MINORI. STORIA DI LUISA: MIO FIGLIO IN AFFIDO DA 8 ANNI, PER CTU SENZA TEST SONO BORDER LINE.

L’attivista: “Si tratta di un’adozione mascherata”

Roma – “Vedo mio figlio ogni 15 giorni per due
ore in uno spazio neutro. La settimana che non lo incontro posso
chiamarlo, ma in viva voce per 15 minuti al massimo. Ho fatto
richiesta per potergli dare la buonanotte, ma mi e’ stato negato
e posso chiamarlo solo alle sei di pomeriggio”. Luisa (nome di
fantasia) e’ una mamma di Trento di 30 anni, che ha promesso a
suo figlio – che oggi ha 11 anni e “vive da 8 anni e mezzo con
una famiglia affidataria che 3 anni fa si e’ proposta nel
procedimento e ne ha richiesto l’adozione, che poi non e’ stata
accettata” – che lo riportera’ a casa. Ricordiamo che l’istituto
dell’affido, di norma, e’ di 24 mesi con possibile proroga. Luisa
ha avuto questo figlio a 18 anni e una Ctu “fatta senza test che
l’ha considerata border line” le ha strappato suo figlio a 6
mesi. Diagnosi “che tutti gli specialisti successivi hanno
sconfessato”, ha ricordato l’avvocata Donatella Bussolati, del
Foro di Milano, esperta di diritto minorile e di famiglia e
mediatrice familiare che questo caso, come altri simili, ha
segnalato alla redazione DireDonne.
“Luisa e’ una ragazza madre- ha raccontato l’avvocata-
partorisce un bimbo che sta benissimo e all’ottavo giorno del
ricovero chiede di essere dimessa. Questa richiesta, insieme alla
domanda che la giovane mamma fa ‘se si potessero noleggiare le
lenzuola per i primi mesi di vita’ e al suo passato, con una
mamma fragile e un padre assente, portano a un’indagine da parte
del Tribunale dei minorenni e la Ctu- ha spiegato Bussolati– mira
a dimostrare che questa mamma sia border line e arriva a
sostenerlo senza eseguire gli appositi test. Viene emanato un
decreto per inviare Luisa e suo figlio in una comunita’
mamma-bambino. Qui- ha continuato l’avvocata che ora ha preso la
difesa di questa mamma- non si trova bene, ci sono anche mamme
tossicodipendenti. E’ preoccupata di questa situazione. Tutte le
relazioni dei servizi sociali di Trento sono buone. A Natale
vanno a casa dai nonni e tutto procede bene, ma dopo 1 mese- ha
raccontato ancora l’avvocata- esce un decreto che la riporta in
comunita’ in attesa dell’affidamento del bambino”.
L’avvocata Bussolati nel parlare del caso di Luisa ha
segnalato alcuni ‘conflitti di interesse’ che aleggiano su questa
storia: “Il giudice onorario di questo primo decreto e’ il
vicedirettore dello spazio neutro dove Luisa oggi incontra suo
figlio, mentre un altro giudice e’ dirigente in una cooperativa
che collabora con l’Ente dove e’ impiegato il ‘padre
affidatario'”. Si arriva cosi’ “al secondo decreto che stabilisce
l’affido eterofamiliare e gli incontri protetti con la madre che
sono gestiti appunto- ha segnalato l’avvocata- da quella
cooperativa di cui il giudice onorario e’ vice direttore e che
continua ad oggi a relazionare sul caso”. Luisa ha un compagno da
9 anni, lavora come cameriera eppure la Ctu “ha stabilito che non
sa mantenere relazioni stabili. Il bambino e’ felicissimo con la
mamma, le ha dedicato canzoni, vuole bene anche alla famiglia che
lo ha in affidamento da anni, ma durante l’ascolto del giudice-
ha ricordato l’avvocata- ha detto di voler stare di piu’ con la
mamma. Gli e’ stata persino posta una domanda induttiva: ‘Se gli
piacesse di piu’ il cognome che ha, quello della mamma, o quello
degli affidatari’. Il bimbo ha risposto: ‘A me piace questo
perche’ e’ della mia mamma, forse si’ anche l’altro, ma non ci
avevo mai pensato'”. Ha denunciato l’avvocata: “La famiglia
affidataria si comporta come fosse adottiva, non e’ stato nemmeno
comunicato il battesimo alla madre. A ottobre scade l’affido e
ancora prima hanno regalato al bimbo un cane di taglia medio
grande, creando quindi un legame e ancora una volta senza
coinvolgere Luisa. Qualsiasi proposta della mamma viene rifiutata
dagli affidatari e non puo’ partecipare alla vita di suo figlio.
Abbiamo fatto un’interrogazione parlamentare e un reclamo in
Corte d’Appello, ridepositato sia in Appello che in primo grado
dal momento che i servizi sociali ancora chiedono il
prolungamento dell’affido”.
Parliamo di una mamma che durante il covid non ha potuto
abbracciare suo figlio, perche’ di 2 nuclei familiari diversi.
“E’ stato sgridato- ha raccontato Luisa- perche’ mi dava la
mano”. Questa mamma si e’ sottoposta ad altre perizie: “Sette
specialisti dicono che quella Ctu – che le ha tolto la
responsabilita’ genitoriale – e’ allucinante, eppure nessuno ha
contestato la perizia di 12 anni fa, fatta con pochi incontri e
senza test. Uno di questi specialisti- ha puntualizzato
l’avvocata- e’ Ctu del Tribunale”.
“I servizi sociali- ha raccontato invece Luisa- mi dicono che
non sono ancora pronta per riavere mio figlio, ma non c’e’ nessun
progetto. Gli affidatari si fanno chiamare mamma e papa’ e mi
hanno estromesso da tutto. Mio figlio mi chiama mamma, e’ molto
legato a me e l’affidataria gli ha detto che quando e’ con loro
deve chiamare mamma lei”. Da mamma, Luisa non vorrebbe mai
procurare traumi o dolori a suo figlio: “Lui ha chiesto di voler
tornare da me, e’ stato sentito dal Tribunale ed e’ stato audito
durante l’anno e mezzo in cui hanno sospeso le visite perche’
avevo deciso di andarlo a vedere alla recita di Natale a scuola e
sono dovuta andar via perche’ avrebbero chiamato i Carabinieri.
Gli ho detto che se torna da me certamente vedrebbe la famiglia
affidataria, sono una mamma, un’adulta e so che vengono prima le
esigenze dei bambini”.
Come spiega che le sia stato tolto suo figlio per 8 anni?
“Ancora adesso non riesco a capire- ha ammesso amareggiata-
dicevano che non ero in grado di crescerlo e invece la pediatra e
il servizio sociale allora dicevano che andava bene. Poi tutto e’
cambiato con quella Ctu”.
L’ultima udienza e’ stata il 9 giugno. Chiedo di far tornare
gradualmente il bambino a casa- ha detto sua mamma- per non
creare ulteriore trauma e non posso farlo dall’oggi al domani.
Mio figlio porta il mio cognome, se non e’ passata l’adozione
perche’ del resto non l’ho mai abbandonato, come mai siamo messi
ancora cosi’ dopo anni? Mio figlio e’ un bambino che trasmette
molto amore, ma difficilmente puo’ scrivere lettere perche’ gli
affidatari, che non hanno altri figli, sono gelosi”. Pero’ una
lettera per un Natale Luisa ce l’ha, la custodisce con cura e
l’ha mostrata alla redazione, cosi’ come l’ultima canzone che le
ha dedicato.
“Ho saputo della storia di Luisa circa 7 anni fa quando ero in
Consiglio comunale di Trento” racconta poi a DireDonne Gabriella
Maffioletti, attivista, da sempre dedita al sociale e delegata
regionale di Adiantum. Durissimo il giudizio che ha maturato nel
suo operato sui servizi sociali: “Sono anche presidente
dell’associazione degli utenti inquilini edilizia sociale e so
che quando si passa attraverso il vaglio del servizio sociale
inizia un calvario, un meccanismo diabolico da cui non si esce
piu’. Se chiedi una risorsa sociale e hai figli vieni
strettamente monitorato con pregiudizio anche se non ci sono
pregressi di alcun tipo”.
Nel caso di Luisa il pregiudizio secondo Maffioletti e’ stato
“essere una ragazza madre giovane e l’hanno classificata border
line perche’ ha voluto tenacemente diventare mamma, quando
l’hanno dimessa hanno parlato di ‘dimissioni precoci’ dopo 8
giorni e da li’ in poi si e’ arrivati ad una Ctu molto pesante.
E’ stata vista da altri professionisti che hanno smontato questa
tesi, ha un compagno fisso da 9 anni, un appartamento di
proprieta’, ha il lavoro”. Ma Gabriella Maffioletti, a partire da
questo caso, ha denunciato: “E’ in atto un disegno di
disgregazione della famiglia, e il mondo dei servizi sociali
invece di dare supporto alle famiglie spesso amplifica le
fragilita’, giudicando i genitori non idonei”. E sul caso
specifico di Luisa ha precisato: “C’era un disegno sulla famiglia
affidataria. Vede il figlio due volte al mese per quattro ore
totali e mettono le visite negli orari di lavoro. Basta pensare-
ha spiegato- che il ‘rapimento’ del piccolo e’ avvenuto con il
‘gioco del nascondino’ che un’assistente sociale aveva suggerito
alla giovane mamma lasciando un trauma al bambino e alla stessa
Luisa un rimorso di coscienza. Siamo di fronte a una mamma
procreatrice di un bambino sano che e’ stato di fatto adottato da
questo nucleo senza figli, dove i due si sono fatti chiamare
papa’ e mamma e prendono 700 euro al mese come affidatari”.
L’impegno di Maffioletti andra’ avanti su questo fronte anche
in vista della prossima candidatura alle comunali: “Il servizio
sociale deve essere riformato perche’ rappresenta gli occhi dei
magistrati, pertanto e’ essenziale garantire trasparenza,
competenza e imparzialita’. Ritengo necessario inserire una
supervisione costante e protocolli con i Tribunali che obblighino
i servizi sociali a presentare ai giudici progetti strutturati
con azioni, strumenti e obiettivi chiari e partecipati con i
genitori. In questa storia abbiamo di fronte un’adozione
mascherata in cui manca un progetto sociale su Luisa. Come mai i
servizi sociali non hanno mai relazionato sulla canzone scritta
dal piccolo?. Luisa sotto il Covid e’ stata condannata a pagare
le spese in giudizio per aver chiesto di vedere figlio e- ha
aggiunto Maffioletti- ho fatto una raccolta fondi per arrivare a
1.800 euro. Tengo a precisare che l’avvocato della cooperativa
che gestisce lo spazio neutro e’ anche il procuratore del
bambino”. E’ una “mamma con il cuore crepato” cosi’ l’ha definita
l’attivista Maffioletti pensando alle tante che sono nelle sue
stesse condizioni.
“Vogliono sostituirsi a me, pensavano mi sarei arresa- ha
detto infine Luisa che non ha nella voce nemmeno la lontana
inflessione di chi perdera’ la speranza- ma io sono sua madre,
gli ho promesso che faro’ il possibile per riportarlo a casa e
loro si devono arrendere. Una famiglia affidataria e’ una
famiglia che accompagna i genitori biologici, loro invece si
fanno chiamare mamma e papa'”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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