MPRESE. ANORC: OK VIDEOSORVEGLIANZA, MA OCCHIO A PRIVACY LAVORATORI GALLOZZI: E-MAIL AZIENDALE DEVE GARANTIRE INTERESSI DIPENDENTI E CAPI.

(DIRE) Milano, 14 nov. – Nel campo della tutela di privacy sul posto di lavoro si possono scontrare gli interessi di due attori
in gioco: le aziende e i lavoratori. A chiarire come questi interessi possano essere soddisfatti entrambi e secondo quali
normative è Paola Gallozzi, avvocata esperta di privacy di ‘Anorc’, l’associazione che rappresenta i professionisti e il
mercato della custodia dei dati, delle informazioni e dei documenti digitali. In questi giorni ‘Anorc’ sta partecipando a
‘Sicurezza 2019’, fiera internazionale su security e antincendio che si sta svolgendo nei padiglioni di Rho-Fieramilano.
Innanzitutto l’esperta di ‘Anorc’ chiarisce quando la videosorveglianza è legittima e soprattutto l’obbligo
dell’azienda che utilizza tale sistema di controllo di informare il lavoratore: “parlare di videosorveglianza significa entrare in
contatto con due mondi: il diritto civilistico e la tutela del dato personale. Da un lato, la videosorveglianza nel luogo di
lavoro va a toccare il diritto del lavoratore, così come garantito dall’articolo 4 dello statuto, che la consente per
questioni di organizzazione del lavoro, sicurezza dell’ambiente lavorativo e tutela del patrimonio aziendale, laddove concordato con i sindacati o autorizzato dall’ispettorato del lavoro competente per territorio. Affinchè sia legittima- ha proseguito Gallozzi– occorre una preventiva istanza all’ispettorato competente del lavoro che indichi le finalità per le quali
l’azienda intende installare un impianto di videosorveglianza, per quanto tempo e dove vengono conservati i dati e per quali
motivi sia indispensabile”. Il dato personale ” è anche l’immagine facciale ripresa da una videocamera, quindi il
dipendente, così come il cittadino in ambito pubblico, ha tutto il diritto di sapere di essere ripreso in quel momento.
L’informativa è dunque necessaria- precisa- e deve essere di due tipi: un’informativa breve è la cartellonistica che segnala
l’area di ripresa, un’informativa più dettagliata invece deve comprendere molte più informazioni”. “Questo perchè- spiega
ancora Gallozzi- secondo il garante della privacy è fondamentale che ci proporzionalità tra il meccanismo della videosorveglianza usato dal datore di lavoro e l’interesse legittimo alla tutela del proprio patrimonio aziendale. Questo principio è stato richiamato di recente anche dalla Corte di Strasburgo con una sentenza che ha fatto molto discutere perchè sembrava che la Corte avesse legittimato una videosorveglianza occulta da parte del datore di lavoro. In realtà la sentenza- che, dettaglia l’esperta, fa riferimento al caso di un supermercato spagnolo dove c’erano fondati motivi di ritenere che i dipendenti stessero commettendo degli illeciti a danno dell’azienda- dice che va sempre proporzionato il rischio per l’azienda rispetto al diritto del dipendente”. Quindi, ha sintetizzato l’avvocata, non il controllo del lavoro del dipendente, ma la tutela del patrimonio aziendale, al netto del rispetto dello statuto e dei diritti dei lavoratori secondo il principio di proporzionalità e non eccedenza, è ciò che legittima la videosorveglianza da parte del datore di lavoro. Anche la posta elettronica è passata infine al vaglio dell’analisi dell’esperta di privacy di ‘Anorc’: “La corrispondenza notoriamente è privata. L’avvento delle nuove tecnologie permetterebbe di fatto all’azienda di controllare la corrispondenza del dipendente ma questo sarebbe un atto penalmente rilevante. Quindi, quando il titolare concede una casella di posta elettronica al dipendente deve chiarire, con delle policy e specifiche istruzioni di utilizzo, che si tratta di una casella non ad uso personale ma di proprietà aziendale.
Una volta informato il dipendente, lo strumento informatico potrà essere usato dall’azienda anche a fini di un controllo
difensivo nei confronti del dipendente”.
“La casella di posta elettronica- ricostruisce Gallozzi– ha costituto inizialmente un grande problema perchè, non dando peso
al fatto che si trattasse di uno strumento aziendale, l’utente era portato a pensare che fosse inviolabile. è invece
importante, per tutelare sia il dipendente sia l’azienda, che la casella elettronica non venga mai usata per questioni personali, al contrario concedendo ad altri fiduciari il permesso di accedervi nel caso in cui, ad esempio, il dipendente fosse
assente dal posto di lavoro. Per fare questo- ha concluso- si possono creare caselle elettroniche utilizzabili da più utenti
contemporaneamente”.
Agenzia DIRE  www.dire.it
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