MeetUp di: Morolo, Supino, Patrica, Sgurgola, Anagni e Ferentino.

IL TAVOLO MONTI LEPINI ( è il luogo dove i sei meetup territoriali di: Morolo, Supino,
Patrica, Sgurgola, Ferentino ed Anagni, coadiuvano, convergono, uniscono idee, soluzioni,
problemi comuni che affliggono il nostro territorio) è contrario alla scelta della regione Lazio, di
autorizzare la MARANGONI Spa all’uso dell’impianto di termodistruzione di rifiuti non pericolosi
limitatamente a pneumatici fuori uso con produzione di energia elettrica.
Partiamo da ciò che tutti sanno: la valle del Sacco è uno dei siti più inquinati d’Europa! Decenni di
emissioni non monitorate e colpevolmente non controllate e dismissioni industriali, alle quali non
sono seguite le necessarie opere di bonifica dei siti produttivi improvvisamente abbandonati, hanno
trasformato il nostro fiume in un vettore di veleni con conseguente contaminazione dei suoli da esso
bagnati, suoli che una volta erano campi coltivati, orti, pascoli. La situazione, nel tempo, è divenuta
talmente tanto drammatica da far catalogare nel 2006 una vasta area come Sito di Interesse
Nazionale (SIN); si perimetrano, quindi, le aree contaminate, aree da sottoporre ad urgente bonifica,
e poi tutto tace; perché l’area è talmente tanto vasta e le risorse stanziate così miserevoli che nulla
successivamente viene fatto. Bisogna aspettare il 2019 e l’intervento dell’attuale Ministro
dell’Ambiente Costa perché vengano stanziate le prime risorse che portino ad una prioritaria
bonifica delle aree industriali dismesse ricadenti nell’area SIN.
Ma finora si è parlato solo di acqua e di suolo e, quindi, di emissioni idriche; ancor più grave è il
problema che riguarda le emissioni in atmosfera: la concentrazione di polveri sottili, di particolati,
di sostanze nocive quali metalli pesanti e di monossidi è così grave che le centraline di
monitoraggio di ognuno dei centri urbani della valle contano sforamenti dei valori limite ben
superiori a quelli accettabili annualmente perché non vi siano danni per l’uomo. La valle del Sacco,
“chiusa” in tutta la sua lunghezza da due catene montuose e, quindi, poco aerata e ventilata, si gioca
il suo futuro sulla qualità dell’aria: perché l’area contaminata da un fiume si può perimetrare, l’aria
che quotidianamente viene respirata arriva anche in collina e lontano dai centri abitati.
La panacea di tutti i mali, per i nostri amministratori locali, è la limitazione del traffico veicolare
(targhe alterne, domeniche ecologiche ed altri interventi propagandistici similari), mentre
pochissimo o nulla viene fatto per il controllo delle emissioni atmosferiche provenienti dalle attività
industriali. Giusto difendere le attività produttive e il lavoro da esse generato, ma interventi
legislativi che mirassero a ridurre, mediante obbligatori impianti di filtraggio e di depurazione, le
emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti o nocive da parte dei siti industriali, sarebbero i
benvenuti. Non a caso, ultimamente, sempre il Ministro Costa ha posto l’attenzione sulla necessaria
revisione al ribasso dei limiti normativi di concentrazione di sostanze inquinanti all’interno delle
emissioni in atmosfera prodotte dalle attività industriali.
In questo quadro generale, si inserisce la vicenda dell’inceneritore della Marangoni; l’azienda di
Rovereto, dopo aver interrotto, intorno al 2013, ogni attività produttiva di pneumatici nuovi,
lasciando senza lavoro circa 400 addetti, ora vuole utilizzare lo stabilimento di Anagni come
termovalorizzatore ovvero vuole incenerire, ai fini della produzione di energia elettrica, i
“Pneumatici Fuori Uso” (PFU); la produzione industriale di pneumatici nuovi in Corea del Sud o
Sri Lanka e lo sfruttamento di quelli usati in Ciociaria: il massimo profitto con la minima ricaduta
occupazionale (si prevede che nell’inceneritore di Anagni lavoreranno all’incirca 15 addetti).
Per raggiungere tale scopo, a seguito dell’interruzione della produzione, la Marangoni, con un
intento che parte da lontano poiché la prima autorizzazione al termovalorizzatore dello stabilimento
di Anagni fu rilasciata nel 2001, chiede alla Regione Lazio, nel marzo 2016, il rilascio di
un’Autorizzazione Integrata Ambientale affinché possa non solo rinnovare ma anche incrementare
l’attività di termovalorizzazione da svolgersi presso Anagni (portandola da 1450 kg/h a 2000 kg/h).
E andiamo a parlare di ciò che non tutti sanno.
Dopo tutto quello che si è detto in premessa sulla perimetrazione SIN e sull’inquinamento della
valle, dopo che la proposta, eccessivamente dispendiosa, avanzata dall’allora Presidente Provinciale
Scalia di realizzare un aeroporto civile tra Frosinone e Ferentino fu bocciata dal Ministero perché
avrebbe provocato un incremento delle emissioni atmosferiche inquinanti non tollerabili in una
valle poco aerata come quella in cui viviamo, uno si sarebbe aspettato che il fascicolo Marangoni, in
sede di conferenza di servizi, avrebbe goduto di una particolare attenzione sia da parte dei nostri
amministratoti regionali che da quelli provinciali: e, invece, nulla!
La Provincia di Frosinone, guidata dal Presidente PD Pompeo, sempre pronto a fregiarsi di onori a
favore di telecamera o fotocamera, prontamente si disinteressa del problema: nell’agosto del 2016,
ad appena cinque mesi dalla richiesta della Marangoni, delega la Regione Lazio a rappresentarla in
sede di conferenza di servizi per il rilascio dell’A.I.A. Parafrasando una nota battuta del libro
Gomorra, la domanda nasce spontanea: ma Lei, Presidente Pompeo, respira l’acqua minerale, visto
che vive in linea d’aria ad appena 12 Km dallo stabilimento della Marangoni? O pensa veramente
che il ponentino non trascini mai verso Ferentino le emissioni del termovalorizzatore della
Marangoni con il suo inevitabile contenuto di benzene, di metalli pesanti (piombo, cromo, cadmio,
mercurio) e di butadiene? Perché queste sono le sostanze che si accompagnano all’attività di
incenerimento dei PFU!
Ripetiamo, fra tutti i possibili modi di trattare un pneumatico fuori uso, incenerirlo rappresenta la
scelta con il massimo profitto per l’azienda, con la minima ricaduta occupazionale e con il massimo
danno per l’ambiente. Dal recupero dei PFU si possono ottenere asfalti modificati, superfici per
impianti sportivi, materiali per isolamento acustico, opere di ingegneria civile, opere di arredo
urbano, materiali per pacciamatura fino a riutilizzi in mescola e rigenerazioni, tutti processi
produttivi realizzabili a freddo che non prevedono fusioni ed emissioni in atmosfera, quindi non
nocivi, con conseguente creazione di posti di lavoro e impatto positivo sul territorio. Bruciarlo è,
forse, l’uso più stupido che si possa farne, non stupido per l’azienda ma stupido per chi accetta di
farlo fare nel proprio territorio genuflettendosi ai desiderata dell’azienda.
Amministrare un Ente Locale, significa, per noi, valutare attentamente i pro e i contro di ogni scelta
politica e amministrativa che si adotta, difendere la storia, i luoghi e l’ambiente che ci circonda,
cercare di ottenere il massimo valore per quei parametri universalmente riconosciuti come causa di
benessere per la popolazione che vi abita, non disinteressarsi dei problemi, non delegare ad altri le
scelte, avendo come unico parametro redditi, economia e bilanci. Capito, Presidente Pompeo?
Ancora peggiore il comportamento della ASL provinciale e della Regione Lazio del Governatore e
Segretario PD Zingaretti: la prima non partecipa ad alcuna delle riunioni previste dalla conferenza
di servizi garantendo così un silenzio-assenso costante alla Marangoni, la seconda conclude
positivamente, con inesplicabile e sospetta celerità, la conferenza di servizi relativa al rinnovo
dell’autorizzazione per l’impianto di termovalorizzazione PFU di Anagni con Determinazione del
27/07/2017. Ad appena una settimana dall’approvazione, da parte del Ministero dell’Ambiente, delle
Linee Guida per gli adempimenti in area SIN “Bacino del Fiume Sacco”, avvenuta il 4 agosto 2017.
Non sia mai che poi si incagli l’iter! Caro Governatore, non si poteva aspettare una settimana? O per
Lei, noi saremo sempre la pattumiera della regione? Ogni intervento normativo che Ella ha firmato
è, infatti, romano-centrico, tarato sulle esigenze di Roma e del suo hinterland (bacino di 5.000.000
di abitanti, dieci volte più numerosi degli abitanti della Ciociaria, e, quindi, rappresentanti un bacino
elettorale più importante da blandire). Ma noi ricordiamo l’importanza che Ella ha dato alla parola
ambiente nel suo discorso di insediamento alla segreteria del PD, era solo spot, propaganda e luogo
comune oppure ci crede veramente? Sicuramente non ci crede il suo Assessore regionale
all’Ambiente Buschini, che essendo nostro conterraneo avrebbe potuto analizzare e gestire meglio la
vicenda.
Noi siamo stanchi ed è ora di alzare la voce; la voce dei nostri concittadini che non ne possono più
di avere paura di ammalarsi di mali spaventosi e il più delle volte incurabili, siamo stanchi di subire
una politica permeata dalla logica dei figli e dei figliastri, una politica attenta solo a soddisfare le
istanze delle grandi aziende e dei grandi potentati locali e totalmente disinteressata alle richieste
della cosiddetta gente comune. Esiste un’economia diversa, un’economia ricchissima fatta di
agricoltura, di turismo, di produzioni “pulite” e non pericolose, di ricerca e sviluppo di nuove
tecnologie. La politica dovrebbe guidare le scelte, non accomodarsi e accettare passivamente quelle
avanzate dalle S.p.A.
Presidente Pompeo, Assessore Buschini, Governatore Zingaretti, pensateci bene, per favore, che a
cercare di fermare questa follia e quest’ennesima Impresa a perdere ci stiamo pensando noi
attraverso la capillare rilettura di ogni atto dell’iter procedurale per trovare quel cavillo legislativo a
cui appigliarsi per ricorrere nei confronti della Determina regionale del 27/07/2017.
E anche se non riuscissimo nel nostro intento, avremo, comunque, ogni mattina, il coraggio di
guardarci nello specchio, consci di non aver tralasciato nulla per cercare di difendere il nostro
territorio.

Il Tavolo dei Monti Lepini

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