“Lunedì non ordinate su Amazon”: primo sciopero italiano.

di Luca Donigaglia
“Abbiamo addetti che piangono perché non ce la fanno ad andare avanti ai ritmi attuali”.

BOLOGNA – Uno sciopero dei lavoratori ma anche “uno sciopero del consumo”che coinvolga tutti i cittadini. “Se tutti gli italiani lunedì non facessero ordini ad Amazon, ma li facessero anche solo il 23, arriverebbe un segnale fortissimo. I profitti sono legittimi, ci mancherebbe altro, ma non sulla pelle dei lavoratori”. Lo chiedono i sindacati oggi in videoconferenza a Piacenza in vista lunedì dello sciopero Amazon, il primo nel suo genere, proclamato per protestare sulle condizioni di lavoro cui sono sottoposti nel colosso di Jeff Bezos addetti ai pacchi e driver.

L’appuntamento è per lunedì dalle 11.30 alle 14.30 davanti al magazzino Mxp5 di Castel San Giovanni con un presidio e una manifestazione. “Sarà garantito il rispetto delle misure anti-contagio, ma la protesta si farà sentire. Ed è uno sciopero internazionale, vista la partecipazione dei sindacati non solo in Italia”, segnalano i sindacati promotori, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti così come Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uiltemp-Uil, che rappresentano 9.000 lavoratori interinali della logistica coinvolti (in totale, si stima saranno più di 40.000 mila gli addetti interessati dallo mobilitazione lunedì). Ne parlano in particolare Floriano Zorzella della Filt-Cgil, Salvatore Buono della Fit-Cisl e Maria Stella Vannacci della Uiltrasporti. Scatta Zorzella sull’appello generale per uno sciopero anche del consumo, lunedì e forse non solo: “Lo sciopero del consumo lo prevediamo nella giornata del 22, insieme a quello dei lavoratori. Non chiediamo alle persone di modificare il loro stile di vita sempre più caratterizzato dal commercio online, tanto che le aziende oggi stanno a galla sono quelle che si sono sapute trasformare aprendo a questo tipo di commercio, a scapito di un’altra filiera in sofferenza”.

“Noi chiediamo- puntualizza il sindacalista Filt- uno sciopero del consumo in quella giornata: poi certo, se Amazon e le aziende dei driver che collaborano con lei non vorranno sedersi al tavolo e discutere con noi delle condizioni di un lavoro migliore, è evidente che proclameremo altre giornate di sciopero“. Ed “è evidente- continua Zorzella– che chiederemo di nuovo ai cittadini di continuare a darci una mano, che vuol dire magari rimandare di un giorno il proprio ordine”. Rimarcano Vannacci e Buono rivolti all’azienda: “Devono ascoltarci. Qui non c’è una filiera in difficoltà, ma una logica del massimo profitto che tiene banco non da oggi. Dobbiamo dare un segnale, in Italia non è possibile una situazione di condizioni di lavoro del genere. Abbiamo addetti che piangono perché non ce la fanno ad andare avanti ai ritmi attuali. Come cittadini utenti del commercio online siamo spesso esigenti su consegne e velocità, ma dobbiamo ricordarci che le nostre esigenze richiedono il sacrificio di qualcun altro. I cittadini siano consapevoli”. In particolare, si sollecita l’attenzione sui giovani addetti e driver con famiglia, che accusano “contratti rinnovati mese dopo mese: accettano contratti con un numero di ore ben più basso rispetto a quanto si è lavorato, oltre a mezzi caratterizzati da misure di sicurezza precarie“.

Agenzia DiRE www.dire.it

 

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