LAVORO. APPELLO A DI MAIO, “TUTELI PLURALISMO SINDACALE”.

FONARCOM: REGOLE PER RAPPRESENTATIVITÀ, L’ISPETTORATO NON BASTA (DIRE) Milano, 29 giu. – “Si’ alla rappresentativita’ con criteri certi e regole stabilite per legge. No al sindacato unico.
Facciamo appello al ministro del Lavoro Luigi Di Maio affinche’ intervenga sulla questione a tutela del pluralismo sindacale e della contrattazione di qualita’. Infatti, la lotta al dumping non si risolve misurando solo la consistenza numerica delle organizzazioni sindacali perche’ non va da se’ che un’organizzazione grande faccia sempre un buon contratto.
Organizzazioni oggi ‘ritenute minori’ possono fare contratti di grande qualita'”. Sono le parole del presidente del fondo interprofessionale Fonarcom, Andrea Cafa’, durante il convegno organizzato all’interno del Festival del Lavoro 2018, in scena al MiCo di Milano. Un convegno quello di Fonarcom incentrato sul tema della rappresentanza e della rappresentativita’ dei lavoratori, un tema che va declinata in modo completamente diverso. Secondo recenti dichiarazioni, e secondo una nota apparsa il 20 giugno sul sito dell’Ispettorato nazionale del lavoro sul contrasto al dumping contrattuale, la rappresentanza delle organizzazioni sindacali puo’ essere misurata: in attesa della legge si puo’ fare riferimento ai dati raccolti dal ministero del Lavoro, dai quali sarebbe possibile individuare le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative e conseguentemente i contratti nazionali leader per settore, cioe’ quelli di Cgil, Cisl e Uil. “Ma le cose non stanno cosi'”, dichiara il presidente dell’associazione InContra, Salvatore Vigorini. Questo perche’ “i dati raccolti dal ministero del Lavoro sono autocertificati, pertanto non sono ne’ verificati ne’ verificabili, e ad oggi non ci sono criteri certi stabiliti per legge”. A detta di Vigorini infatti “oggi la rappresentativita’ e’ certificata solo nel pubblico impiego.

Dunque come sostiene il numero uno di InContra l’Ispettorato nazionale del lavoro, “non e’ un soggetto titolato a fare misurazioni e certificazioni nel privato impiego, prendendo una posizione che compete solo al ministero del Lavoro”. Un ministero pero’ che come dichiara Vigorini “su questa tema non si e’ mai pronunciato vista l’assenza di una legge sulla rappresentativita’ e vista la necessita’ di tutelare il pluralismo sindacale previsto dall’articolo 39 della Costituzione”. Dopodiche’, in assenza di precise disposizioni normative di tale articolo, “tutte le organizzazioni sindacali sono legittimate a sottoscrivere contratti collettivi e la loro applicazione non puo’ essere messa in discussione”. Insomma, per Vigorini “il metodo adottato dall’Ispettorato per contrastare il dumping contrattuale e’ da rivedere e non puo’ prescindere dall’analisi puntuale delle previsioni contenute in tutti i contratti nazionali sottoscritti”, ed e’ “impensabile sostenere semplicisticamente che se un contratto nazionale non e’ sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil e’ un contratto pirata.
L’affermazione, oltre che in contrasto con il principio di liberta’ sindacale, e’ anche tecnicamente non puntuale e rischia di ingenerare confusione fra gli addetti ai lavori. Per tale motivo l’Ispettorato dovrebbe procedere alla rimozione immediata dal proprio sito internet della nota pubblicata il 20 giugno rispetto alla quale permangono anche seri dubbi circa la validita’ giuridica”.

E, come dice Maurizio Ballistreri, docente di Diritto del lavoro all’Universita’ di Messina, “e’ necessaria l’introduzione di un salario minimo legale orario, come indicato nel recente Vertice Sociale Europeo”, perche’ “questo costituirebbe la soglia minima di retribuzione per tutti i lavoratori, soprattutto per quelli non coperti da contrattazione collettiva, e la base per il versamento dei contributi previdenziali. Si risolverebbe cosi’ il problema del dumping contrattuale- conclude- senza intaccare la liberta’ e il pluralismo sindacale”. Anzi piu’ che un salario minimo garantito, come dice il Capo interregionale dell’Ispettorato del lavoro Renato Pingue, occorre “un contratto minimo garantito”, perche’ “le tutele non riguardano solo il salario ma anche gli aspetti giuridici, come ferie e permessi”. Per l’ex ministro Cesare Damiano “bisogna rovesciare l’assunto che i sindacati finti non sono quelli autonomi che invece hanno base associativa. Se noi non sconfiggiamo questa idea che associa il sindacato autonomo a quello pirata, nati durante la crisi del sindacato negli anni ’90”, non andiamo da nessuna parte”. Quindi, liberta’ anche alle organizzazioni sindacali minori, a prescindere dalla grandezza. Insomma, “in assenza di regole e criteri certi la rappresentativita’ non e’ misurabile”, sottolinea Cafa’, e l’Ispettorato “non puo’ sostituirsi al legislatore con una circolare. Cosa vogliamo fare, il sindacato unico? Si dia quindi legittimazione a tutte le rappresentanze sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale”, chiude il numero uno Fonarcom.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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