“Manicomi per bambini”: liberato un altro adolescente.

Rilasciato dalla comunità ad alto contenimento in cui era rinchiuso.
Ogni volta che liberiamo un bambino, chiudiamo un manicomio.

 Roma. Questa mattina la mamma di Michele [nome di fantasia – NdR] ha potuto finalmente riabbracciare suo figlio, dopo aver chiesto con coraggio e determinazione le sue dimissioni dalla Comunità ad alto contenimento in cui era rinchiuso. Proprio ieri Michele aveva compiuto la maggiore età e, dopo ore di trattative, nel pomeriggio è stato liberato. In questo momento, si sta preparando ad incontrare – insieme alla famiglia (sua madre e sua sorella) – la Prof.ssa Vincenza Palmieri di Roma, con la quale inizierà un progetto alternativo all’approccio farmacologico e istituzionalizzante a cui era stato destinato.

La triste storia di Michele – cittadino straniero – ha inizio alcuni mesi fa, con l’insorgere e il manifestarsi di alcuni disagi personali. La mamma, preoccupata, decide di chiede consiglio e supporto ai Servizi Territoriali; ma questi, invece, lo avviano ad una carriera da malato psichiatrico.

Nel giro di poco tempo, infatti, un Decreto del Tribunale sottrae alla mamma la responsabilità genitoriale e trasferisce il ragazzo in una struttura psichiatrica ad alto contenimento per minori: un “manicomio per bambini”.

A nulla vale il fatto che sia stata proprio lei a domandare aiuto ai Servizi: ciò che la madre e Michele ricevono in risposta consiste in un intervento autoritativo e massicce dosi di psicofarmaci.

In comunità, a Michele viene sottratto il cellulare. Non può comunicare con la mamma se non per pochi minuti via telefono. È sedato pesantemente: è ridotto a una larva. È allora che – alcune settimane fa – la mamma si rivolge a Vincenza Palmieri, fondatore del Programma Vivere Senza Psicofarmaci, per essere aiutata a liberare suo figlio.
La Professoressa prende immediatamente in carico la famiglia; segue assiduamente la mamma e la sorellina sostenendole professionalmente, umanamente e costruendo, insieme a loro, la giusta strategia per poter uscire dall’incubo nel quale tutti e tre erano intrappolati.

Indispensabile il coinvolgimento del Dipartimento Tutela Minori del CCDU proprio per l’abuso psichiatrico e per la violazione dei Diritti Umani, e dell’avvocato Rossiello del Foro di Verona. Il Dipartimento Tutela Minori, attivatosi, ha fornito il supporto logistico e formativo, e i volontari necessari nelle diverse fasi.

Al di là del lavoro svolto da ognuno nel costruire i passaggi determinanti che hanno portato all’esito finale, come Comitato non possiamo che essere più soddisfatti per liberazione di un altro ragazzino. Come descrive efficacemente Vincenza Palmieri nel suo ultimo libro, La Filiera Psichiatrica in Italia (Armando Editore, 2020): “L’intero Sistema si regge, in un modo o nell’altro, su di un abuso diagnostico: per questo è molto vero che ogni volta che liberiamo un bambino da una diagnosi di ADHD, o che portiamo un adolescente fuori da una Casa Famiglia ad Alto Contenimento, sferriamo un colpo fortissimo al meccanismo di cui esso si alimenta […] Ogni volta che liberiamo un bambino, chiudiamo un manicomio”.

Siamo, dunque, felici di condividere questa buona notizia. Sia per infondere coraggio e speranza alle vittime della Filiera Psichiatrica, sia per invitare quanti sono ancora nel tunnel a chiedere aiuto e denunciare. Ma anche per chiedere Riforme Sociali necessarie affinché tali abusi non si verifichino più.

Ringraziamo questa mamma coraggiosa per aver persistito in una lotta apparentemente impari. La sua vittoria è una vittoria per noi e per tutta la società. A cui continueremo ad aggiungerne altre, ed altre, ed altre.

Io sto con i bambini strappati
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