MEMORIA. SCUOLE LAZIO IN TERRE FOIBE E ESODO GIULIANO-DALMATA CON CONSIGLIO REGIONE.

IO RICORDO’, CON 120 STUDENTI DI 25 ISTITUTI SUPERIORI (DIRE) Roma, 20 ott. – La foiba di Basovizza, l’ex centro di raccolta dei profughi a Padriciano, le citta’ di Pola, Rovigno d’Istria e Fiume (oggi in territorio croato ma appartenenti all’Italia fino a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando passarono all’allora Jugoslavia) e anche la Risiera di San Sabba (campo di prigionia nazista, da dove venivano smistati i deportati diretti in Germania e Polonia e dove venne acceso anche un forno crematorio). Saranno le tappe del viaggio ‘Io ricordo. Una storia europea’ organizzato dal Consiglio regionale del Lazio, che vedra’ 125 studenti di 25 istituti superiori di tutte le province della regione, con la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale, percorrere le vie del ricordo che passano per Trieste e la sua provincia, superano il confine orientale per conoscere e approfondire la storia delle terre di frontiera nel ‘900, durante e in seguito all’ultimo conflitto mondiale. Il viaggio da’ seguito al progetto lanciato dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, in occasione del Giorno del Ricordo del 10 febbraio, in memoria delle vicende del confine orientale, delle vittime delle foibe, militari e civili in larga prevalenza italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia uccisi e gettati in crepacci (le foibe, appunto) durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra dai partigiani jugoslavi e dai militari del maresciallo Tito, e dell’esodo di centinaia di migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che ne consegui’.

Da domani a giovedi’ i ragazzi saranno accompagnati dai loro insegnanti, dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Devid Porrello (M5S), dai consiglieri segretari, Gianluca Quadrana (Lista Civica Zingaretti) e Daniele Giannini (Lega), dalla consigliera regionale di FdI, Chiara Colosimo, dalla presidente dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) di Roma, Donatella Schurzel, dal direttore del Museo Storico di Fiume, Marino Micich, dall’esule di Pola, Lidia Bonaparte, dall’esule di Fiume, Laura Calci, e da quello di Rovigno d’Istria, Tullio Poretti. “Della mia infanzia ricordo l’1 maggio 1945, giorno della fine della guerra e della sostituzione della svastica e del fascio con la stella rossa” torna indietro con la memoria, Tullio Poretti, 80 anni, partito per l’Italia nel novembre del 1951. “Mio padre non c’era piu’- racconta- Era risultato disperso in operazione di guerra in Croazia nel giugno del 1943. Ricordo i miei amici, i compagni di classe, i parenti, i miei insegnanti, un viaggio premio a Belgrado le colonie estive sui monti della Croazia e della Slovenia”.

Il suo ingresso in Italia, a 12 anni, “avvenne da Gorizia e da qui al Centro Smistamento di Udine. Dopo due mesi a Udine ci mandarono al campo profughi de L’Aquila, a 1000 metri di altezza in cima ad un monte. Passati due anni a L’Aquila, andammo al Campo profughi di Tortona dove siamo rimasti altri due anni, quindi arrivammo al Villaggio Giuliano a Roma, il nucleo dell’attuale quartiere Giuliano Dalmata. La vita nei campi era difficile, perche’ c’era poca intimita’, le famiglie erano separate, nei grandi cameroni, soltanto da una cortina di coperte. Io, nel frattempo, ero entrato nel Convitto Nazionale de L’Aquila dove rimasi otto anni e frequentai la scuola di avviamento industriale e quindi l’Istituto Tecnico industriale dome mi diplomai Perito Elettrotecnico nel 1960”. Ma il suo cordone ombelicale con la terra natale non si e’ reciso: “Nel 1959 e nel 1960 ritornai a Rovigno, anche per trovare i parenti che erano rimasti” e anche “le estati le passavo sempre a Rovigno, dove ho conosciuto una ragazza olandese che poi ho sposato. Abbiamo avuto due figli, che vivono uno in Irlanda e uno in Olanda”. Percio’ ” se mi chiedete cosa sono- conclude Poretti- vi rispondo che sono cittadino europeo, italiano e istriano”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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