MIGRANTI. ASSESSORE BOLOGNA: DA CODIGORO INSULTO A CHI SI IMPEGNA.

RIZZO NERVO: DISTANZA SIDERALE DA SIMILI PROVVEDIMENTI RISIBILI. (DIRE) Bologna, 5 ago. – “Non usero’ questa volta alcuna prudenza nel dire che il provvedimento immaginato dalla sindaca di Codigoro e’ un insulto al lavoro impegnativo che tanti di noi stanno facendo su un tema complesso come quello dei migranti. Una delle tante soluzioni semplicistiche e di corto respiro, oltre che in questo caso di evidente illegittimita’. Pensare di elevare le tasse a chi mette a disposizione appartamenti per l’accoglienza e’ assurdo e discriminatorio”. E’ netta la posizione di Luca Rizzo Nervo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Bologna, contro il sindaco di Codigoro, Alice Zanardi. Anche se non arriva a chiedere l’espulsione dal Pd, come invece invocato dal suo collega di giunta, Matteo Lepore, usa comunque parole durissime: “Esprimo sconcerto, distanza siderale e disapprovazione per chi, con provvedimenti risibili anche da un punto di vista della legittimita’, preferisce assecondare le paure, che rassicurarle con i fatti”. Scrive Rizzo Nervo su Facebook: “Si appare per quei cinque minuti pionieri della difesa del proprio territorio, salvo scoprire con rapidita’ che l’alternativa all’accoglienza diffusa per piccoli gruppi in appartamento, e’ che i prefetti impongano soluzioni straordinarie, facciano requisizioni, mettano le tende in piazza o nei campi sportivi, cosa questa si’ a cui ci siamo sempre opposti con forza, anche nei momenti di massima emergenza”. E aggiunge: “Credo che su cose come questa le parole della nostra comunita’ politica debbano essere nette, inequivocabili, capaci di farci trovare dove la nostra gente si aspetta di trovarci”.

La “complessita’ di fenomeni epocali come l’immigrazione, la pressione sociale che abbiamo da parte di tanti cittadini (in mezzo, e’ bene dirlo, a moltissime belle espressioni di solidarieta’ e di impegno per l’integrazione) non puo’ portare i nostri valori su sponde opposte da quelle a cui li abbiamo da sempre ancorati”. La “sindrome del Nimby (‘not in my back yard’), l’idea illusoria che il problema si risolva spostandolo qualche chilometro da noi, e’ il peggior modo di governare questo problema”, prosegue Rizzo Nervo. “L’alternativa non e’ subirlo inermi. L’alternativa e’ pretendere una programmazione che non tolga a chi ha la rappresentanza dei cittadini, la possibilita’ di definire come e dove accogliere, che pretenda il rispetto di una accoglienza diffusa preparata con la cittadinanza in luogo di aperture improvvise, magari di grandi dimensioni, nel rapporto diretto fra Prefetture e privati, che costruisca, come abbiam fatto a Bologna un progetto condiviso nei distretti e a livello provinciale o metropolitano, che affermi con forza che per fare buona accoglienza tutti i territori devono fare la propria parte e che i numeri devono essere sostenibili per evitare lacerazioni nel tessuto sociale e civile”. Ci sono “tante buone esperienze da mutuare, di sindaci e assessori che ci stanno provando e riuscendo. Esperienze che connotano un idea di accoglienza che tiene lontani sia una certo solidarismo a parole sia una resistenza inconcludente al fenomeno, provando a costruire soluzioni possibili, in continuo aggiornamento. Queste esperienze vanno sostenute con forza”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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