LAVORO PRATO. NICOLOSI: NON SI MUORE PIU’, MA DIGNITÀ VIOLATA.

“IN PROCURA 1.400 PROCEDIMENTI SU REATI LAVORO, NUMERI ENORMI” (DIRE) Prato, 2 dic. – Sui reati connessi ai temi del lavoro “in procura sono arrivati 1.400 procedimenti nell’ultimo anno. Sono numeri enormi che riusciamo a gestire grazie a un assetto dell’organizzazione del lavoro che oggi viene preso a modello da altri uffici giudiziari, anche piu’ grandi”. Lo afferma il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, nel corso di un’iniziativa in Comune per fare il punto sul contrasto all’illegalita’ economica a sei anni dal tragico rogo dell’azienda Teresa Moda che costo’ la vita a sette operai di origini cinesi. Se i numeri in ingresso sono rilevanti, tuttavia, altrettanto significativa e’ la quantita’ dei fascicoli perfezionati: “Il numero dei procedimenti definiti- aggiunge- e’ stato addirittura superiore, pari a 1.600”. Secondo Nicolosi dal primo dicembre 2013 molto e’ cambiato e sul fronte della sicurezza dei luoghi di lavoro l’impegno delle istituzioni “ha innescato una presa di coscienza, un approccio culturale anche differente da parte della comunita’ cinese”. In fabbrica non si muore piu’. Tuttavia si sta palesando una nuova insidia: “Abbiamo in maniera clamorosa un altro problema- sottolinea- vale a dire il posto di lavoro da luogo di morte si e’ trasformato nel luogo dello sfruttamento nel quale non si muore, ma in cui la dignita’ dell’essere umano viene totalmente calpestata e violata”. La procura di Prato “si e’ esposta molto- fa sapere Nicolosi- per contrastare questo fenomeno e anche per dare un contributo per una nuova presa di coscienza”. Da questo punto di vista, ammette, “ci e’ venuta incontro la formulazione dopo il 2016 del reato di sfruttamento lavorativo, quello che una volta veniva chiamato caporalato”. Il legislatore, pero’, potrebbe dare un contributo ulteriore, magari incentivando la collaborazione del lavoratore che denuncia lo sfruttamento. In ogni caso il problema avendo una estensione cosi’ rilevante, a suo avviso, non puo’ trovare una risoluzione meramente per via giudiziaria: “Il nostro strumento e’ tarato di fronte al caso singolo. Qui siamo di fronte a un fenomeno. E i fenomeni- conclude- purtroppo non si possono affrontare nelle aule di giustizia con le indagini con un processo”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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