LIBANO. CAPPONI (ISPRA): A BEIRUT UN DISASTRO, IMPARI DALL’ITALIA.

L’ESPERTO PARLA DI UN EVENTO NON NUOVO. ORA INDAGINE APPROFONDITA (DIRE) Roma, 12 ago. – L’esplosione del 4 agosto scorso al porto di Beirut “e’ un evento gia’ visto”, che negli ultimi decenni accade in media ogni due-tre anni: lo ha spiegato all’agenzia Dire Gianfranco Capponi, ingegnere nucleare responsabile dal 2004 del settore Analisi integrata dei rischi industriali del servizio Rischio industriale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Occasione dell’intervista, il punto sulle possibili conseguenze nel settore della prevenzione e controllo dei depositi di sostanze pericolose, a una settimana dall’incidente in un magazzino del porto di Beirut dove erano stipate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. L’esperto premette che, rispetto a quanto avvenuto in Libano, siamo ancora “nel campo delle ipotesi”, non essendo ancora sufficientemente nota la dinamica dell’esplosione “servira’ un’indagine tecnico-scientifica approfondita per chiarire quanto occorso”. L’ingegnere prende quindi in prestito le parole dell’agenzia indipendente federale degli Stati Uniti, la Us Chemical Board Security (Csb), che ha definito l’incidente di Beirut qualcosa di “gia’ visto”. Per la precisione, spiega Capponi, gia’ visto in Texas nel 2013, dove un’esplosione di circa 240 tonnellate di nitrato di ammonio in uno stabilimento di stoccaggio e distribuzione di fertilizzanti provoco’ 15 morti, circa duecento feriti e numerosi sfollati. Numeri di gran lunga inferiori alle 220 vittime, gli oltre 5.000 feriti e le centinaia di migliaia di sfollati di Beirut. Il principio rimane pero’ lo stesso.

“Il nitrato di ammonio e’ un composto chimico che, in condizioni normali, risulta essere stabile e non fortemente sensibile alle sollecitazioni esterne – dice l’esperto – nonostante questo non sia di per se’ garanzia di sicurezza, infatti in presenza di impurezze o di sostanze combustibili e di forti sollecitazioni esterne (incendio o esplosione) puo’ dare a sua volta origine ad esplosioni”. Capponi specifica che per la sostanza chimica che ha causato il disastro di Beirut la normativa Seveso considera quattro diverse tipologie che, a secondo del “tenore” di azoto contenuto, presentano diversi potenziali di detonabilita’. “Il nitrato di ammonio non esplode di certo da solo – dice Capponi – ma anzi necessita di un innesco di una certa potenza”. Capponi sostiene che a rendere la sostanza “spesso usata dai gruppi terroristici” come riportato anche dai media, e’ “la facile reperibilita’, in funzione dei suoi utilizzi comuni in campo agricolo, e il basso costo”. L’esperto dice di immaginare che quanto avvenuto portera’ quanto meno “ad una rinnovata attenzione nella gestione delle sostanze pericolose” aggiungendo comunque che, negli ultimi cento anni, non si sono registrati in Italia incidenti che hanno interessato il nitrato di ammonio. In relazione al Libano ed agli aspetti di controllo delle sostanze pericolose, l’esperto dell’Ispra ipotizza che potrebbe anche essere utile l’apporto francese. Il presidente Emmanuel Macron ha visitato Beirut tre giorni dopo l’incidente e si e’ detto pronto ad aiutare in modo significativo il Libano. “Non e’ escluso – dice Capponi – che, se richiesto, la Francia metta a disposizione le sue conoscenze nel settore della prevenzione dei rischi”. Conoscenze maturate anche a causa di un evento tragico: nel 2001, nella citta’ meridionale di Tolosa, l’esplosione in una magazzino dove erano stipate circa 300 tonnellate di nitrato di ammonio “provocarono 31 morti e oltre 2.000 feriti”. L’incidente francese porto’ ad una modifica della classificazione delle sostanze e alle definizione delle soglie contenute nella Direttiva Seveso, che contiene le linee di indirizzo adottate dall’Unione Europea in materia di prevenzione dei grandi rischi industriali. In Italia, la direttiva e’ stata recepita con un decreto legislativo e i gestori degli stabilimenti ai quali si applica sono soggetti a controlli e obbligati ad adottare elevati standard di sicurezza, oltre a effettuare analisi in relazione ai potenziali incidenti ed elaborare delle procedure per la gestione delle emergenze all’interno dello stabilimento. Sta ai Prefetti invece elaborare i piani di emergenza esterna, da attuare, in caso di necessita’, per una pronta gestione dell’emergenza oltre i confini dello stabilimento. Un sistema questo che si e’ rivelato piuttosto affidabile.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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