoneità temporanea allo
svolgimento della mansione lavorativa ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008.
La (presunta) grande operazione di tutela della salute pubblica coinvolge il personale sanitario,
che, peraltro, come si evince dalla mancata erogazione degli incentivi COVID-19, secondo la
stessa Regione Lazio non sarebbe stato esposto al virus, tanto è vero che in molti sanitari non sono
stati “privilegiati” nel ricevere dispositivi di protezione adeguati.

Nursing Up non approva la politica coercitiva legata al vaccino del meningococco, di cui
all’ordinanza del Presidente n. Z00030 del 17.04.2020

La suindicata ordinanza sembrerebbe volta ad ovviare alle inadeguatezze irrisolte delle strutture
sanitarie del Lazio.
Ebbene, da professionisti sanitari “pensanti”, che la Regione Lazio continua a non considerare,
sappiamo che tale vaccino ha efficacia moderata nei confronti dell’influenza e non è efficace
verso le ben più numerose sindromi influenzali da virus diversi da quelli dell’influenza.
Alcuni studi indicano che il vaccino potrebbe addirittura aumentare altre infezioni respiratorie
(interferenza virale), comprese alcune da coronavirus (anche se mancano prove rispetto al SARSCoV-2); non è, comunque, stato chiarito se sia risultato associato a prognosi migliore negli affetti
da COVID-19.
L’effettuazione del vaccino non consente di distinguere sindromi influenzali da forme iniziali di
COVID-19, che richiedono comunque test diagnostici specifici. Pertanto, la diagnosi differenziale
non esime i professionisti sanitari dall’accertare la presenza del COVID-19.
La Regione Lazio confida in una diagnosi differenziale, che in ambito sanitario sta intendere il
procedimento diretto ad escludere fra varie manifestazioni simili, in un dato soggetto, quelle che
non comprendono l’insieme di sintomi e segni che si sono riscontrati durante gli esami, fino a
comprendere quale sia quella corretta, ma la vaccinazione anti-pneumococcica non ci esime dal
fare il tampone per la ricerca del COVID-19 né impedisce di contrarre l’uno e l’altro.
La diagnosi differenziale discrimina, fra le malattie che hanno un complesso sintomatico
parzialmente comune, i segni specialmente propri della malattia da identificare. Nella diagnosi per
esclusione, è noto che si passano in rassegna tutti i tipi patologici che potrebbero essere evocati in
una condizione morbosa complessa, ma non accessibile a mezzi d’indagine più diretti. Tuttavia,
molte volte la diagnosi non è possibile o si può compiere soltanto in via di approssimazione.
Ne deriva che il tampone rimane l’unica chance accettabile e non sempre affidabile al cento per cento.

Nursing Up non approva la politica coercitiva legata al vaccino del meningococco, di cui
all’ordinanza del Presidente n. Z00030 del 17.04.2020

Molte sindromi influenzali, respiratorie e/o gastrointestinali, accompagnate spesso da malessere
generale, febbre e sintomi neurologici come cefalea, lacrimazione oculare e fotofobia, insorgenti
dal fenomeno epidemico, sono trasmesse da agenti infettivi diversi dal virus influenzale, con il
concorso di un’aumentata suscettibilità del paziente, spesso per la stagione fredda e umida. Analisi
accurate dell’infettività stagionale hanno anche dimostrato la possibile sovrapposizione di diversi
virus e batteri nel determinare la patologia (van Beek et al. 2017): diversi virus influenzali,
coronavirus, rinovirus, metapneumovirus, virus respiratorio sinciziale, virus parainfluenzali e
Haemophilus influenzae. Conseguentemente, la vaccinazione anti-pneumococcica oppure la non
effettuazione della stessa, purtroppo, non consente di escludere né lo pneumococco né il COVID19 !
Come professionisti sanitari preferiamo l’investimento delle risorse, piuttosto che nell’acquisto di
massicce dosi di vaccino, in dispositivi di protezione individuali, in percorsi differenziati, oppure
ancora in ascensori differenziati per pazienti positivi o sospetti e “pazienti non infetti”, assenti in
molti ospedali nel Lazio. Siffatta vaccinazione di massa del personale sanitario, a fronte di un
bilancio netto molto incerto tra benefici e danni, comporterebbe pesanti oneri organizzativi,
finanziari e disagi, rispetto a possibili usi molto più proficui delle medesime risorse.
Le migliori prove scientifiche suggeriscono di rinunciare all’obbligo vaccinale e una moratoria
sull’estensione della vaccinazione, fino a quando nuove ricerche valide, pragmatiche, indipendenti
da interessi commerciali, diano comprovati riscontri ai tanti interrogativi sollevati.
Per tutti i suesposti motivi, si chiede l’annullamento della ordinanza del Presidente n. Z00030
del 17.04.2020.
In attesa di cortese, sollecito riscontro, anche ai sensi e per gli effetti tutti della Legge n. 241/1990,
si porgono distinti saluti.

Roma, 8 settembre 2020

responsabile regionale Nursing Up Lazio

      Laura Rita Santoro

 

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