NEWS PSICOLOGIA. Smart working, un italiano su 5 sperimenta malessere.

Complessivamente oltre 30% intervistati percepisce lavorare di piu’ (DIRE – Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 24 mar. – Noia, ansia, isolamento e alienazione. Queste le risposte piu’ frequenti degli italiani che hanno partecipato al sondaggio dell’Agenzia Dire su ‘Come sta andando lo Smart Working’ in Italia ai tempi dell’emergenza Covid-19. Un intervistato su 5 dichiara di sperimentare malessere o disagio psicologico per le condizioni legate al lavoro agile di queste settimane. La maggioranza degli italiani conferma, tuttavia, il trend gia’ emerso di approccio positivo allo smart working. Ma l’alienazione regna sovrana tra le risposte, “penso che il mio cervello non stacchi mai del tutto”, scrive qualcuno e qualcun altro gli fa eco: “Sento una gran fatica mentale”, “provo forte disinteresse, disattenzione e scarsa motivazione”. E, ancora, c’e’ chi scende nel profondo e ragiona: “Sento una forte alienazione data dalla mancanza di cambio fisico di luoghi durante la giornata, dall’uso esclusivo di strumenti tecnologici di comunicazione e dalla mancanza di contatti interpersonali”. C’e’ anche chi, pero’, non riesce a reggere ancora per molto i contatti casalinghi e scrive: “Provo malessere psicologico nel cercare di convivere con la famiglia mentre si lavora da casa”. E anche il “senso di spossatezza e l’ansia”, cominciano a salire. “Provo un stress eccessivo”, commenta un intervistato e un altro rincara la dose: “Il mio cervello non stacca mai del tutto”, e la sensazione piu’ diffusa sembra essere quella “di un forte stress da iper controllo” dato tanto da una crescente “ansia da prestazione”, quanto dalla dichiarata “incapacita’ di fissare confini rigidi tra il tempo libero e il tempo di lavoro”. C’e’ “confusione rispetto agli orari da seguire- aggiunge qualcuno- questo genera insoddisfazione”. Non a caso il 30% degli intervistati percepisce di “lavorare di piu’ del solito”. Dagli oltre 50 intervistati che dichiarano disagio psicologico in queste settimane, emerge anche la componente dell’abbrutimento: “Ci si lascia andare- scrive qualcuna- niente trucco, capelli legati e tuta. Alla lunga non fa bene”, “meglio il lavoro in sede- aggiunge un altro- qui a casa mi abbrutisco”. E non manca, infine, l’assenza di socialita’, “la mancanza dei rapporti quotidiani con i colleghi”, l’impossibilita’, specifica un intervistato, “di confrontarmi sul lavoro”, e permane, dunque, una grande “assenza di relazioni personali”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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