La divina ad Anagni: il centrodestra in fase di captatio benevolentiae?

Nei ricordi legati alla mia infanzia e alle estati trascorse ad Anagni, mi ricordo, non so per quale motivo, in modo più netto del solito, una estate degli anni ‘70 in cui una sera, parenti ed amici discutevano e raccontavano gli scandalosi eventi accaduti la sera di San Magno ad Anagni. Era un periodo storico in fermento e la rivoluzione nei costumi e nel modo di pensare non aveva ancora toccato la città papalina di Anagni. Qui tutto era fermo al periodo Medioevale e la “ discesa” in piazza Cavour di una artista trasgressiva, per quei tempi, come Patty Pravo, aveva dell’incredibile.

A pensarci oggi, viene da sorridere. I ricordi sono velati di quel bigottismo tipico dei paesini della provincia italiana del meridione, quegli sguardi biechi e sospettosi delle comari di paese che osservavano l’abbigliamento dei forestieri e lo criticavano per settimane intere. Chiamare alla festa di San Magno una cantante come Patty Pravo, in un periodo in cui il prototipo del cantante italico ideale erano i rassicuranti Claudio Villa, Massimo Ranieri, Albano Carrisi, Gianni Morandi ai tempi di “ In ginocchio da te”, e soprattutto chiamarla in un paese “ repubblichino” e clericale, aveva dell’inaudito.

Ricordo, quindi, mentre scorrazzavo felice tra le sedie, giocando con i miei cugini, che tra i discorsi dei “ maschi” uscì fuori, all’indomani dello spettacolo, il pettegolezzo piccante, la nota di colore che doveva riempire le chiacchiere dei bar nei mesi a venire.

La cantante Patty Pravo si era presentata ad Anagni in ritardo sull’ orario pattuito e per di più vestita in modo discinto, con tanto di stivali di pelle e minigonna inguinale. Un abbigliamento tipico degli anni ‘70, e gli stivali di Gucci dai colori più particolari erano usati anche in estate.

Prima di salire sul palco, la cantante pretese il pagamento del concerto e poiché all’epoca si pagava in soldoni e le questioni amministrative erano più “ casarecce”, all’atto del pagamento la cantante sollevò la minigonna e si mise il rotolo dei soldi nelle mutandine microscopiche.

Beh! Che dire?

Quanti tra voi ricordano questo episodio pittoresco?

Quante cantanti avrebbero osato tanto in quel periodo? Solo lei, la Divina Patty lo ha fatto davvero. Come ha fatto tanto anche a livello musicale, negli anni futuri, accarezzando con quella voce particolare, piuttosto che aggredendo o roccheggiando, come altre sue coetanee. Si, perché Patty Pravo, classe 1948, è il simbolo di raffinatezza e trasgressione, da donna che dice ciò che pensa, ha creato non poche polemiche, anche in anni recenti, e le sue foto in topless a 70 anni fanno ancora scalpore, adesso, come un tempo.

L’idea, ancora da confermare, che il 19 agosto, festa patronale di San Magno, la cantante veneziana salirà di nuovo su quel palco, dopo più di 40 anni, è un fatto sensazionale.

I tempi sono cambiati. Anagni è piena di gente progressista, non è più quel paesello bigotto, ma anzi, molte delle figlie delle comari di un tempo potrebbero dare lezioni di trasgressione alla Divina.

Dunque, niente scalpore, niente novità da quel punto di vista, ma solo tanta voglia di godere della bella musica e delle belle canzoni, e perché no, anche delle trasformazioni che la cantante, sul palco riuscirà a mettere in atto.

A margine, però, non già per un insito senso di critica nei confronti delle amministrazioni anagnine, ma, mentre un tempo ad Anagni arrivavano cantanti giovani e talentuosi che poi acquistavano fama e notorietà, oggi, questa città dei Papi sembra sempre più la piazza per cantanti sulla strada della pensione o già pensionati da un pezzo. Un messaggio implicito per l’ospedale anagnino? La ricetta per poterlo far funzionare di nuovo? Clinica geriatrica con pronto soccorso annesso?

Parafrasando i fratelli Cohen “ Anagni non è un paese per giovani”!

Antonella Necci

28/07/2018

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