La signora del jazz DIANNE REEVES (2 nov) e il batterista anti-Trump ANTONIO SANCHEZ (4 nov) in arrivo al ROMA JAZZ FESTIVAL.

 

ROMA JAZZ FESTIVAL 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

presenta

la signora del jazz, vincitrice di ben 5 grammy

DIANNE REEVES 

sabato 2 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Sala Sinopoli

e il batterista anti-Trump

ANTONIO SANCHEZ

lunedì 4 novembre
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi

(Dianne Reeves)

(Antonio Sanchez&Migration)

Sabato 2 novembre alle 21 in Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica arriva al Roma Jazz Festival 2019 la statunitense Dianne Reeves, considerata una delle più importanti interpreti femminili di jazz del nostro tempo al pari di Dee Dee Bridgewater, Cassandra Wilson e Diana Krall. Artista pluripremiata con ben cinque Grammy Awards, la Reeves, classe 1956, è cresciuta ispirandosi al magistero di Sarah Vaughan ma col tempo ha ampliato il tradizionale vocabolario jazz innestandovi, con rara eleganza, le varie sfumature della black music e del pop, come dimostra l’album Beautiful Life in cui ha interpretato brani di Bob Marley, Fletwood Mac e Ani Di Franco. Fra i momenti in cui ha letteralmente incantato il pubblico mondiale, la straordinaria, per controllo e potenza emozionale, performance nel film diretto da George Clooney Good Night and Good Luck.

Dalla innata classe di un’elegante signora afroamericana si passa alla esplosiva energia civile di un batterista messicano, grazie al quale il tema del Roma Jazz Festival 2019 ritorna in modo esplicito e diretto, aprendo una finestra sul jazz al tempo del sovranismo. L’appuntamento è lunedì 4 novembre alle ore 21, sempre all’Auditorium PdM ma questa volta in Sala Petrassi con Antonio Sanchez & Migration. Sanchez ha dedicato il suo ultimo lavoro discografico Lines in the Sands al tema dell’immigrazione come risposta alle politiche del Presidente Donald Trump e al suo famigerato muro anti-mmigrati. Alla guida del quintetto Migration, il musicista messicano ha composto un lavoro dal netto contenuto politico: tre brani incastonati tra due suite di più di venti minuti ciascuna dove malinconia, forza e speranza sono perfettamente bilanciati. Punto di riferimento per i batteristi di tutto il mondo, componente stabile del gruppo di Pat Metheny, Sanchez è stato celebrato nel 2015 per la strepitosa colonna sonora del film premio Oscar Birdman.

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ROMA JAZZ FESTIVAL 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

1° novembre – 1° dicembre
Auditorium Parco della Musica | Casa del Jazz | Monk | Alcazar

Line up:

ABDULLAH IBRAHIM | ARCHIE SHEPP QUARTET | ANTONIO SÁNCHEZ&MIGRATION | BIG FAT ORCHESTRA | CARMEN SOUZA | CORY WONG |CROSS CURRENTS TRIO: DAVE HOLLAND/ZAKIR HUSSAIN/CHRIS POTTER | DAYRAMIR GONZALEZ | DIANNE REEVES | DONNY McCASLIN | ELINA DUNI | FEDERICA MICHISANTI HORN TRIO | GABRIELE COEN | GARY BARTZ/MAISHA KOKOROKO | LINDA MAY HAN OH | LUIGI CINQUE HYPERTEXT O’RCHESTRA/ADAM BEN EZRA | MARE NOSTRUM: PAOLO FRESU/JAN LUNDGREN/RICHARD GALLIANO | MOONLIGHT BENJAMIN | RADIODERVISH/OLES |  ROBERTO OTTAVIANO | TIGRAN HAMASYAN  

In occasione del Roma Jazz Festival, nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica

sarà esposta un’installazione di ALFREDO PIRRI

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Icone della storia del jazz come Archie SheppAbdullah IbrahimDave Holland, Ralph Towner, Gary Bartz e Dayramir Gonzalez ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come KokorokoMoonlight Benjamin, Donny McCaslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei RadiodervishTigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext O’rchestra dall’altroIl batterista anti-Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e il pantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano.

Sono i protagonisti della 43° edizione del Roma Jazz Festival che dal 1° novembre al 1° dicembre 2019 animerà la Capitale con 23 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. Il Roma Jazz Festival 2019 è realizzato con il contributo del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è prodotto da IMF Foundation in co-realizzazione con Fondazione Musica per Roma.

No borders. Migration and integration è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato/reazione/sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento.

In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri ha realizzato un’installazione visitabile dal 1° al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del RJF2019. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza.

L’opera rientra nel ciclo Compagni e Angeli (parole tratte da un brano dei Radiodervish – gruppo di apertura del festival – ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro.

Info

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