NUCLEARE. GREENPEACE: IN DEPOSITO NON VADANO SCORIE ALTA ATTIVITA’.

SAREBBERO IN RADIOATTIVITA’ 90% TOTALE, E NON DOVREBBERO STARE LI’ (DIRE) Roma, 3 ott. – Nel deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi – quelli del passato nucleare italiano e quelli prodotti ogni giorno da ospedali ed aziende – dovrebbero essere conservati solo quelli a media-bassa attivita’. Quelli ad alta attivita’ dovrebbero essere ospitati nei siti che li hanno prodotti, secondo la normativa europea, ma finiranno temporaneamente nel deposito nazionale (anche perche’ il decomissioning a brown field delle vecchie centrali nucleari langue). Il rischio quindi e’ che “il deposito avrebbe al suo interno un inventario radioattivo dove il 90% della radioattivita’ non deve stare li'”, tenendo conto che “in questo settore provvisorio significa 50-70 anni”. Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, lo dice in audizione alla commissione Industria del Senato nell’ambito dell’affare sulla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in Italia. “Purtroppo siamo qui a ripetere periodicamente quasi le stesse cose, i cambiamenti sono pochi”, dice Onufrio, “critichiamo perche l’Italia e’ l’unico Paese con un piano che prevede un deposito a lungo termine per i rifiuti a media e bassa attivita’ e temporaneamente per quelli ad alta attivita’”, mentre “invece serviva un piano con varianti”. Qual e’ il problema? “Anche se vi fosse una gara tra i Comuni a ospitare il deposito, situazione poco realistica, il deposito avrebbe al suo interno un inventario radioattivo dove il 90% della radioattivita’ non deve stare li'”, avverte il direttore esecutivo di Greenpeace. “Pensare in termini di volume quando si parla di questa materia e’ sbagliato”, spiega, perche’ nel caso delle scorie nucleari “il volume e’ ridotto, si deve pensare a quanta radioattivita’ c’e'”. In questa situazione “un deposito cosi’ significa un lunga transizione”, dice Onufrio, “in questo settore provvisorio significa 50-70 anni”.

Da tutto cio’ derivera’ quindi “una transizione gestionale che prendera’ buona parte di questo secolo- prosegue Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace- tenendo conto che ne’ Francia ne’ Stati uniti”, che hanno un forte settore nucleare, “hanno trovato una soluzione definitiva, e gli Usa hanno buttato 10 miliardi sul deposito geologico di Yucca mountain”, mai nato ed esempio con altri progetti falliti della impossibilita’ di gestire in piena sicurezza materiale nucleare come il plutonio, con tempi di dimezzamento anche nell’ordine dei 10mila anni (trascorsi i quali conserveranno ancora meta’ della loro micidiale radioattivita’). In generale, “l’alta radioattivita’ deve andare in un deposito geologico- prosegue Onufrio– noi ne abbiamo poca quindi non avrebbe senso realizzare un deposito geologico”, di conseguenza i rifiuti ad alta radioattivita’ che dovrebbero essere ospitati “temporaneamente” nel deposito nazionale di superficie “rischiano di restare li’ 300 anni”. Tutto cio’ rappresenta “un elemento di discredito sistema”, prosegue il direttore esecutivo di Greenpeace, “poi c’e’ il tema del rientro del materiale ad alta radioattivita’ vetrificato negli impianti di Sellafield in Gran Bretagna e La Hague in Francia”. Ecco quindi che “la priorita’ assoluta e’ il condizionamento dei rifiuti”, conclude Onufrio, e si dovranno “trovare accordi con altri Paesi” che possano ospitare il nostro materiale altamente radioattivo correttamente trattato.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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