MANOVRA. PROPOSTE LEGAMBIENTE: 30 INTERVENTI ‘A COSTO ZERO’.

PRODURANNO 1 MILIARDO DI EURO; EFETTI GIÀ DAL 2019 (DIRE) Roma, 10 ott. – ‘Il cambiamento passa per l’ambiente’. Ecco le proposte di Legambiente per la legge di bilancio 2019: 30 interventi realizzabili da subito e a parita’ di gettito per lo Stato, in grado di produrre un miliardo di investimenti in innovazione e riqualificazione urbana e territoriale. Il pacchetto di proposte e’ stato illustrato alla Camera dei deputati da Stefano Ciafani e Edoardo Zanchini, rispettivamente presidente nazionale e vice presidente nazionale di Legambiente assieme alle parlamentari Chiara Braga (Pd) e Rossella Muroni (Leu) della commissione Ambiente di Montecitorio e al presidente della commissione Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi (Lega). Erano presenti Ivan Stomeo Sindaco di Melpignano e Presidente Borghi Autentici, Filippo Delle Piane VicePresidente Ance, Sebastiano Marinaccio Presidente Mercatino Srl. Sono quattro gli ambiti di intervento: concessioni, cambiamenti climatici, fiscalita’, rilancio degli investimenti utili. Le misure potrebbero produrre un investimento per 1 miliardo di euro in innovazione e riqualificazione ambientale, urbana, territoriale.
‘La sfida del cambiamento passa per l’ambiente- spiega Legambiente- e non ci sono piu’ scuse per rinviare investimenti capaci di rilanciare l’economia, l’occupazione e la crescita del Paese. Non c’e’ piu’ tempo da perdere come ci ricordano anche i dai dati del report Ipcc sul riscaldamento globale, serve solo lo volonta’ e il coraggio di intraprendere davvero questo cambiamento green, a partire dalla prossima legge di bilancio. È questo il messaggio e la sfida che Legambiente lancia oggi al Governo del cambiamento presentando un pacchetto di 30 proposte per la Legge di Stabilita’ 2019, a parita’ di gettito per lo Stato, e che riguardano quattro settori principali di intervento: concessioni, cambiamenti climatici, fiscalita’, rilancio degli investimenti utili. Si va, ad esempio, dal rivedere i canoni per le attivita’ estrattive, il prelievo di acqua minerale e le concessioni balneari, dal cancellare i sussidi alle fonti fossili – incomprensibili in un Paese impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici – incentivando, invece investimenti per rendere piu’ moderne e sostenibili le citta’, per riqualificare gli edifici da un punto d vista sismico e energetico, per rilanciare le fonti rinnovabili e le produzioni certificate di qualita’ e da filiere territoriali. La strada e’ quella di intervenire sui canoni di concessione e sull’Iva sulla base di obiettivi ambientali e sociali. E di spingere tutti gli interventi indispensabili a rendere davvero sicure case e scuole, attraverso incentivi per le diagnosi sismiche e energetiche di edifici e scuole in modo da completare l’anagrafe scolastica, e poi intervenire sulla sicurezza, solo per citarne alcuni. Con queste proposte Legambiente chiede al Governo del cambiamento di mettere davvero al centro dell’agenda politica l’ambiente, che invece anche nell’ultimo Def – nonostante contenga alcuni interventi positivi e condivisibili – continua a non essere tra le priorita’ e appare marginale nella visione di sviluppo del Paese’.
Gli interventi promossi dall’associazione ambientalista consentirebbero di generare effetti gia’ a partire del 2019, senza creare debito o determinare un aumento della tassazione e senza aprire un nuovo fronte di scontro con l’Europa per realizzarle. Potrebbero produrre un investimento per 1 miliardo di euro in innovazione e riqualificazione ambientale, urbana, territoriale e permetterebbero di cancellare evidenti ingiustizie e rendite in campo ambientale. Legambiente sottolinea: ‘A cio’ si deve aggiungere una grande riforma della fiscalita’ per l’ambiente, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, in pratica tanto inquini tanto paghi, scommettendo sull’economia circolare, le fonti rinnovabili e su innovazioni capaci di ridurre emissioni di gas serra. In questo modo si possono orientare almeno 10 miliardi di euro di entrate fiscali verso l’innovazione ambientale e il lavoro. Se poi si guarda nel grande bilancio dello Stato italiano si scopre che le risorse ci sono, ma bisogna finalmente avere il coraggio di aggredire le rendite a danno dell’ambiente che impediscono una corretta gestione delle risorse naturali e dei beni comuni, gli enormi sprechi, le scelte infrastrutturali sbagliate. E se si aggiunge quanto si puo’ recuperare da evasione fiscale, sprechi della pubblica amministrazione, investimenti in infrastrutture inutili si comprende come non esistano scuse per rilanciare investimenti virtuosi in campo ambientale capaci di creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Per questo l’associazione ambientalista lancia un appello all’Esecutivo del Cambiamento e al Parlamento, affinche’ l’ambiente, tema che preoccupa sempre di piu’ i cittadini, torni a trovare il giusto spazio all’interno del dibattito politico e non solo durante le periodiche emergenze’.
‘La nuova legislatura – spiega Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – si e’ aperta con un Governo che ha fatto del cambiamento la propria bandiera per superare i problemi del Paese. Le proposte che abbiamo messo in fila vanno proprio nella direzione di ripensare l’economia italiana e di rilanciarla affrontando i problemi e le diseguaglianze economiche, sociali e territoriali cresciute nel Paese. Perche’ proprio la mancanza e precarieta’ del lavoro, le barriere e disparita’ nelle condizioni di accesso sono la ragione della paura del futuro non solo tra i giovani ma in tutta la societa’ italiana, sono alla base dei terribili crescenti fenomeni di intolleranza e razzismo. Le risorse e le idee ci sono per cambiare questa situazione, per questo al nuovo Governo e al nuovo Parlamento chiediamo di dare seguito alle promesse e agli impegni presi”. Proposte – Legambiente ricorda che investire sull’ambiente conviene. Lo dimostra la crescita di nuove imprese e dell’occupazione nei settori che piu’ stanno andando in una direzione tenendo insieme qualita’ e innovazione: dal turismo all’agricoltura biologica, dal mondo del riciclo a quello dell’efficienza energetica. Sono quattro gli ambiti di intervento proposti: le concessioni, dove nella gestione di autostrade e aeroporti, di cave e acque minerali occorre ristabilire regole che garantiscano una corretta gestione di beni pubblici come, purtroppo, oggi non avviene e dove e’ possibile recuperare risorse per centinaia di milioni di Euro all’anno da chi guadagna dallo sfruttamento e dal degrado dell’ambiente. I cambiamenti climatici, dove si puo’ intervenire su esenzioni dalle tasse per centinaia di milioni di Euro che oggi premiano le fonti fossili, spostando la fiscalita’ verso le fonti con minori impatti ambientali e l’innovazione, eliminando le barriere che oggi limitano le fonti rinnovabili e la mobilita’ sostenibile ed elettrica. Oggi, infatti, per estrarre petrolio e gas le aziende pagano solo il 10% di royalties per le trivellazioni su terra ferma e il 7% per quelle marine. Royalties troppo basse se paragonate con quelle di altri Paesi europei — ad esempio Danimarca, Germania, Norvegia – come evidenziato da analisi internazionali e dallo stesso Ministero dell’Ambiente. Inoltre le royalties che le imprese pagano alle Regioni le possono dedurre dalle tasse che pagano allo Stato. Altro ambito di intervento e’ la fiscalita’ sull’economia circolare e le filiere locali di qualita’, intervenendo sull’IVA (attualmente articolata tra il 4 e il 22%) per differenziare i diversi beni sulla base di come e dove sono prodotti in modo da premiare l’innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale, il Made in Italy di qualita’. Ed infine il rilancio degli investimenti utili, fondamentali per il rilancio dell’economia, e dove la priorita’ deve andare agli interventi capaci di riqualificare edifici e periferie urbane, scuole, di creare nuove linee metro e tram, piste ciclabili, di adattare le citta’ ai cambiamenti climatici, di intervenire finalmente sui problemi di acquedotti e depuratori, sui ritardi delle bonifiche dei terreni inquinati, su quelli di demolizione degli edifici abusivi’.
‘Gli interventi che presentiamo oggi – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – non hanno bisogno di nuove tasse o debiti, ne’ di aprire un nuovo fronte di scontro con l’Europa. Al contrario e’ Bruxelles che ci chiede da tempo di ripensare la fiscalita’ per spingere innovazione e qualita’ ambientale. La grande opportunita’ di questa prospettiva e’ che permette di rilanciare la domanda interna, ossia quella che piu’ ha sofferto questi anni di crisi, ed aiuta gli investimenti in innovazione e ricerca che sono fondamentali per rafforzare la propensione all’export delle imprese. La sfida sta oggi proprio nell’accompagnare una innovazione diffusa del tessuto imprenditoriale italiano attraverso la chiave dell’economia circolare e della decarbonizzazione, che oggi non sono piu’ ricette ambientaliste ma gli obiettivi delle politiche europee al 2030. Un Paese come l’Italia avrebbe tutto l’interesse a scegliere questa direzione di cambiamento – e spingendo nella stessa direzione le scelte a livello europeo -, perche’ potrebbe rafforzare la propria competitivita’ legando ancora di piu’ il marchio del Made in Italy ad un’idea di qualita’ che include salute, sostenibilita’ ambientale e sociale dei prodotti”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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