Landmine Monitor Report 2017: cresce il numero delle vittime nelle zone di conflitto.

Roma: viene presentato oggi il Landmine Monitor 2017, il report giunto alla sua 19° edizione, che focalizzandosi sui dati raccolti per l’anno 2016 (e dove possibile fino al novembre 2017) fotografa lo stato dell’arte sull’adempimento degli obblighi contenuti nel Trattato di Messa al Bando delle Mine, divenuto legge internazionale nel 1999.

A vent’anni dall’apertura alla firma del Trattato di Ottawa questi ordigni vengono ancora utilizzati in Afghanistan, Libia, Ucraina e Yemen, provocando un aumento degli incidenti da mina, da ordigni inesplosi e da residuati bellici (ERW).

Il Landmine Monitor 2017 ha registrato 8.605 incidenti da mina di cui 2,089 mortali.

La notizia positiva è che nel 2016 è aumentato il sostegno economico da parte dei donatori internazionale per le attività di Mine Action (Bonifica umanitaria, Assistenza alle Vittime, Educazione al Rischio, Distruzione degli stock, Monitoraggio ed Advocacy).  Rispetto al 2015 c’è stato un aumento dei fondi dedicati pari a $85.5 milioni di dollari, grazie alle donazioni effettuate da 32 donatori per un totale di $479.5 milioni di dollari da distribuire su 40 paesi e 3 aree. Grazie anche ai contributi che gli stessi paesi affetti dalle mine hanno fornito ai propri programmi nazionali, il totale dei fondi destinati alla Mine Action a livello internazionale è stato di $564.5 milioni di dollari, che corrisponde ad un aumento circa di $40 milioni rispetto al 2015.

Nel periodo analizzato dal Report è continuato l’intenso lavoro di bonifica, sono stati sminati 170 km2 di terre inquinate e distrutte più di 232.000 mine.

Nel 2017 due paesi, l’Algeria ed il Mozambico, hanno terminato le attività di bonifica dichiarandosi liberi dalle mine.

Tra i 61 paesi e le aree che si sanno essere inquinati da mine, 33 sono Stati Parte al Trattato di Messa al Bando delle Mine. Il Trattato obbliga a bonificare le zone minate in 10 anni, ma solo 4 di questi paesi sembra riusciranno a rispettare la loro deadline: Cile, Mauritania, Perù e Repubblica Democratica del Congo.

Altri come Angola, Equador, Iraq, Tailandia e Zimbabwe sono in attesa che venga approvata, in occasione del 16 Meeting degli Stati Parte che si terrà a Vienna (18-21Dicembre 2017) la richiesta di prolungare il tempo a loro disposizione per ultimare le attività di bonifica.

L’Ucraina rappresenta un duplice caso di violazione del Trattato poiché non ha rispettato il termine entro cui avrebbe dovuto ultimare le attività di sminamento, ovvero 1 giugno 2016, senza neanche aver chiesto una proroga, e per non aver rispettato il termine ultimo per la distruzione degli stock.

Tra il mese di ottobre del 2016 ed il mese di ottobre del 2017, le forze governative, sia del Myanmar che della Siria, hanno utilizzato mine antipersona.

Durante il periodo preso in considerazione dal Report inoltre gruppi armati non statali hanno fatto uso di questi ordigni in 9 paesi: Afghanistan, India, Iraq, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Siria, Ucraine e Yemen.

La notizia positiva e recentissima, è rappresentata dall’accesso effettuato al Trattato di Messa al Bando delle Mine da parte dello Sri Lanka (14 dicembre 2017) portando il numero degli Stati Membri a 163.

Le notizie riportate nel Landmine Monitor 2017 lanciato oggi dalla International Campaign to Ban Landmines (ICBL) dimostrano come il lavoro da portare avanti per ottenere un mondo libero dalle mine entro il 2025 sia ancora molto lungo ed impegnativo” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine (CICM) “Soprattutto dimostra come l’impegno degli attori coinvolti vada profuso in diversi campi, tra questi anche quello delle speculazioni finanziarie. Per questo motivo avremmo voluto presentarci al 16 Meeting degli Stati Parte, che si svolgerà a Vienna, con la legge S 57 bis “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub-munizioni a grappolo” approvata dopo il rinvio alla Camere da parte della Presidenza della Repubblica. Invece lo scioglimento anticipato delle Camere non ne permetterà la definitiva approvazione. Abbastanza avvilente che una delle poche leggi votate all’unanimità non sia riuscita a concretizzarsi in legge dello Stato. A nostro avviso sarebbe stato il caso di chiedere l’urgenza ai sensi dell’art 77 del regolamento del Senato. Questa dovrebbe, per dignità, essere la prima legge approvata nella prossima legislatura. Nessuna scusa, noi non ci arrendiamo” conclude Schiavello.

 

 

M.Tibisay Ambrosini

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