Le categorie di docenti nella scuola viste dal prof. Marco Gaudino nel suo libro” La scuola dentro “, rispecchia in modo veritiero il mondo complesso della scuola.

Mai come in questi giorni, le parole del prof. Gaudino risuonano in questo cyber spazio di didattica a distanza, nel quale il rapporto dovrebbe essere solo e strettamente tra docente e discente, ma che continua, anche a distanza appunto, ad essere “sporcato” dalle gelosie delle primedonne di avanspettacolo che non sanno più come avere i 15 secondi di celebrità, visto che manca materialmente il palco sul quale si esibivano quotidianamente.

Segregate in casa, spesso con un marito che non le vede più da anni, questa sottocategoria di insegnanti pensa bene di inventarsi consigli di classe, o altre fantomatiche riunioni, magari con il tacito benestare di presidi disorientati ma sempre burocrati, allo scopo di mettere in mostra il proprio bullismo.

Già, perché dietro a queste riunioni dai nomi fantasiosi, non si nasconde la reale volontà di svolgere un lavoro al servizio della comunità scolastica, ma la volontà coercitiva di schiacciare con la cattiveria quanti non la pensano come loro. E sono tanti. Ma poi, siccome la categoria lavorativa in questione si esprime in modi vari, uniti nell’ambizione di infastire il prossimo, troviamo i ruffiani, il gregge degli ignavi, i capetti senza regno e via via, giù sempre più verso il baratro.

Ben venga, dunque, la distinzione del prof. Gaudino. Spietata, realista, monito di una decadenza di costumi, come di educazione ed in ultimo, di necessità di rivalutare l’essere umano che come tale si comporta.

Insegnanti “capo”

Molto attenti ad accaparrarsi le simpatie dei dirigenti, legati ai sindacati che ne tutelano l’incolumità, si sanno far ben rispettare dai loro alunni che li temono per il loro modo prepotente di porsi. Confondono il rispetto con la paura, tramandando il concetto errato anche ai loro discenti. Stanno molto attenti ad accaparrarsi progetti e figure aggiuntive varie.

Questi tipi di docenti sono convinti di essere i migliori, anche i genitori, qualche volta, li temono. Sono tristemente inseriti nella scuola della “crisi”.

Le prime donne

Le prime donne nell’ambito delle opere teatrali o cinematografiche, sono da considerarsi le protagoniste principali. Nelle scuole, purtroppo, le “PRIME DONNE”che non sono riuscite a inserirsi nel mondo dello spettacolo e divenute “PROFESSORESSE O MAESTRE” con un bisogno esasperato del “farsi notare a ogni costo”, aspirano ad incarichi e promozioni. La maggior parte di esse riesce a raggiungere gli obiettivi, mirando a cariche dirigenziali. In molti casi, per non dir sempre, hanno reso molte istituzioni scolastiche dei potenziali centri di nascita per associazioni, coadiuvate dai docenti maschietti, antifemministe. Le donne “vere” hanno diretto, insegnato, riformato con lo stile di “Vere signore”, tracciando pagine di storia inesauribile nella scuola Italiana. Basta ricordare la grande “Maria Montessori”. Il futuro delle dirigenze scolastiche , se le “prime donne” non saranno contrastate dalle figure maschili, ormai sempre più in disuso, sarà un privilegio di queste “femmine” arriviste e con sete d’allori ma con pochi principi e valori etici.

Le eccellenti professoresse e gran signore, presenti oggi nell’istituzione scolastica, non riescono a contrastare la loro ascesa troppo distante dall’essere signorile e intellettuale, nonché per nulla teatrale o cinematografica. Molti dirigenti, soprattutto di sesso maschile,soccombono ai loro modi di essere: raccomandazioni o fascino femminile? Forse senso di galanteria e desiderio di “viver sereni”. Le prime donne “rompono”, altroché.

Grazie alla loro opera per niente artistica, si assiste nelle scuole a vere “commedie” che rasentano l’inverosimile.

Insegnanti “malati”

Molto spesso assenti a scuola, vivono alla continua ricerca di “farmaci” in grado di guarirli. Sono la rovina dell’Istituzione pubblica. Eterni amici dei medici fiscali, sono ben accetti dai supplenti che accumulano punti e giorni sulle loro “malattie”. Un ministro non biondo è riuscito, in parte, a risolvere il problema dell’assenteismo danneggiando anche quei docenti che di tanto in tanto avevano bisogno di qualche giorno di riposo. Se non si va al lavoro, i risparmiati soldi della benzina o dei mezzi pubblici per arrivarci andranno allo Stato. Forse sarebbe stato meglio devolverli per un’azione missionaria.

Insegnanti contro insegnanti

In diverse scuole italiane, il difficile rapporto tra colleghi che aspirano all’attribuzione d’incarichi, progetti,funzioni strumentali e ore eccedenti,rendono gli ambienti scolastici poco culturali e prestigiosi; per non dire poco raccomandabili. Si consumano stati di mobbing poco gradevoli, rivolti soprattutto a chi ancora crede nella scuola come Istituzione, ricercando attraverso attività progettuali di sperimentare metodologie e strategie innovative; soprattutto dal punto di vista educativo.

Come combattere questo stato di cose senza correre il rischio di perdere il contatto con la propria professionalità? Alcuni colleghi bistrattati hanno tentato di scrivere libri sulla questione,diventando scrittori, con l’amaro in bocca di non essere riusciti a farsi valere come docenti.

Il sistema invece c’è, basta soltanto ignorare e continuare a credere. Credere che la scuola possa modificare il destino di una società ormai fatta solo di valori bollati, malata e nevrotica, la quale considera ancora i docenti gli ultimi della “classe”.

Non bisogna smettere di pensare che esistano docenti i quali credono che:

1.Insegnare sia toccare una vita per sempre.

2.Si educa alla vita attraverso le discipline.

3.Si educa al rispetto e non alla paura delle istituzioni.

4.Bisogna essere gli anelli di congiunzione tra genitori e figli.

5.Bisogna essere pazienti, comprensivi, elastici, alla continua ricerca di qualcosa da imparare nella consapevolezza di insegnare.

6.Amare i propri alunni è amore per il proprio lavoro.

7.Cooperare e collaborare con tutti è normale.

8.Condividere le proprie esperienze è fondamentale.

9.Per insegnare bisogna essere onesti.

10.Rispettare i limiti degli alunni rappresenta il primo passo per aiutarli a migliorare.

11.Conoscere se stessi, è il modo per far comprendere anche agli alunni il senso del sè.

12.Insegnare è la professione più bella.

13.Rispettare le idee degli altri rappresenta una tappa fondamentale per portare avanti le proprie.

15.Amare gli alunni è il fulcro dell’insegnamento.

16.L’insegnamento è la somma di tutte le professioni.

17.Instaurare un buon rapporto con i genitori degli alunni è la chiave per farlo con loro.

18.Aggiornarsi e continuare a studiare è fantastico.

19.Gli alunni ti fanno sentire giovane a ogni età.

20.L’educazione è alla base di ogni rapporto umano, anche quello con i maleducati che tentano nei modi più subdoli di omologarci a loro.

Antonella Necci

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