Legambiente, Circolo “Il Cigno” di Frosinone: MECORIS, LA FACCIA NASCOSTA DELL’INCENDIO.

Domate le fiamme, dichiarata chiusa l’emergenza, è tempo di una riflessione sulle cause di quanto accaduto. Su quelle contingenti, legate allo specifico episodio, sta già lavorando la magistratura, alla quale va il nostro sostegno, insieme all’invito ad andare fino in fondo senza fare sconti a nessuno.

Ma non possiamo fermarci qui. È sulle cause ultime che dobbiamo indagare, per capire come evitare che altri roghi, nella martoriata Valle del Sacco come altrove, continuino a divampare compromettendo la salute delle persone e degli ecosistemi. Un fatto è certo: il ciclo dei rifiuti, in troppe regioni italiane, è al collasso, e il Lazio è una di queste. Tra la differenziata che fatica a decollare per quantità e qualità (soprattutto nella Capitale), i siti di stoccaggio perennemente stracolmi e perciò così vulnerabili al fuoco, gli impianti di riciclaggio che mancano, il tentativo di rispondere all’emergenza ricorrendo a soluzioni sbagliate e anacronistiche come le discariche e gli inceneritori, fino ai treni di rifiuti indifferenziati che viaggiano lungo lo Stivale, i nodi di una pessima gestione che viene da lontano stanno drammaticamente venendo al pettine.

Ciò che manca, a nostro avviso, è una visione sistemica del problema rifiuti, che ci allontani in fretta da un insostenibile flusso lineare – che non fa altro che alimentare una altrettanto insostenibile dissipazione di risorse ed energia – e traghetti l’economia verso percorsi circolari virtuosi, dove viene meno l’idea stessa di rifiuto per far posto alla riduzione, al riuso, al recupero e al riciclo. Sono molti gli ostacoli da rimuovere perché si compia questa epocale trasformazione; accanto alla politica, non di rado succube o complice delle ecomafie, miope sulle conseguenze delle scelte operate e troppo incline ad omettere i dovuti controlli sulle imprese del settore, siamo tutti noi cittadini a dover cambiare registro, e in fretta, se non vogliamo restare seppelliti dalla bulimia produttivista imperante.

A livello normativo, è necessario procedere speditamente verso l’approvazione dei decreti end of waste, specialmente per la carta, le plastiche, gli pneumatici, così da aprire sbocchi commerciali alle materie prime seconde ottenute dalla trasformazione degli scarti.

Dalle amministrazioni locali ci attendiamo invece un contributo coerente con i proclami di attenzione alle istanze di tutela dell’ambiente, in particolare – ma non solo – con l’adozione dei GPP (green public procurement) e dei CAM (criteri minimi ambientali), già oggi obbligatori negli appalti per acquisti di beni e servizi. Ci aspettiamo ad esempio che gli enti locali usino esclusivamente carta riciclata, bandiscano la plastica usa-e-getta, usino la leva fiscale sostenendo l’apertura di esercizi commerciali “alla spina” e promuovano campagne di educazione al consumo consapevole.

Infine, è bene che tutti apriamo gli occhi sull’attuale deficit impiantistico che impedisce di chiudere il cerchio: appare paradossale che ad opporsi a nuovi impianti di recupero siano così spesso proprio movimenti e comitati che dicono di operare in difesa dell’ambiente. In particolare, una moderna gestione della frazione organica (destinata peraltro ad avere un peso sempre maggiore man mano che cresce l’uso di imballaggi in bioplastica) non può prescindere dalla creazione di una rete di impianti per la digestione anaerobica dell’umido, in grado di produrre nuova occupazione e di immettere in rete biometano, riducendo nel contempo l’uso di metano di origine fossile.

Insomma, non è limitandoci a denunciare i crimini ambientali che potremo vincere le sfide dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Solo se riusciremo a creare consenso sulle soluzioni, costruendo percorsi di condivisione e partecipazione democratica, potremo finalmente superare quella sindrome NIMBY (not in my backyard) che non risolverà mai i problemi ma continuerà a spostarli più lontano nel tempo e nello spazio, finendo con il distruggere l’unico pianeta che abbiamo.

Il Presidente del Circolo

Stefano Ceccarelli

CIRCOLO “Il CIGNO” DI FROSINONE APS

c/o Sagaem for life s.a.s., Via Marittima 38 – 03100 Frosinone

e-mail: ilcigno.legambiente@gmail.com

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