MUSICA. LORENZO VIOTTI E FILARMONICA SCALA CHIUDONO RAVELLO FESTIVAL.

SABATO 31 AGOSTO. PREVISTO IL SOLD OUT IN PREVENDITA (DIRE) Napoli, 29 ago. – Dopo due mesi di programmazione e 13 concerti, gran finale per ‘Orchestra Italia’, cuore sinfonico della 67esima edizione del Ravello Festival. La sezione curata in collaborazione con il Teatro di San Carlo di Napoli, partner istituzionale della Fondazione Ravello, ha offerto al pubblico della Citta’ della Musica la possibilita’ di apprezzare in un’unica stagione il suono e la personalita’ delle piu’ prestigiose compagini orchestrali italiane che hanno portato alla ribalta, assieme a grandi classici del sinfonismo europeo, la grande tradizione strumentale italiana, attualmente poco frequentata: da Casella a Sgambati passando per Martucci, Ghedini, Smareglia e Respighi riscontrando un crescente interesse da parte del pubblico. Per il gran finale, in cartellone sabato 31 agosto (ore 19:30) con l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Lorenzo Viotti, previsto il sold out in prevendita.
Viotti, classe 1990, figlio del direttore d’orchestra Marcello Viotti, e’ stato designato miglior direttore emergente agli International Opera Awards del 2017 ed e’ conteso dalle maggiori orchestre europee. Il successo del suo debutto alla conduzione della Scala lo scorso ottobre lo ha accreditato come una delle piu’ talentuose giovani bacchette in circolazione. Nel concerto di Ravello, il maestro condurra’ l’ensemble fondato da Claudio Abbado in un programma che accosta il Rossini della sinfonia de Il barbiere di Siviglia e il Puccini del Preludio sinfonico con la Sinfonia “Dal nuovo mondo” di Dvorák.
Il campo strumentale dove i compositori d’opera potevano farsi notare era la sinfonia prima dell’opera e, in forma piu’ breve, il preludio. Spesso erano gli ultimi brani scritti di fretta.
Gioachino Rossini quando dovette pensare a cosa anteporre al Barbiere di Siviglia, prese a prestito la sinfonia di Elisabetta, regina d’Inghilterra (a sua volta rielaborazione di Aureliano in Palmira). Con mutazioni nell’orchestrazione cambio’ carattere al brano: da tragico a comico. Giacomo Puccini scrisse il suo Preludio sinfonico quando era ancora studente del celebre violinista Antonio Bazzini al Conservatorio di Milano. Antonin Dvorák si appassiono’ a tal punto all’idea di utilizzare melodie dei nativi americani che decise di scrivere la sua Nona sinfonia, mettendo insieme alcuni temi ‘indiani’ (ispirati dalle vicende narrate dal poeta William H. Longfellow nel poema Hiawatha) e afroamericani. Decise anche, fatto storicamente rivoluzionario, che la musica nera fosse ‘americana’. Fu pero’ un passo decisivo per la musica in America: si passava dall’asilo (la mera imitazione dei modelli europei) alla scuola, in attesa che il jazz, idioma musicale popolare appartenente a tutti gli americani, realizzasse la musica del “Nuovo Mondo”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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