La Ciociaria.

copertinaPur se con tanti limiti, il libro ‘ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria pride’ mette a disposizione lo strumento idoneo per conoscere, e conoscere veramente, che cosa è la Ciociaria. E’ inutile imbonire: finalmente o per la prima volta: perché in realtà è la prima volta! che uno strumento del genere è alla portata di tutti. E lo sbalordimento è grande.

E ancora più vistoso il rimbrotto nei riguardi sia delle istituzioni sia dei media che fino ad oggi, oltre a provolette e salamini e sagre varie, non sono stati in grado di mettere a disposizione le informazioni corrette e storiche. Nella generale gratificazione, e ciò va riconosciuto, la Ciociaria è stata ridotta e identificata,ultimamente, con certi personaggi grotteschi e infami saliti sulla ribalta della scena pubblica grazie a certe loro intraprese ridicole e vili; oppure, di regola, insignita e fregiata con certe opinioni e giudizi complessivi, frutti di pregiudizio e di preconcetto, comunque di ignoranza assoluta di quello che invece la Ciociaria rappresenta.

Questo libro dunque, ‘ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria pride, colloca sul palcoscenico della Storia, a informazione e ammirazione dello spettatore, la nascita, la evoluzione, lo sviluppo, l’enorme successo di uomini, donne e fatti che scandiscono il secolare percorso di questa Terra.

Se ne scoprirà il ruolo che attraverso i propri uomini e donne essa ha giuocato all’epoca dei Volsci e dei Sanniti, gli inimmaginabili contributi da essi dati alla Roma antica, ben altro che solo Cicerone o Caio Mario o Attilio Regolo pure ciociari; si capirà sul serio che cosa ha dato e fatto Montecassino per la Storia dell’Europa Occidentale nonché per la civiltà e cultura europee; per la prima volta ci si renderà conto di quanto, che ancora ci circonda e ci imbeve e soprattutto fa parte della storia umana, è promanato dai papi ciociari del Medioevo; degli apporti alle lettere e alla stampa, primi in Italia, usciti da questa Terra, senza citare solo San Tommaso d’Aquino. E man mano che risali i secoli quali personaggi e quali apporti nelle arti nelle scienze nelle lettere: cominci con il Cavalier d’Arpino e con Cesare Baronio, passi attraverso lo studioso che ha scoperto l’antropologia, quello che ha ricoperto la prima cattedra di estetica, quello che ha dato impulsi eccezionali alla astronomia, quello che ha debellato la malaria, quello che ha introdotto scientificamente il Socialismo in Italia; e poi una quantità enorme di uomini e donne che si sono distinti in qualche disciplina, nel corso dei secoli; si apprenderanno realizzazioni e vicende che Oltralpe rappresentano una gloria e qui da noi zero o quasi e cioè l’origine della emigrazione -primogenitura ciociara!- la vicenda dei briganti ciociari di Sonnino e di Vallecorsa e di Itri eternati ormai in centinaia e centinaia di opere d’arte di artisti europei presenti nei musei del pianeta; e poi i poveri e miserabili pifferari e zampognari e organettari, intrepidi e impavidi, sparsi, per primi, per le vie del mondo nel loro costume ciociaro e le cioce ai piedi; il personaggio ciociaro divenuto quasi la lingua franca d’Europa nel 1800 grazie all’enorme successo incontrato presso gli artisti: è difficile entrare in un museo del pianeta e non rinvenirvi appeso un quadro ciociaro! ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria pride anche su questo aspetto fornisce dettagli e particolari incredibili. E poi un ulteriore contributo dato al mondo da queste creature affamate e pezzenti: hanno inventato non solo la parola ’modella’ che al femminile esiste solo in Italiano, quanto hanno inventato il mestiere e la professione della modella e del modello! Le celebri top models di oggi trovano dunque la loro origine e i loro precursori e pionieri nelle ragazze ciociare, in gran parte della Valcomino, che avevano iniziato a posare per gli artisti prima a Roma e poi, in grande, a Parigi e quindi a Londra: e che cosa erano e come erano, di nuovo si entri nei Musei mondiali e si ammirerà il loro corpo perfetto e il loro sembiante come realizzati da Rodin, da Matisse, da Corot, da Cézanne, da Van Gogh, da Picasso per limitarci alla crema. E passando oltre ad una veramente quantità di donne e di uomini insigni nelle arti e mestieri più disparati, arriviamo ai loro epigoni e discendenti di oggi il cui solo nome, di nuovo, fa capire e dedurre che cosa è realmente questa Terra …e stupire: Gina Lollobrigida, Nino Manfredi, Giuseppe de Santis, Tina Lattanzi, Marcello Mastroianni, Antonio Valente, Amedeo Maiuri, Antonio Labriola, i fratelli Bragaglia, Amleto Cataldi, Umberto Mastroianni, Severino Gazzelloni, Ennio Morricone….Pietre miliari, dunque, queste di oggi, che ci sono vicine e che quasi tutti conosciamo: si immagini quelle del passato immortalate dalla Storia! E non aggiungiamo quanto realizzato e intrapreso dai ciociari all’estero, basta ricordare che hanno diffuso e fatto gustare perfino nelle regioni più fredde quali la Scozia la bontà del gelato di cui sono divenuti già dalla fine dell’Ottocento i custodi gelosi; sono gli stessi che in Gran Bretagna, soprattutto in Irlanda dove ne sono divenuti quasi i detentori assoluti delle attività, hanno diffuso capillarmente il gusto e il piacere del fish & chips. E il rappresentante più conosciuto dei ciociari di successo all’estero è stato Charles Forte. E quando spesse volte ci si imbatte anche negli Stati Uniti con certi cognomi di personaggi alle più alte vette della pubblica amministrazione quali per esempio Pelosi o Panetta, si può esser certi che le loro radici affondano nella terra di qualche frazione di Picinisco o di Villalatina o di Atina.

ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria pride’ traccia e scopre tutto e tutti e lo si può affermare con certezza, per la prima volta. Ora sono finiti gli alibi che fino ad oggi hanno scusato, dietro lo schermo della pura ignoranza dei fatti storici, tutte le più grosse sciocchezze e insensatezze e perfino calunnie pronunciate sulla Ciociaria. Ora gli alibi verranno sostituiti dalla definizione corretta….

C) PRELUDIO

1.Ciociaria romana

2.Scriptorium

3.Placito

4.Monachesimo, Regola, S.Tommaso

5.La stampa

6.A.Manuzio

7.Il lavoro

8.I Papi ciociari

Sono le scoperte e le innovazioni e un certo tipo di contributi che si rendono disponibili al mondo circostante che in ogni paese rappresentano il fondamento autentico della cultura e della civiltà e dell’ethos di una comunità. E mal si adattano a tale perfino banale costatazione avente, nel nostro caso, per oggetto proprio la Ciociaria nella sua veste di secolare dispensatrice di beni e di doni alla società, il dileggio e il degrado che da sempre, al contrario, si riversano su di essa, i cui corifei, chi più chi meno determinante, paludano le proprie osservazioni e commenti velenosi o arbitrari sotto forma di un risvolto apparentemente scientifico oppure quelle provenienze e sorgenti più propriamente popolari che sono, al contrario, frutto e risultanza di ignoranza e di pregiudizio e di pseudo convinzioni aprioristiche false e ingannevoli, senza dover nominare le dicerie e maldicenze ataviche e ancestrali che si tramandano e ripetono inconsapevolmente e pedissequamente da generazioni. Il nostro racconto sarà simile all’arringa dell’avvocato che si adopera a far conoscere chi e che cosa è veramente l’imputato calunniato e vilipeso davanti al giudice, cioè la Ciociaria: come l’avvocato nella sua arringa per conseguire giustizia e verità non avrà bisogno di far ricorso a commi e a sottocommi bensì solo alla mera elencazione delle qualità e prerogative sconosciute dell’imputato, così noi non turberemo il nostro lettore con riferimenti, richiami e rinvii, note e altri arzigogoli eruditi ma ci limiteremo solo al semplice scoperchiamento di quel vaso di Pandora ignorato e inesplorato che è la terra di Ciociaria, atto e idoneo a esaltarsi da solo e da sé.

Come si vedrà anche nelle pagine a seguire la Ciociaria è stata ricca di apporti e di scoperte come probabilmente, si dirà, altre società e culture ovunque sul pianeta ma, ecco il punto che la contrassegna, è stata unica e sola a mettere a disposizione della umanità quei contributi e quegli apporti che soli, nelle comunità umane, ne rappresentano veramente la radice e il fulcro e il volano, vale a dire: la lingua, la scrittura, i libri, la stampa, la diffusione delle idee, certi uomini fuori del comune. Ed è motivo di gratificazione far conoscere, per primi, tali contributi radicali, direi anche apicali, nella convinzione anche che la loro presa di coscienza e conoscenza equivarrà, in pari tempo, al ridimensionamento necessario dei giudizi/pregiudizi che si ritiene di esprimere su questa Terra. Aggiungere anzi ricordare che anche alcune pagine fondamentali della Storia dell’Arte sono state scritte dai ciociari quali quella sui modelli di artista e quella sulla pittura di genere all’italiana, come ricorderemo ancora, nonché quella sulle accademie d’arte a Parigi comporta la conferma di un ruolo perfino primario giuocato nel contesto della cultura e dell’arte occidentali e non solo: i confini e i limiti locali e regionali e nazionali sono saltati in aria, la Ciociaria diviene il mondo, è cosmopolitismo.

Del nesso e correlazione del territorio, che oggi identifichiamo come Ciociaria con Roma antica, parleremo diffusamente in un capitolo a parte: qui sia considerato probante anticipare che un

fig.n.29: denario in argento circa 104 a.C. di L. Appuleio Saturnino, atinate, Crw.317,3a

periodo particolare della storia romana -in gran parte gli ultimi tre secoli della Repubblica e il primo dell’Impero- è equivalso in verità anche alla prima parentesi gloriosa nella esistenza della Ciociaria. Ricordare che la Via Casilina, già Via Latina/Via Labicana, è stata, nella storia romana, il primo sentiero e tracciato sistematicamente percorribile, molto prima ancora della Via Appia, cioè quello che hanno percorso gli Etruschi nella occupazione della Campania, quello che qualche secolo dopo hanno battuto i Romani nella conquista di Cales presso Capua e quello su cui i primi soldati hanno marciato nelle loro scaramucce e lotte contro i vicini meridionali pacifici Volsci, Ernici, Osci, Equi, Sanniti ecc.. Ricordare che il facinoroso Catilina lo ha annientato un ciociaro, che un ciociaro ha costretto i romani a passare sotto le forche caudine, che un ciociaro ha messo il nome di ‘augusto’ a Ottaviano, che un atinate ha redatto la legge più esaustiva sulle norme ed adempimenti per il conferimento della cittadinanza romana ai forestieri e stranieri, che al passaggio del Rubicone e al convivio successivo affianco a Cesare sedevano tre importanti personaggi ciociari, che Cicerone e Caio Mario e Vipsanio Agrippa e Attilio Regolo e Giovenale e Sulpicio Galba e Titinio sono ciociari, che il conquistatore della Britannia a capo delle legioni romane fu un atinate, che le sorgenti dell’acquedotto Claudio furono scoperte e individuate da un atinate, che numerose monete soprattutto in argento furono battute da ciociari, che sin dall’inizio i ciociari hanno ricoperto cariche di alta responsabilità nella vita pubblica o mansioni di rilievo nell’esercito, che molta parte dei legionari è qui in questa terra che veniva arruolata e altresì, da sempre e per sempre, vettovaglie e derrate è qui che venivano procacciate e fornite come regola: tutto quanto e ben altro confermano la simbiosi e la interdipendenza, oggi diremmo sinergia, tra Roma e Ciociaria, tra Ciociaria e Roma, per secoli. Si capirà che l’impiego del termine ‘Ciociaria’ con riferimento a questa antica epoca, è per meglio individuarne e connotarne la individualità anche geografica allo scopo di facilitare la retta comprensione del lettore rispetto all’impiego generico e poco e anche parzialmente connotante, di Ernici o Volsci o Sanniti o Equi, ecc..

Una emanazione del Monastero benedettino di Montecassino, con quelli di Subiaco il più antico, è stato il cosiddetto Scriptorium, cioè quel laboratorio multiforme e multidifferenziato dove venivano ricopiati e quando il caso illuminati cioè decorati con miniature, illustrazioni, arabeschi e ghirigori, ecc., tutte le fonti

fig.n.45: biscuit fine 1700 di S.Benedetto vangatore

bibliografiche che rappresentano lo scibile umano: la collazione dei testi delle antiche civiltà, sia la conservazione e lo studio; l’arte meravigliosa della miniatura e della calligrafia e della scrittura; la copia e la trascrizione manuale delle opere principali esistenti di diritto, di letteratura, di storia e perciò la costituzione a Montecassino di quella biblioteca che rappresentò per molti secoli il punto focale della dottrina e della scienza in Europa e che resero l’Abbazia la riconosciuta fonte di civiltà del mondo occidentale. Codici che rappresentano delle pietre miliari per la cultura e il pensiero occidentali ora presenti nelle biblioteche prestigiose di tante città quali Roma, Firenze, Milano, Parigi, Leida, Colonia, Dresda e che ci conservano i testi di antichi autori, sono stati copiati e trascritti e quando il caso completati anche di meravigliose miniature, nello Scriptorium cassinese. Pensiamo, per ripetere gli studiosi, per esempio alle Filippiche o al Somnium Scipionis o al De Legibus di Cicerone, ai Fasti di Ovidio, al De lingua latina di Varrone, ai libri 1-4 delle Historie di Tacito come pure agli 11-16 dei suoi Annali, all’Asino d’oro di Apuleio, ai dialoghi di Seneca e a molto altro ancora, oggi conosciuti e divenuti, da secoli, patrimonio della umanità solo grazie al lavoro indefesso degli amanuensi dello Scriptorium cassinese che li hanno trascritti e quindi conservata la memoria. Il lettore che ha piacere di approfondire questa pagina immortale della storia di Montecassino e del suo contributo inestimabile alla civiltà può sfogliare, in merito, le pagine entusiasmanti scritte da don Tommaso Leccisotti.

Qualche secolo prima, nel marzo dell’anno 960 all’incirca il cosiddetto Placito Cassinese (un atto notarile) registrava le prime parole in lingua italiana: tre testimoni compaiono davanti a un giudice-notaio a rendere testimonianza a chi appartenesse un appezzamento di terreno in territorio di Aquino di cui si era impossessato un feudatario del luogo in occasione di alcune vicende del Monastero. E i tre testimoni in italiano e non in latino, ripetono la famosa formula in lingua volgare italiana che il notaio suggerisce loro di ripetere. E’ qui dunque in questa Terra che, prima che nel Paese intiero, si è sentita la necessità e la curiosità, grazie a un giudice-notaio sicuramente non comune, di registrare la voce e le parole nel primo volgare italiano che qui appunto appare e viene conservato ai posteri e alla Storia.

Nel 1100 all’incirca in Europa si registra la presenza ed esistenza di oltre mille monasteri benedettini, un successo dunque inaudito della creatura di San Benedetto e del suo insegnamento. E allo stesso tempo il libro in quel momento più letto e più diffuso -ancora scritto a mano!- era la Regola di San Benedetto dopo la Bibbia le cui sollecitazioni e prescrizioni e ammonizioni costituivano la base e il principio della educazione e dell’insegnamento e della esistenza in tutto il continente: “Ascolta, figlio, i precetti del Maestro!”. E tra questi monasteri veri fari di scienza e di sapienza, divennero in special modo quello di Cluny assieme a qualche altro in Francia, quelli di Fulda, di Reichenau e di Tegernsee in Germania e quelli di Einsiedeln e soprattutto di San Gallo in Svizzera, ancora attivi. Si tratta cioè di quello che nella Storia si chiama Monachesimo Occidentale e che ebbe le sue radici e i suoi focolai sempre in Ciociaria dove nel frattempo erano sorti altri cenobi risalenti al ceppo benedettino e cioè Casamari, Fossanova, Valvisciolo, Trisulti che irradiarono della loro luce il mondo circostante e non solo. Ed è qui che a Fossanova improvvisamente si spense nel 1274, il sette di marzo, a soli 48 anni, uno dei più grandi cervelli della umanità, Tommaso d’Aquino, ciociaro di Roccasecca: a ribadire nei secoli il valore eccezionale sempre attuale delle sue rilevazioni e rivelazioni è la immagine del sole che si accoppia di regola alla sua iconografia.

Quanto detto fin qui non può farci dimenticare di tenere a mente il significato rivoluzionario e fondamentale e unico dell’Abbazia di Montecassino e di quanto, direttamente e indirettamente, consegnato alla cultura e civiltà occidentali: gran parte da questo monte, cioè quei fatti e quegli apporti e quelle vicende che daranno il tono e l’impronta a tutto l’Occidente per secoli e secoli, come detto e come diremo ancora qui appresso.

Si accetti e si perdoni il piglio tripudiante ed esaltante ma troppo grave e persistente la misconoscenza della Ciociaria.

Nel remoto 1464 all’incirca, due uomini stanchi e affamati bussano al portone del Monastero di San Benedetto a Subiaco. Sono due tedeschi fuggiti da disordini verificatisi nella loro città di

fig.n.77: ‘Lattanzio’ il titolo del primo libro con la data: 13.10.1465

origine, Magonza. Perché a Subiaco e non a Firenze o a Perugia o a Bologna o a Roma? A noi piace ritenere e dedurre perché in queste città non trovarono gli interlocutori in grado di afferrare l’importanza enorme e rivoluzionaria del loro messaggio, cosa al contrario che speravano di trovare presso un convento benedettino la cui voce ricopriva tutta l’Europa. Arrivati a Subiaco raccontano e illustrano all’abate dell’epoca la loro esperienza e le loro qualificazioni: sono entrambi allievi di Gutenberg, lo stampatore al quale si deve la invenzione dei caratteri mobili in tipografia e la stampa del primo libro, la Bibbia, nel 1455. L’abate si rende conto immediatamente del valore del messaggio di cui i due artigiani sono portatori, li mette immediatamente in condizione di impiantare una stamperia nel Monastero. E così avvenne. Dopo alcuni mesi per i preparativi necessari, l’anno dopo si mettono al lavoro. E nel corso del 1465 vengono stampati quindi non più scritti a mano i primi libri in Italia: per primo il cosiddetto Donati (una grammatica latina di Donato appunto) in qualche centinaio di esemplari, di cui, pare, non ne resta nessuno. Il secondo fu il De Oratore di Cicerone impresso nel maggio-giugno 1465 in 550 esemplari e che è, in realtà, il primo libro stampato in Italia. Seguì il cosiddetto Lattanzio che reca anche la data e che quindi è il primo libro datato: 13.X.1465. Quindi i primi libri stampati secondo la nuova rivoluzionaria tecnica dei caratteri mobili lo furono a Subiaco in Ciociaria. Lo stesso 1465 i due artigiani furono cooptati a Roma dapprima dalla Famiglia Massimo dove proseguirono la loro opera.

E alla pagina stampata ormai in continua diffusione e perfezionamento fu nuovamente un ciociaro, di Bassiano, alla fine del 1400 pur se a Venezia, a conferire ordine e stile, inventando la punteggiatura (la virgola, gli esclamativi e interrogativi, ecc.) e il carattere corsivo e la impaginazione e diffondendo e facendo conoscere il cosiddetto formato in ottavo corrispondente a quello che oggi definiamo tascabile. La bibliofilia internazionale chiama ‘aldine’ in nome di Aldo Manuzio -il personaggio che stiamo presentando- le sue edizioni cinquecentine sempre appetite e ricercate.

Fig.n.78: marca o colophon di Aldo Manuzio sui suoi libri

Emanazione ed insegnamento di S.Benedetto fu un altro suo precetto altrettanto rivoluzionario e cioè la pronuncia, la prima volta nella storia dell’uomo, della sacralità del lavoro! Il lavoro non è più una condanna e una oppressione, un segno di servaggio: è con Lui che assume una valenza nuova e perfino sconvolgente: attività sacra e benedetta, scelta e consapevole che contraddistingue la esistenza dell’uomo, che non solo procura i mezzi della sussistenza fisica ma che altresì è atta ad

fig.n.140: ‘Il Miracolo del Goto’ uno dei miracoli di S.Benedetto. Il quadro, della fine 1500-inizi 1600, quasi in un fumetto, illustra i vari momenti della vicenda del lavoratore. Museo di Montecassino.

educare ed a elevare il nostro spirito e la nostra umanità e ad avvicinarci a Dio: una concezione rivoluzionaria e dirompente, dopo secoli trascorsi solamente nella schiavitù e nell’oppressione. Era uno dei punti cardine della ‘Regola’ benedettina al quale non era pensabile venir meno, per nessuno. Il ruolo fondamentale non solo della preghiera ma anche, sullo stesso piano, del lavoro e dello studio, che nel 1800 un esegeta di notevole abilità dialettica e linguistica sintetizzò nel celebre precetto: “ora et labora et lege”. Venivano scardinati di un colpo secoli di schiavitù e di decadenza e veniva aperta una nuova strada. E’ stata la prima volta nella storia dell’umanità che il concetto di ‘lavoro’ e di ‘attività’ sono stati compresi nelle loro implicazioni più profonde nonché realistiche. Il lavoro non fu più una maledizione né tanto meno un segno di servaggio bensì anche il modo per redimersi e riscattarsi dal peccato originale, un obbligo e un dovere, etici e, eccezionale, per tutti, a tutti i livelli sociali. Fu un taglio netto con la schiavitù, con la gleba e la plebe asservite, con la concezione biblica stessa, che avevano retto il mondo fino all’epoca. Ma la prima cesura, non si dimentichi, l’aveva inferta quel primo grande rivoluzionario della Storia della umanità che si chiamava Gesù Cristo quando cominciò a parlare, e fu l’inizio, di paga e di salario e di rispetto per il proprio datore di lavoro e per il proprio prestatore d’opera e di sfruttamento e di capitalisti locuplatori biasimevoli. San Benedetto ripartì dunque dalle parole del Salvatore e le ordinò e sviluppò in un sistema e in una teoria.

Ma a guisa di conclusione e a ulteriore presa di coscienza del lettore vogliamo ripercorrere la rilevanza e il ruolo anche di alcuni personaggi di sommo livello gerarchico che in qualche modo pure essi confermano e ribadiscono nelle pagine della Storia il rilievo e il valore di quanto conferito dalla Ciociaria alla cultura e alla civiltà.

Preceduti da Papa Gregorio VII (1020-1073-1085), monaco benedettino, che pur se non originario di questa Terra, è qui che godè di molta parte della sua formazione e una volta papa, stretti legami vi osservò, ci furono nell’arco di un secolo altri figli legittimi della Ciociaria e cioè Innocenzo III (1160-1198-1216), Gregorio IX (1160-1227-1241), Alessandro IV (1185-1255-1261), Bonifacio VIII ( 1235-1294-1303), due nati ad Anagni, uno a Segni e uno a Subiaco tanto che possiamo tranquillamente circoscrivere il secolo XIII, rammentando San Tommaso d’Aquino, come il ‘secolo ciociaro’. Si distinsero soprattutto per la lotta spietata e sanguinaria ai dissidenti e ai contestatori (“scelerate sette di hereteici” o “l’heretica pravità”), inventarono e istituirono il famigerato tribunale dell’Inquisizione appunto contro i dissidenti, il procedimento sommario -opera in particolare di Alessandro IV- tendente a spegnere sul nascere qualsiasi tentativo di tralignamento dottrinario e di contestazione con il ricorso a tutta una gamma di punizioni e di strumenti di tortura, realizzarono il ghetto contro gli Ebrei in tutta

fig.n.150: Papa Innocenzo III, nel Sacro Speco di Subiaco

Europa già escogitato e promosso da Gregorio VII, furono protagonisti delle lotte per le investiture, furono tessitori spietati delle trame e macchinazioni rivolte al potere e all’ingrandimento dello Stato della Chiesa, furono essi a iniziare le trame e intrighi avverso la Casa Sveva di Federico II, furono gli inesorabili propugnatori del cesarepapismo cioè del potere assoluto del papa su tutti i monarchi d’Europa e di altro ancora e, non in ultimo, furono gli spietati e truculenti decimatori dei Càtari o Albigesi provenzali ma furono anche, nella persona di papa Gregorio IX, autori della legittimazione e canonizzazione di personalità fuori del comune nella Storia della Chiesa e cioè di S.Domenico, di S.Francesco e di S.Antonio da Padova e nella persona di Bonifacio VIII i creatori del Giubileo. E sempre questo secolo 1200 letteralmente dominato in tutta Europa da quattro papi di pura schiatta ciociara in modo violento e fondamentalista, è stato invece illuminato e irradiato e in qualche modo purificato e redento dalla luce riflessa da San Tommaso d’Aquino e da quella emanata dal Monastero benedettino di Montecassino in tutta Europa grazie anche al suo abate Desiderio: molto amato e prediletto di Gregorio VII questi, sul letto di morte, lo indicò ai cardinali suo successore e pur se con grande riluttanza, l’abate Desiderio accettò l’alto incarico che assunse col nome di Vittore III e che, nei fatti, rivestì e gestì per soli quattro-cinque mesi in quanto lo colse la morte a Montecassino. Ma da Montecassino emanarono altri due papi: Stefano IX e Gelasio II sempre in quest’epoca.

Quale italica contrada può guardare indietro a siffatte conquiste e realizzazioni come quelle fin qui -e solo in parte- elencate? Lo sbocciare di una lingua, la origine del primo libro, la scrittura, la conservazione e collazione delle memorie e della storia, già di per sé connotano civiltà e progresso in senso completo e basilare. E in Italia i cardini e il fondamento della civiltà, della cultura, del progresso, per primi e in assoluto si registrano e si raccolgono in questa terra di Ciociaria. Per intenderci, la lingua che parlavano Petrarca, Dante, Leonardo, Michelangelo si innestava su quella documentata la prima volta tre-quattrocento anni prima in Ciociaria pur se perfezionata e forse nobilitata grazie alla inclusione di altri dialetti!

fig.n.27: Sigillo personale di Papa Gregorio IX

Imprenditorialità, commercio, relazioni commerciali internazionali e analoghi, lo stesso la civiltà fenicia, quella romana, quella egizia, ecc. sono sicuramente in un certo senso forme di civiltà e tali vengono circoscritte e decantate, ma, sia notato, eminentemente elitarie, personali e individuali, lontane anni luce dalla gente comune in seno alla quale si dispiegano, tenuta in schiavitù e oppressione, quindi sono episodi, sono solo dei nomi, delle nicchie isolate in un mondo, al contrario, di incultura e di violenza e di tirannia. Civiltà, viceversa, è partecipazione, è conoscenza, è scuola, è istruzione, è democrazia, concorso e partecipazione di popolo: è stimoli. E gli strumenti ne sono la lingua, la scrittura, la stampa, la informazione e la diffusione della informazione. E tutti questi strumenti alla base e a fondamento della civiltà e della cultura in senso moderno postmedievale, assieme alla proclamazione del lavoro come attività etica e morale e non più schiavistica o da gleba o da plebe, sono sbocciati in questa Terra di Ciociaria.

NOTE

Accademie d’arte a Parigi..: Ved.il cap. ESTERO. Va evidenziato che il capitolo della Storia dell’Arte dal titolo: Accademie d’arte a Parigi è anche esso un tributo notevole, mondiale, questa volta allo spirito imprenditoriale del ciociaro.

Tommaso Leccisotti…: A Don Tommaso Leccisotti, monaco di Montecassino, si deve una fedele e appassionata ricostruzione della vita e della esistenza del Monastero e del suo Santo Fondatore.

Dove proseguirono la loro opera..: In effetti a Subiaco si levano due monasteri fondati da San Benedetto: quello dedicato a lui stesso il cosiddetto Sacro Speco dove rifulse la sua vita e la sua missione eretto in luogo quasi inaccessibile a strapiombo su uno spuntone di montagna con il fiume Aniene che scorre fragoroso ai suoi piedi e quello un pò più a mezzogiorno dedicato alla sorella gemella Santa Scolastica. Il primo ha conservato fino ad oggi il suo carattere eminentemente devozionale e di preghiera e quindi riservato e appartato mentre quello di Santa Scolastica, anche più strutturato nelle dimensioni e superfici, ha mantenuto la sua impronta pure devozionale ma non ignorando anche il rapporto col mondo circostante: basti pensare che la sua biblioteca conserva e mette a disposizione dello studioso centomila volumi e manoscritti e pergamene e la chiesa è aperta per tutte le cerimonie religiose. Dunque è qui che i due tipografi tedeschi bussarono per primi allorquando in Italia. Ed è qui che furono messi in condizione di realizzare le loro idee e proposte, è qui dunque che rinvennero il contesto e gli uomini in grado ma soprattutto preparati e sperimentati grazie alla loro esperienza di afferrare pienamente il significato rivoluzionario del loro messaggio.

In una teoria di vita…: Quello che segue: “E il Mondo Occidentale è debitore enormemente all’umile monaco di Montecassino. Infatti questo nuovo vangelo, a seguito della diffusione della Regola Benedettina in tutta Europa sulle orme del Monachesimo, è potuto diventare gradualmente patrimonio culturale e intellettuale del Mondo Occidentale ed avviarne così lo sviluppo e il progresso. Sicuramente il destino della umanità sarebbe stato notevolmente diverso se essa non avesse tratto insegnamento e guida da questo precetto. Ed è stato bello apprendere che tale rivoluzionario ammaestramento venuto da questo monte della Ciociaria non è caduto nel vuoto qui da noi poiché i padri costituenti hanno recepito tale concetto del lavoro ponendolo perfino a caposaldo e a paradigma della nostra Carta Costituzionale ed altresì un papa (Paolo VI, 24 ottobre 1964) ha proclamato S.Benedetto Patrono d’Europa proprio nel momento storico in cui venivano istituiti i primi organismi comunitari europei. Apoteosi del lavoro dunque che molti secoli più tardi a Giovanni Calvino apparirà come la “glorificazione di Dio in terra” e il “segno divino dello stato di grazia dell’uomo”, rifacendosi ai presupposti e insegnamenti dalla Regola Benedettina . Cioè per i Calvinisti il lavoro diventa perfino “la verifica concreta della salvezza della propria anima”, il

fig.n.2: San Tommaso d’Aquino

mezzo per avvicinarsi a Dio! Da tale santificazione del lavoro da parte delle sette protestanti, come si sa, soprattutto negli Stati Uniti, nascerà il capitalismo occidentale secondo le famose deduzioni di Max Weber agli inizi del 1900. Nel secolo XIX l’intelletto di Karl Marx dovrà riprendere ed elaborare in termini filosofici e scientifici il concetto di lavoro, focalizzando su questa attività basilare dell’uomo, ancora una volta, l’attenzione del mondo civile. Ma soprattutto ne evidenzierà il completo manco di ethos, anzi il ruolo subalterno e disprezzato, e allo stesso tempo l’alto significato quale elemento economico atto a costituire il cosiddetto plusvalore, vale a dire l’arricchimento capitalistico, vale a dire lo sfruttamento del lavoratore, se non protetto dalle associazioni sindacali e dallo Stato.” Marx scrive: ” ….all’operaio il lavoro non è suo proprio, ma è di un altro. Non gli appartiene ed egli, nel lavoro, non appartiene a se stesso, ma ad un altro….l’attività dell’operaio non è la sua propria attività. Essa appartiene ad un altro, è la perdita di sé”. Tale visione negativa del filosofo tedesco che si evidenzia in completa antitesi con le deduzioni e gli insegnamenti di San Benedetto e di Giovanni Calvino, rispecchiava anche il momento storico preindustriale dell’epoca specie in Gran Bretagna: ai nostri giorni il concetto di lavoro in sostanza dove più dove meno, si vive come oppressione e sfruttamento e quindi come attività alienante e frustrante. E più in generale il lavoro, quando disponibile, è sentito quale mezzo di sussistenza e quale necessità ostile, alla quale essere assoggettati. E parrebbe che, salvo come detto per alcune oasi felici sparse sul pianeta, la sostanza sia quella descritta da Marx, ancora”. (Da: “CIOCIARIA SCONOSCIUTA” che fornisce ulteriori informazioni).

Formato 24×17, pagine 272, circa cento illustrazioni bianco e nero e a colori. Prezzo: 23 €uro.

INDICE GENERALE

A) PROLOGO:

1.Che cosa è la C.

2.La Valcomino

3.L’emigrazione

4.Il colore

5.Il costume ciociaro

6.Il modello di artista

7.Gregorovius

NOTE

B) AVANSPETTACOLO: DIETRO LE QUINTE:

1.G.Tomassetti

2.R.Almagià

3.Treccani-TCI

4.I guitti

NOTE

C) PRELUDIO:

1.Roma

2.Scriptorium

3.Placito

4.Monachesimo,

5.La stampa

6.A.Manuzio

7.Il lavoro

8.I Papi ciociari

NOTE

D) OUVERTURE:

1.L’epoca romana

2.La sacrestia di San Pietro

NOTE

E) PRIMO ATTO: I CIOCIARI

1.Scrittori poeti filosofi

2.Pittori e scultori

3.Altri artisti

4.Scienziati e imprenditori

5.Emigrazione e estero

NOTE

F) SECONDO ATTO: LA RIBALTA

1.Turistica

2.La Ciociara di Moravia

3.Goethe e la Terra di Mignon

4.Ninfa incantata

5.La nemesi sveva

6.Le balie

7.Collegi e convitti

8.Collezionisti e Mecenati

9.L’acqua di Fiuggi

10.I briganti di Sonnino e di Itri

11.Il platano di Cassino

12.L’Eldorado

NOTE

G) TERZO ATTO: VOCI

1.Ancora sulla Ciociaria

2.Isola del Liri

3.Arpino

4.Civita d’Antino

5.Il Comprensorio della zampogna

6.La Via Casilina e la Via Appia

7.Le Paludi Pontine

8.La Campagna di Roma

NOTE

H) LUCI DELLA RIBALTA:

1.Il costume ciociaro

2.Modelle e modelli di artista

3.La ciociarizzazione di Roma

NOTE

I) LUCI SPENTE:

1.Ciociaria un-pride

L) EPILOGO POSTFAZIONE

1.Le tre parabole gloriose della Ciociaria

M) CATASTROFE E CATARSI

1.Il costume di Nettuno

2.Il costume di Sezze

3.Il costume di Velletri

4.Il costume di Albano

5.Ciociaria preromana

6.Almanacco

NOTE

IMMAGINI TAVOLE A COL. FUORI TESTO

ELENCO TAVOLE A COLORE

ELENCO IMMAGINI NEL TESTO

BIBLIOGRAFIA

INDICE ANALITICO

AKNOWLEDGEMENTS E COPYRIGHT

Ca.280 pag.

Ca.80 ill. b/n nel testo

ca. 30 ill.col. fuori testo

con sovracoperta

costo:23 €

L’autore è ciociaro di Atina in Valcomino. Già insegnante nelle scuole superiori e ternato in Germanistica alla Università di Pisa, poi, lasciata la scuola, antiquario per molti anni in Cassino.

Data l’età spasmodicamente concentrato a mettere ordine alle deduzioni e osservazioni su certi aspetti e realtà eccezionali della Terra di Ciociaria che marcano e contrassegnano la sua storia artistica e sociale e economica e anche, e maggiormente, quella dell’Europa Occidentale.

Dello stesso autore:

CIOCIARIA SCONOSCIUTA. Costume. Pittura del 1800. Notizie storiche. Civiltà. Veroli, 2002.

IL COSTUME CIOCIARO nell’arte europea del 1800. Isola del Liri, 2009.

MODELLE E MODELLI CIOCIARI nell’arte europea a Roma, Parigi, a Londra 1800-1900. Isola del Liri, 2012.

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