LAVORO. CGIL-FIOM: PER 60% DIPENDENTI FCA PEGGIORATE CONDIZIONI.

(DIRE) Roma, 27 giu. – Un netto peggioramento delle condizioni di lavoro negli ultimi anni. Lo ha detto il 59,7% dei lavoratori degli stabilimenti Fca e Cnhi, e Magneti Marelli rispondendo al questionario delle fondazioni Sabattini e di Vittorio, incaricate della Cgil e Fiom Cgil che hanno realizzato un’inchiesta sul tema – presentata oggi a Roma alla presenza del segretario Cgil, Susanna Camusso, e del segretario Fiom, Francesca Re David – il cui obiettivo e’, appunto, “analizzare in profondita’ le criticita’ dell’organizzazione del lavoro e delle condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti. Questo come conseguenza delle modifiche introdotte in seguito all’applicazione del Contratto specifico di lavoro e del modello World class manufacturing.
Tra le principali motivazioni del peggioramento, gli intervistati hanno indicato ‘il maggior carico di lavoro’. Il 43,1% dei dipendenti Fca esprime un giudizio estremamente negativo in tal senso, contro il 9,7% che esprime un miglioramento (per Cnhi i valori sono rispettivamente il 30% e il 14%). Va specificato, tra i dipendenti Fca la valutazione magiormente negativa ha riguardato l’inquadramento professionale, mentre tra quelli Cnhi, la formazione. Inoltre, visti gli alti carichi, i tempi di lavoro sono giudicati poco o per nulla sostenibili dal 46,2% dei rispondenti.
Un indicatore ulteriore di criticita’ e’ espressa dall’elevato numero di ‘Lavoratori con ridotte capacita’ lavorative (Rcl)’: circa il 30% e’ in possesso di una limitazione permanente o temporanea. Un altro 10% dichiara di averla ma non dichiararla o di averla avuta in passato. E ancora, per quel che riguarda la partecipazione e in particolare il modello organizzativo del World class manufacting, l’80% di conoscerlo, contro un 8% che non sa cosa sia e un 12% che e’ a conoscenza solo del fatto che in fabbrica viene applicato.
Ma solo un terzo degli intervistati ha indicato che in il modello Wcm e’ applicato totalmente e/o parzialmente. Sempre secondo lo studio, la bassa partecipazione alle riunioni in team (solo il 22% vi partecipa sempre o qualche volta) e il basso tasso di risposta alle proposte di miglioramento presentate (quasi il 50% di chi ha presentato una proposta ha dichiarato di non aver mai ricevuto risposta), “sono fattori- spiega la Cgil- che delineano un quadro realistico del reale investimento dell’azienda in tema di coinvolgimento dei lavoratori” ai temi di produzione e del miglioramento delle condizioni di lavoro.
Infine, l’ultimo dato e’ quello relativo alla valutazione del salario e del bonus/premio. Il 60,9% dell’insieme dei due gruppi lo ritiene insoddisfacente, mentre il 16,4%, del tutto insoddisfacente.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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