LAVORO. SCIOPERO EDILIZIA, CISL-CGIL-UIL LAZIO: SBLOCCARE OPERE.

(DIRE) Roma, 15 mar. – “Lo sciopero generale del settore delle costruzioni mancava da piu’ di 20 anni, ma si e’ reso necessario a causa del perdurare di una crisi che ha portato dal 2008 ad oggi alla perdita di circa 600mila posti di lavoro a livello nazionale. La nostra regione ha contribuito a quei dati con la perdita di oltre 50mila posti di lavoro, di cui 30 mila a Roma senza considerare l’indotto”. Lo scrivono in una nota unitaria i segretari generali della FenealUil del Lazio, Agostino Calcagno, della Filca Cisl del Lazio, Fabio Turco, e della Fillea Cgil del Lazio, Mario Guerci. “La piattaforma che porteremo a piazza del Popolo- spiegano- e’ molto articolata e chiede al Governo il rilancio del settore delle costruzioni, sbloccando le opere ferme, finanziando le altre, investire sulle manutenzioni delle infrastrutture gia’ esistenti e di fare un passo indietro riguardo i fondi dell’inail per i progetti di prevenzione e di formazione, perche’ quello che chiediamo e’ si il lavoro, ma il ‘Il lavoro sicuro'”. “Scendiamo in piazza per tutelare i lavoratori- continuano- ma anche tutte quelle imprese regolari che oggi sono fuori dal mercato perche’ la competizione non si fa piu’ sulla qualita’ ma sui costi. Ridurre i costi del lavoro vuol dire anche ridurre i costi della sicurezza e infatti e’ in aumento il numero dei morti tra i cantieri nonostante sia diminuito il numero degli occupati. A livello romano e regionale serve un piano straordinario che rilanci dallo stato di degrado in cui ci troviamo. L’immobilismo la fa da padrone, manca completamente una visione del futuro e questo comporta un’emorragia di posti di lavoro che ha portato da dieci anni a questa parte al dimezzamento del numero dei lavoratori del settore. E’ come se negli anni fosse sparita una citta’ di oltre 50mila abitanti come Chieti o Pordenone. Oggi noi siamo in piazza per dire basta,vogliamo rilanciare il settore e partire dalle proposte”.

“Rilanciare l’edilizia- scrivono ancora i sindacati- e’ un dovere prioritario e lo si deve fare puntando alla messa in sicurezza del territorio. Si devono mettere in pratica quei lavori pubblici che da anni aspettano di essere realizzati. Bisogna creare un asse Comune-Regione-Governo che individui i nodi piu’ importanti e le relative soluzioni e tenga conto dell’apporto di proposta delle forze sociali. Occorre una seria programmazione con finanziamenti non soltanto occasionali se si vuole veramente il bene delle nostre citta’. Ma non possiamo prendere in considerazione le ridicole proposte che prevedono ad esempio di far tappare le buche ai militari. Ci spaventa l’utilizzo di manodopera a costo zero e perle emergenze, con la conferma di fare politica alla giornata, senza prospettiva e senza certezze”. “Oggi siamo in piazza- si legge ancora nella nota- per contrastare e contestare questa visione e per chiedere nuovi investimenti e nuove infrastrutture non le toppe a costo zero. Per la nostra Regione chiediamo che le opere ferme, bloccate o rallentate si sblocchino, che la messa in sicurezza delle scuole sia una priorita’ assoluta, il completamento della via Tiburtina, l’abbattimento di una parte della Tangenziale Est a Roma, l’apertura dei parcheggi della metro B1 a piazza Annibaliano e a Conca d’oro inaugurate nel 2012, i lavori al parcheggio Lungotevere Arnaldo da Brescia, fermo ormai da 12 anni, la Roma-Latina, il completamento della Orte-Civitavecchia, il completamento della A12, l’adeguamento della Monte Lepini, la Cisterna Valmontone, solo per citare alcune tra le opere da completare, per rendere la nostra Regione piu’ competitiva e moderna. Per fare questo servono finanziamenti e come sindacati chiediamo che tutti remino sulla stessa direzione e che Governo, Comune e Regione lavorino insieme a noi per il bene della nostra Regione senza stare a guardare i colori politici”. “Bisogna rimettere in moto la macchina con investimenti continui. Per questo- concludono- chiediamo un tavolo di crisi del settore da istituire a Palazzo Chigi, un nuovo piano di investimenti per avviare le opere, il completamento delle opere incompiute, sistemi di riqualificazione delle imprese, il rafforzamento del Durc con la congruita’, la qualificazione delle stazioni appaltanti, il contrasto al dumping contrattuale, visto il sempre piu’ alto utilizzo di contratti diversi da quello edile”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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